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Yanis Varoufakis lancia la sua Diem 25 e si candida capolista alle Europee in Germania

Il leader leghista fa la “guerra alla civiltà. Noi l’alternativa Ue: vogliamo attrarre anche i 5s scontenti, ma non i razzisti…”

Se gli si chiede di descrivere in una parola la strategia di Matteo Salvini sui migranti, Yanis Varoufakis ‘spara’ in un secondo: “Fascista”. E poi aggiunge: “Salvini ha dichiarato guerra alla civiltà. Ha predicato xenofobia in tutta la campagna elettorale, ora passa ai fatti. Dov’è la sorpresa? Il problema sta nel consenso che ha, ma non si può votare per lui e poi scandalizzarsi…”.

Incontriamo l’ex ministro greco a Roma, in una delle tappe del suo ‘perenne’ tour europeo con ‘Diem 25′, la creatura politica che ha fondato a Berlino nel 2016. “Alternativa europea, prima che l’Europa mangi se stessa”, puntualizza il suo braccio destro italiano, Lorenzo Marsili. Appuntamento alle europee 2019, Varoufakis sarà molto probabilmente capolista di Diem25 in Germania, lì dove tutto iniziò nel 2015: la crisi del debito greco e la guerra con Atene, lui ministro dell’Economia di Alexis Tsipras prima dello strappo, prima di lasciare il premier di Syriza all’applicazione delle ricette di austerity dettate da Bruxelles e Berlino insieme. Varoufakis non è pentito, anzi. E’ anche tentato di correre come presidente della commissione europea per Diem25, rete politica che sta costruendo ovunque in Europa come se ci fossero le liste transnazionali, bocciate dalla destra nel Parlamento Ue.

Sul candidato presidente della Commissione “la decisione sarà democratica in autunno, con primarie online – dice – Ma sono tentato. Quanto alle liste transnazionali faremo come se esistessero: scambieremo nazionalità e paesi di provenienza. E vedrete un tedesco di Diem25 candidato nelle liste in Grecia e viceversa, un francese magari in Italia e così via”. Con Diem25, che in Grecia si chiama Mera25 e corre anche per le prossime politiche (l’anno prossimo con le europee o anticipate in autunno, dipende da Tsipras) si sono schierati anche il laburista Jeremy Corbyn in Gran Bretagna e, da tempo, il fondatore di Wikileaks Julian Assange, dal suo confino nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra. In Italia i referenti sono il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ma anche il primo cittadino di Parma, l’ex cinquestelle Federico Pizzarotti: entrambi domani parteciperanno al lancio della campagna elettorale di Diem25 per le europee 2019 a Milano.

L’obiettivo però è di attrarre anche quella parte del M5s che sta scomoda nell’alleanza con Salvini. “Parliamo con tutti, non con i razzisti”, insiste Varoufakis mettendo al bando le categorie di “sinistra e destra”, soprattutto “sinistra”, quella che gli sarebbe più affine, “ma oggi che vuol dire? Ci sono liberali francesi che sono miei amici, anche gente di destra con cui mi confronto. Sui singoli temi parliamo con tutti – continua Varoufakis – con i cinquestelle per esempio possiamo parlare del reddito di cittadinanza. Il nostro programma lo abbiamo tradotto apposta in tutte le lingue europee, in linea con la nostra vocazione transnazionale. Chi ne condivide i punti, prego si accomodi al nostro tavolo”.

“Quando abbiamo lanciato Diem due anni fa, abbiamo detto che in Europa lo spettro politico si sarebbe disintegrato, che i due grandi poli di centrosinistra e centrodestra sarebbero finiti a pezzi per via della crisi. Speravamo di avere torto. Invece no…”. A sentire loro, pezzi di cinquestelle già si stanno muovendo verso Diem: “Si sono ritrovati con noi per esempio nella battaglia contro il decreto Martina sulla xylella in Puglia, decreto che permetteva l’uso di alcuni pesticidi vietati…”, racconta Marsili.

Insomma, la rete italiana è ancora piccola, coinvolge altri pezzi di sinistra, nel pomeriggio di oggi Varoufakis incontra la comunità attiva con i migranti a Roma ‘Baobab’, come fa sempre, ogni volta che viene in capitale. Pochi alleati per ora e non influenti. Ma, dice lui, “l’ortodossia di oggi è l’eresia di ieri. Nessuno inizia una rivoluzione mettendo insieme sin da subito il 50 per cento della popolazione, si inizia sempre in piccolo”. E se gli fai notare che ha il vento contro, ostinato e contrario, risponde: “Non abbiamo paura del fallimento, abbiamo paura di non provarci”.

Ed eccoli allora a sfidare il panorama italiano, con un governo gialloverde appena insediato e già molto famoso in Europa. “Conte? Non lo conosco, ma mi sembra stia al centro tra un leader forte e uno debole, tra Salvini e Di Maio. E questa è la situazione perfetta per Salvini per prendersi tutto e diventare il ‘capo’ indiscusso in Italia”. Già, ma perché ha successo? “Perché la gente ha perso il status economico e sociale. Siamo in una crisi simile a quella degli anni ’30”, è convinto Varoufakis. I social network hanno avuto e hanno un ruolo in tutto questo? “In parte. Certo non si può dare tutta la colpa ai social: accelerano solo i processi che già esistono. Quando i Democratici americani hanno accusato i social per la vittoria di Trump, volevo morire. Non è colpa dei social se ha vinto Trump, né della Russia. Bisognerebbe smetterla e guardare a come gli americani hanno perso il loro status sociale con la crisi economica. Faccio un esempio: in America è molto importante avere una macchina. Senza, non puoi nemmeno andare a fare la spesa perché ognuno vive lontano da chiunque, eccetto a Manhattan. E’ successo che tanti americani hanno cominciato a non avere i soldi per comprare una macchina: la prima volta che succede dai tempi di Henry Ford! Basta questo per spiegare il successo di Trump”.

Mutualizzazione del debito in Europa, che poi è la stessa cosa che chiede Emmanuel Macron, “l’ultima speranza dell’establishment, ma è già finito”, sentenzia Varoufakis. Ma ancora: nel programma di Diem25, costruito con i contributi di studiosi come Noam Chosmsky e attivisti come Naomi Klein, tra gli altri, ci sono proposte “realizzabili già da ora, a trattati europei vigenti, quelli attuali”, dice Marsili. Ecco alcuni punti: “Un piano di investimenti Verdi e di riconversione industriale del tenore di cinquecento miliardi di euro annui, un piano europeo anti-povertà, un dividendo universale di base, coperto attraverso i dividendi delle multinazionali, un’innovativa politica migratoria comune”.

Un libro dei sogni? “L’unico modo è provarci – dice Varoufakis – avendo ben chiaro in mente che l’establishment ha bisogno dei populisti e i populisti hanno bisogno dell’establishment. Invece bisogna ricostruire un tessuto di solidarietà”, messa a dura prova anche in Grecia da tre anni ormai. “Tsipras? Probabilmente andrà ad elezioni anticipate in autunno perché dovrà tagliare le pensioni ancora del 18 per cento, quindi gli servirà andare al voto prima”, continua parlando (male) del suo ex compagno di sfide politiche. “Tutti sanno che ha applicato l’austerity europea, c’è chi lo giustifica come se fosse una vittima e chi ancora dice che andrà a votarlo per non votare Nuova Democrazia”, il partito conservatore favorito nei sondaggi in Grecia.

Varoufakis probabilmente sarà candidato anche lì ad Atene, dove Diem è data al 5 per cento a fronte del 29 per cento per Nuova Democrazia e il 19 per cento per Syriza, “ma non credo nei sondaggi”, dice lui. E si prepara in realtà per la prossima ‘avventura’ politica in Germania. “Ieri ero a Monaco, mi è squillato il telefono e ho conquistato i tedeschi: la mia suoneria è il concerto numero 5 per oboe e violino di Bach, sono rimasti colpiti”. Magari serve poco, magari molto: nella prossima campagna europea di Diem anche Bach potrebbe essere utile.

Sorgente: Yanis Varoufakis lancia la sua Diem 25 e si candida capolista alle Europee in Germania

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