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Caselli: “Un attacco ai magistrati che mette a rischio la democrazia” | Rep

L’ex procuratore capo di Torino risponde a Lega e M5s che auspicano un “superamento delle correnti” all’interno della magistratura

Un sottosegretario della Lega alla Giustizia, Morrone, va al Csm e dice che si augura «la fine delle correnti di sinistra della magistratura». In 50 anni di vita con la toga addosso, da protagonista anche nel gruppo di Magistratura democratica, lei Gian Carlo Caselli ha mai sentito fare un’affermazione del genere? E che effetto le fa adesso sentirla?
«Dell’opportunità di abolire le correnti ho sentito parlare spesso, anche da fonti diverse. Ma mai nessuno è arrivato a teorizzare la soppressione solo di alcune correnti escludendo le altre. Questa non è più un’opinione, discutibile fin che si vuole ma sempre opinione. È una discriminazione vera e propria. Qualcosa che si pone in rotta di collisione con la democrazia».

Lo stesso sottosegretario cita anche, per giustificarsi, l’inchiesta sui fondi della Lega, una “ferita” aperta per il suo partito. Questo non rende la vicenda ancora più grave?
«Questa infelice “giustificazione” si colloca a uno stupefacente livello di spregiudicatezza. Si ammette – papale papale – che una parte della magistratura, poco importa il presunto “colore”, va attaccata “perché il mio partito (cioè la Lega) ha una questione aperta con questi magistrati” , con riferimento a una sentenza della Cassazione che riguarda il recupero di somme sottratte allo Stato. La discriminazione diventa così attacco esplicito all’indipendenza di tutta la magistratura.

Perché è fuori di ogni logica e buon senso attribuire a una corrente piuttosto che a un’altra una decisione della suprema Corte. Siamo al teatro dell’assurdo».

Il fatto avviene alla vigilia delle elezioni per i membri laici del Csm. È una grave interferenza sul voto?
«Se non è interferenza, ci assomiglia come succede fra due gocce d’acqua».

Berlusconi aveva abituato le toghe rosse ai “maltrattamenti”. Ma a nostra memoria non aveva mai inviato al Csm un suo emissario per lanciare un messaggio così duro…
«Il sottosegretario più che al Csm ha parlato a un incontro di magistrati di prima nomina. Per cortesia e galateo istituzionali un rappresentante del governo si ascolta e si ringrazia. Questa volta stando alle cronache non è andata così. Fischi, urla, proteste e magistrati che ostentatamente se ne vanno. Anche questa è una novità».

E Berlusconi?
«Quanto ai suoi “maltrattamenti”, la tecnica di aggredire i magistrati che osano “disturbare” certi soggetti che non ci stanno a essere trattati come tutti, è vecchia come il cucco. Calamandrei racconta la vicenda di Aurelio Sansoni, un giudice che “qualcuno, nei primi tempi del fascismo, chiamava anche il ‘pretore rosso’, e non era in realtà né rosso né bigio, era soltanto una coscienza …non disposta a rinnegare la giustizia per fare la volontà degli squadristi”. Perché “sempre, tra le tante sofferenze che attendono il giudice giusto, vi è quella si sentirsi accusare, quando non è disposto a servire una fazione, di essere al servizio della fazione contraria”».

Ormai la parola stessa “correnti” è diventata sinonimo di accordi sottobanco, scarsa trasparenza, nomine pilotate, manuale Cencelli. Non è arrivato il momento di rifletterci seriamente anziché andare per spot?
«Tutti d’accordo sulla diagnosi infausta, ma poi non si fa nulla per una terapia efficace. C’è addirittura il pericolo di buttare via, con l’acqua sporca, anche il bambino, cioè le correnti. Che, prima di degenerare in pratiche di bassa cucina, sono state e devono tornare a essere veicolo decisivo di dibattito e confronto culturale sui problemi della giustizia. Attaccare le correnti in quanto tali significa dimenticare che non sono le idee o la loro espressione, ma casomai le appartenenze, specie se occulte, a ridurre l’imparzialità del magistrato. L’imparzialità è disinteresse personale e distacco dalle parti, non anche indifferenza a idee e valori, pericolosa per chi deve capire per ben giudicare».

Salvini, l’inchiesta sui fondi, la sua richiesta di colloquio a Mattarella, quasi fosse un quarto grado di giudizio. Che gliene pare a proposito di governo del cambiamento?
«Di cambiamento c’è gran bisogno. Ma la trasformazione del Viminale, e ora anche del ministero della Giustizia attraverso un suo sottosegretario, in uno strumento di conflitto e propaganda a tutela di interessi particolari, non va in questa direzione. Così pure la tendenza a tirare per la giacca il capo dello Stato, ora con la minaccia di impeachment fasulli, ora con la richiesta di un colloquio presentato come “qualunque”, mentre tutti sanno che è stato inserito in un contesto che investe un caposaldo della democrazia, l’indipendenza della magistratura».

Sorgente: Caselli: “Un attacco ai magistrati che mette a rischio la democrazia” | Rep

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