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Decreto dignità, nel Pd spunta il fronte del sì: aiutiamo M5S

Orlando: stacchiamoli dal Carroccio. I renziani sono contrari a questa linea. Maurizio Martina al momento è ben più prudente. Intanto il provvedimento slitta ancora

di Maria Teresa Meli

 

Il Partito democratico rischia di dividersi sul decreto dignità, decreto che, peraltro, al momento parrebbe fermo al palo perché non è ancora stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, anche se arriverà nell’aula di Montecitorio il 24 luglio. La prima avvisaglia di un’ennesima lacerazione del Partito democratico si è avuta quando, una settimana fa, Susanna Camusso, in un’intervista al Corriere della Sera ha dichiarato che quel provvedimento va nella «giusta direzione». Per la sinistra interna, che già era tentata di votare quanto meno alcune parti del decreto, è stato il segnale del «tana libera tutti».

«Con i grilini se fanno cose di sinistra»

Andrea Orlando ritiene che il Pd dovrebbe appoggiare la stretta sui contratti a termine e la parte sulle causali. È convinto nel merito, l’ex Guardasigilli, e correda questa sua posizione con un ragionamento politico: «Noi — spiega — dobbiamo fare da sponda ai grillini quando fanno cose di sinistra, perché dobbiamo puntare a staccarli dalla Lega. E questo decreto incide negativamente sulla base sociale del Carroccio, perciò per quale motivo dovremmo cavargli le castagne dal fuoco dicendogli solo dei “no”?». Anche nell’area che fa capo al governatore della Puglia Michele Emiliano si registrano segnali che vanno in questa direzione. Osserva Francesco Boccia: «Ci sono parti di questo decreto che non si possono non votare. Certo poi ci vorrà una norma transitoria che riguardi la stretta sui contratti a termine. Noi invece di opporci al provvedimento dovremmo proporre questa norma transitoria e favorire l’accordo tra il governo, la Confindustria e i sindacati».

Franceschini: «Abbiamo il dovere di dialogare con il loro elettorato»

I renziani sono contrari a questa linea. Maurizio Martina al momento è ben più prudente e sembra tendere al negativo: «Vediamo…», mormora in Transatlantico a chi gli chiede lumi sulla posizione del Pd. Però il segretario è convinto che «non si possa elevare il Jobs act a totem». Liberi e Uguali fa da sponda alla sinistra del Pd. Speranza è sulle posizioni di Camusso. E Massimo D’Alema in un’intervista all’Huffington Postsottolinea: «È significativo che il governo vari un decreto, per quanto discutibile e migliorabile, contro il precariato». La partita della sinistra sul provvedimento anticipa il tema della futura divisione del Pd che investirà tutto il dibattito congressuale. Ne accenna Martina quando dice: «Noi dobbiamo disarticolare il blocco della maggioranza». Lo dice esplicitamente Dario Franceschini: «Abbiamo il dovere di dialogare con l’elettorato dei 5 Stelle». Accusa D’Alema che, seppur uscito dal Pd, si mostra sempre interessato a quel che accade da quelle parti: «Il Partito democratico ha consegnato il Paese a Salvini, favorendo la saldatura con i grillini». E Orlando rivela: «Ormai quando vai alle assemblee di partito e dici che bisogna confrontarsi con i 5 Stelle scattano gli applausi. Prima i nostri erano contrari, ora anche i renziani battono le mani». Resta da capire perché questa discussione non sia stata fatta il 7 luglio, all’Assemblea nazionale, ma è uno dei tanti misteri del Pd…

Sorgente: Corriere della Sera

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