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Cinque (stelle) più Trenta fa F 39

Come apparire in contrasto col passato e al tempo stesso fare esattamente le stesse cose dei predecessori, usando per giunta le stesse pietose bugie? La comunicazione può fare questo ed altro e così la neo ministra della difesa, tale Elisabetta Trenta, un prezioso reperto del caos americano  mediorientale, ha immediatamente moltiplicato le sue stelle, dalle 5 che dovrebbero essere quelle del movimento di riferimento a 50 che sono quelle del fruitore finale, strisce in omaggio. La ministra infatti dice ” Non compreremo altri F 35″ e noi siamo belli contenti per qualche secondo prima di apprendere che in realtà per “altri F 35” si intendono quelli eventuali oltre i ’90 già acquistati.

Quindi non cambia proprio nulla rispetto al passato e il giro di valzer viene giustificato col fatto che “rottamare l’ordine potrebbe costarci di più che mantenerlo”. Chissà perché trovo abbastanza sospetto l’uso del verbo rottamare di infausta memoria e poi, in mancanza di cifre, non credo affatto a questa ipotesi, peraltro non confermata dalla Corte dei Conti che al contrario della corte di Conte non aveva trovato traccia di penali nel contratto: infatti altri Paesi, tra l’altro non coinvolti nel finanziamento della progettazione di questa costosissima carretta dell’aria, hanno cancellato gli acquisti o li hanno dimezzati (Usa compresi) quando si sono accorti della mediocrità del prodotto e non credo che abbiano pagato penali vicine ai costi d’acquisto. Il fatto è che per giustificare questo voltafaccia rispetto a quanto detto da anni e cassato proprio all’ultimo momento dal programma ufficiale dei Cinque stelle, si ricorre non solo alla spada di Damocle delle penali, ma si fa ancora una volta strame della realtà e si citano in maniera che oserei dire truffaldina i supposti vantaggi in termini di tecnologia e ricerca, nonché ai posti di lavoro che andrebbero persi.

Ora è ben noto che la tecnologia di punta dell’F35 rimarrà una sorta di scatola nera per gli acquirenti di questi caccia al di fuori degli Usa e che Italia verrà assemblata solo una piccola parte delle sole ali del caccia, visto che il grosso è stato assegnato alla Turchia: quindi poca cosa e comunque molto meno di quando si sarebbe potuto ottenere scegliendo altre macchine. In compenso adesso si dice che a Cameri ci sarà uno dei cinque centri di riparazione mondiale degli F 35, ma si tratta di un contratto fra la Lokheed e l’Us Navy, quindi con tutti tecnici militari statunitensi e qualche fattorino italiano; tra l’altro si tratta solo dei primi 5 contratti di almeno una decina che si vanno mettendo a punto, ma pubblicizzato guarda caso proprio nel momento in cui il governo ha dovuto confermare l’acquisto dei caccia come contentino per la marea di italioti che se le bevono proprio tutte. Altri Paesi come la Norvegia che peraltro, al contrario dell’Italia, non è stata coinvolta nel finanziamento di questo progetto fallimentare, hanno minacciato di cancellare l’acquisto degli F 35 qualora se non fossero stati pienamente partecipi delle sue tecnologie. Ma si vede che la schiena dritta non è di questa Italia con il colpo della strega incorporato. Del resto basta andare indietro di 11 mesi per leggere sul blog delle stelle questo intervento di Alessandro Di Battista: “La Corte dei Conti ha certificato quel che il Movimento 5 Stelle dice da 4 anni. Ovvero che il programma F35  è un programma fallimentare. Io ne parlai in aula alla Camera nel 2013. In pratica i posti di lavoro creati da questo programma sono pochissimi e i costi sono raddoppiati. Chi ci ha fatto entrare in questo programma dovrebbe essere preso a calci in culo (ora perbenisti di sistema scandalizzatevi per il “culo”). È sempre la stessa storia. Ci fanno entrare in progetti fallimentari (Tav, Tap, guerra in Afghanistan, programma F35), poi ci dicono che si sono sbagliati ma è tardi per uscire perché i costi sarebbero esagerati. “

Difficile trovare parole più chiare per definire l’operato del ministro che tuttavia è dei Cinque Stelle. Frattanto si chiariscono sempre meglio i limiti di una macchina pensata molti anni fa e costosissima: non si tratta dei quasi 300 difetti tra veniali e mortali elencati un anno fa dal direttore dei test del Pentagono e che comprendono persino la scarsa visibilità che affligge i piloti, ma dei costi stratosferici della manutenzione, della inaffidabilità della macchina, del fatto che essa può essere facilmente avvistata dai radar (li hanno visti persino quelli della difesa siriana che non sono proprio al top) pur sacrificando molto dell’autonomia, della velocità, del carico bellico, della maneggevolezza e dell’affidabilità a questa supposta invisibilità. Le parole degli esperti dei marines, come dell’ Air force sono abbastanza chiari: l’f 35, una volta risolti i problemi che finora hanno costretto a smantellare i primi 200 esemplari prodotti per il costo proibitivo degli aggiornamenti , può avere un ruolo positivo purché sia scortato e agisca in concerto con i molto più efficaci caccia della generazione precedente; da solo è soltanto una preda ed è anche per questo che le commesse Usa si sono dimezzate. Peccato che noi prendiamo gli F 35, ma non abbiamo il resto, il che significa soltanto una cosa. che stiamo acquistando dei caccia mediocri al posto degli americani e perché siano utilizzati da loro che hanno i contesti di arma con i quali usarli. Però un  bel risultato lo abbiamo ottenuto: quello di trasformare Cameri e di conseguenza Novara in un obiettivo.

Sorgente: Cinque (stelle) più Trenta fa F 35 | Il simplicissimus

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