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Tina Costa, 92 anni, partigiana alla testa del Gay Pride: “Starò in piazza fino all’ultimo respiro, sono dalla parte del giusto”

ROME, ITALY – APRIL 25: Tina Costa partisan woman with closed fist. Demonstration for the 71th anniversary of liberation from Nazi-fascism.
Partisans and young people marching to Porta San Paolo symbol of the liberation of Rome, on April 25, 2016 in Rome, Italy. (Photo by Simona Granati/Corbis via Getty Images)

La ribellione al fascismo, la rabbia per le parole di Fontana, l’autolesionismo della sinistra: “Stiamo facendo un salto nel buio, ma buio forte”

“Starò in piazza fino a quando avrò l’ultimo respiro, perché so di essere dalla parte del giusto e che le mie idee sono condivise da tanti”. Tina Costa ha la tenacia di chi sa che conquistare un diritto è un punto di arrivo, ma pure un inizio, perché se non lo coltivi, se non lo difendi, rischi di perderlo. Il diritto che lei, staffetta partigiana sulle colline riminesi, ha conquistato insieme a tutti coloro che fecero la Resistenza, si chiama libertà – “la mia passione più grande”, ci dice – e per difenderlo partecipa a tutti i cortei.

Ha cominciato a ribellarsi al fascismo all’età di 7 anni – “la maestra delle elementari voleva che indossassi la divisa di Figlia della Lupa, ma io ho succhiato un altro latte, sono cresciuta in una famiglia comunista e così rifiutai, accettando le punizioni che ne seguirono. Ora che le primavere sono 92 è pronta a tornare in piazza. Manifesterà al Roma Pride, quest’anno all’insegna dell’antifascismo, sfilando in corteo accanto a Modesto Di Veglia, che come lei ha fatto la Resistenza e come lei fa parte dell’Anpi. Tina Costa è membro del direttivo nazionale dell’associazione e presidente vicaria di Anpi Roma.

Come è nata la decisione di fare da testimonial al Gay Pride?

“Sono una donna libera, vado dove voglio io, non devo chiedere il permesso a nessuno e ho accettato subito. Come Anpi abbiamo sostenuto diverse loro iniziative. Sono persone che, esattamente come tutti gli altri, hanno il diritto di fare quello che ritengono più opportuno della loro vita. L’orientamento sessuale non può e non deve essere un fattore di discriminazione. Quando abbiamo combattuto per conquistare la libertà non era mica solo per noi? Io la liberazione non l’ho fatta solo per me. E poi gli omosessuali hanno dato un contributo importante, e spesso taciuto, alla liberazione. In tanti, in tantissimi sono finiti nei forni crematori”.

Avrà letto le dichiarazioni del neoministro Fontana, a proposito delle famiglie omosessuali.

“Mi è venuta la pelle d’oca. Esiste una sola razza, la razza umana. Pensare che nel 2018 esistano ministri che fanno certe dichiarazioni è assurdo”.

Si riferisce anche al neoministro dell’Interno, Salvini?

“Certo, è inaccettabile sentirgli dire certe cose. Cosa vuol fare, non capisco. Ma non lo vede che il Mediterraneo è diventato un letto di morti? Prima al potere c’erano i Barberini, ora ci sono i barbari. Però sa una cosa?”

Dica.

“Un po’ di responsabilità ce l’abbiamo anche noi perché abbiamo lasciato correre, pensando che non ci competesse difendere certi diritti acquisiti. E invece ci compete. Pensi a quello che è successo nella sinistra nel nostro Paese”.

Cosa è accaduto, secondo lei?

“Io sono sempre stata di sinistra, quindi parlo a ragione veduta. Siamo stati capaci di darci cazzotti in faccia da soli, abbiamo disperso e distrutto un patrimonio. E ora dobbiamo liberare di nuovo questo Paese”.

Come si fa, Tina?

“Dobbiamo unirci facendo leva sulle cose che ci uniscono e poi lavorare, insieme, per superare quelle che ci dividono, che pure esistono ma sono in numero minore. Bisogna che torniamo in campo con le maniche tirate su, lavorare seriamente e concretamente per dare ai nostri figli e ai nostri nipoti un Paese senza mafia, senza camorra, senza ‘ndrangheta. Dobbiamo riconoscere che oggi il nostro Paese è questo. Ecco, a me non mi sta bene. Dai, è possibile avere un ministro, dell’Interno per giunta, che amoreggia con Le Pen? Siamo arrivati a un punto delicato e la colpa è pure di uno che voleva cambiare la Costituzione”.

Renzi?

“Certo. Durante la campagna referendaria per la modifica della Costituzione io andavo in giro dicendo che la nostra Costituzione non deve essere toccata e che uno che voleva comandare tutto io già lo avevo conosciuto, nel Ventennio, e non ne volevo un altro”.

Torniamo a oggi, Tina. È preoccupata dal nuovo Governo?

“Sì, perché stiamo facendo un salto nel buio, ma buio forte. È possibile avere un ministro, vicepresidente del Consiglio, parlo di Luigi Di Maio, che attacca il Presidente della Repubblica? Ma si sciacqui la bocca prima di parlare di Mattarella, che invece va supportato dalla gente sana che ancora c’è in questo Paese”.

Teme un passo indietro sui diritti civili?

“I diritti acquisiti vanno sempre tutelati e difesi, altrimenti si rischia di perderli”. I padri e le madri costituenti ci hanno dato, pur facendo qualche rinuncia per portare avanti una battaglia comune, un architrave irrinunciabile, la legge fondante del nostro Stato, che, tuttavia, ha un difetto”.

Quale?

“Che non siamo stati capaci di applicarla fino in fondo”.

Sorgente: Tina Costa, 92 anni, partigiana alla testa del Gay Pride: “Starò in piazza fino all’ultimo respiro, sono dalla parte del giusto”

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