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I No Tap restano sulle barricate: “Fermeremo gli ultimi 8 chilometri ” – La Stampa

In Puglia bloccato il cantiere che completa il collegamento con Grecia e Albania. La società: sicurezza garantita e ambiente rispettato

Questa è la spiaggia che divide l’Italia. La spiaggia fra il lido San Basilio detto «Mamanera» e il lido Ensò di località San Foca, comune di Melendugno, Salento. Proprio qui, in mezzo agli ombrelloni verdi, sotto piccole dune di sabbia e ginepro, dovrà passare il tubo del gasdotto Tap in arrivo dall’Azerbaigian. Tap significa «Trans Adriatic Pipeline». Attraverso l’Adriatico, porterà gas per la Francia e la Germania, per la Svizzera e il Belgio. «Combatteremo giorno per giorno, esposto dopo esposto, fino a quando dovranno rinunciare» Gas per l’Italia. «Non riusciranno a farlo» dice convinto Alfredo Fasiello, il proprietario del lido Mamanera. «Combatteremo giorno per giorno, esposto dopo esposto, fino a quando loro dovranno rinunciare». È lui il fondatore del movimento No-Tap.

 

La premessa

Da queste parti, ogni frase contiene sempre la stessa premessa. Noi. Loro. Ma tutti, sempre, trattano con grande confidenza argomenti complessi, profondità marine e termini tecnici: il turbinometro, il pozzo di spinta, il microtunnel. Il gasdotto attraversa la Grecia e l’Albania. Ormai è pronto al 75%. È un progetto che vale complessivamente 4,5 miliardi di euro. Secondo gli accordi siglati anche dal governo italiano nel 2015, dovrà entrare in funzione nel 2020. Mancano 8 chilometri e 500 metri per collegarlo. Ma qui il cantiere principale è fermo, posto sotto sequestro cautelativo dalla procura di Lecce. È il cantiere del cosiddetto «cluster 5», quel tratto all’interno dell’azienda agricola «Le Paesane». Il fermo è scattato dopo l’esposto presentato il 24 aprile da Diego De Lorenzis, Daniela Donno e Leonardo Donno, tutti parlamentari del Movimento 5 Stelle. Secondo loro, in quel cantiere, alcuni dei 448 ulivi espiantati per far posto al gasdotto, sono stati tolti dalla terra oltre il tempo consentito: da dicembre a febbraio. Il secondo reato ipotizzato sarebbe, invece, una violazione dei vincoli paesaggistici. Questo è il secondo procedimento penale che riguarda il Tap. Ma sono già sedici quelli portati avanti in sede amministrativa: tutti vinti dalla società incaricata di costruire il gasdotto.

 

Sabbia e mare

Per capire dove incomincia l’opposizione, bisogna andare al lido Mamanera con la sabbia bollente e il mare placido fino all’orizzonte, a parlare con l’uomo che per primo ha dichiarato guerra al gasdotto. «Cinque anni fa, vennero a dirci parole confuse. Promettevano strade e parcheggi. Da parte loro, la cosa era già decisa. Ci offrivano merce di scambio. Si comportavano come gli inglesi nelle colonie». Alfredo Fasiello ha 63 anni, oltre a gestire la spiaggia con i figli Andrea e Stefano, è un ufficiale giudiziario in servizio alla corte d’Appello di Lecce. I motivi per cui considera sbagliato il Tap, ormai li riassume a memoria: «Non hanno avvisato la comunità. Se ne sono fregati di noi. Arriverà gas a 150 atmosfere su questo lido piena di gente. Nella nostra zona, ogni anno vengono quattro milioni e mezzo di turisti. È un’opera pericolosa e inutile. Dicono che servirà all’Italia per non dipendere troppo dal gas russo, ma non è vero neanche questo. Sappiamo già che parte dei rifornimenti arriveranno sempre da lì. Dai russi».

 

I sindaci No Tap, estrema trincea della politica

 

Prima di ascoltare le ragioni diametralmente opposte dell’amministratore delegato della Tap Luca Schieppati, forse è giusto ricordare il clima che circonda il progetto. L’ultime presa di posizione di Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia eletto con il Pd: «Il gasdotto arriva troppo a sud. Le ragioni della scelta di Melendugno sono opache. Facciamolo arrivare a Brindisi». Ma non è che a Brindisi, a questo punto, lo accoglierebbero a braccia aperte. «Ci sono problemi di natura ambientale e altri di ordine pratico», dice l’ufficio tecnico di Tap. «Cambiare il progetto comporterebbe troppo tempo». Ecco un tweet di Vladimir Luxuria: «Primo bagno della stagione a Torre Dell’Orso, Puglia, dove qualcuno vorrebbe trivellare: avrei un posto da suggerire dove ficcarvi le vostre trivelle». Un anno fa, venne qui anche Alessandro Di Battista: «Dicono che noi ci opponiamo al Tap perché siamo amici di Putin. Dato che sosteniamo delle battaglie giuste, dobbiamo essere denigrati. Ma vi rendente conto? Con il governo 5 Stelle, bloccheremo quest’opera in due settimane». È proprio questo che ricorda, adesso, il titolare dei bagni Mamanera: «I Cinque Stelle hanno preso degli impegni precisi. Non possono rimangiarsi la parola. Vinceremo noi».

 

Proclami e realtà

Oltre i proclami, c’è la realtà. Persino il ministro per il Sud, la leccese Barbara Lezzi, ha dovuto precisare: «Sulla costruzione del gasdotto esiste un trattato internazionale ratificato da 5 anni. Non lo abbiamo firmato noi. Il Movimento 5 Stelle sta raccogliendo informazioni per un’analisi che riporti i costi e i benefici del progetto. Quindi la sottoporremo alla Lega». La spiaggia è piena di gente: 34 gradi, mare cristallino. La voce dell’amministratore delegato della Tap, Luca Schieppati, dice così: «Questo progetto è stato pienamente autorizzato nei tre Paesi che attraversiamo. Il rispetto delle prescrizioni ambientali è scrupolosamente verificato. L’opera fa parte del Corridoio Meridionale, il cui avanzamento ha già assicurato l’inizio delle consegne di gas in Turchia. Siamo a un anno e mezzo dalla data prevista per l’arrivo del gas in Europa, con contratti di trasporto già firmati per i primi 10 miliardi di metri cubi, pari al consumo di 7 milioni di famiglie». Domanda: cosa risponde a chi è preoccupato per motivi di sicurezza? «In Italia ci sono 35 mila chilometri di gasdotti simili agli 8 che stiamo costruendo a Melendugno. L’opera verrà portata a termine con soluzioni all’avanguardia, nell’assoluto rispetto di tutte le normative più stringenti». Due mondi. E mentre l’Italia è divisa, nel cantiere posto sotto sequestro 448 piante di ulivo restano sigillate «in stato di sofferenza». In attesa di nuova terra, vita.

Sorgente: I No Tap restano sulle barricate: “Fermeremo gli ultimi 8 chilometri ” – La Stampa

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