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La prova di forza del Viminale “Bisogna smuovere l’Europa” – La Stampa

Il ministro dell’Interno vuole più condivisione delle responsabilità da parte dei leader dell’Ue. Il premier Conte rientra dal vertice del G7 in Canada: “L’Italia è sola, cambiare le regole”

di Francesco Grignetti – Ilario Lombardo

La prova di forza era nell’aria, da quando gli esperti del Viminale avevano avvertito il ministro che si era prossimi a un’ondata di partenze dalla Libia, complice il bel tempo e la fine del Ramadan, e che le imbarcazioni delle Ong si stavano ammassando nell’area sensibile. È stato a quel punto che Matteo Salvini ha capito che si era arrivati al momento della verità. Ed è andato allo scontro duro, frontale. Porti chiusi. Che vadano altrove, ma non in Italia.

Che fosse una domenica elettorale, forse è stato un caso, o forse no. Il neoministro ha però subito capito fin dal mattino che se avesse lasciato correre, se dopo i primi 400 altri 600 migranti fossero sbarcati oggi, e le statistiche avessero segnato lo sbarco di 1000 stranieri in un weekend, avrebbe perso la faccia. Lui e le sue promesse di «cambiare verso», di fermare tutto con le buone o le cattive. Perciò ha deciso lo strappo.

 

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Naturalmente il premier Giuseppe Conte è stato «informato». Informato: questa l’esatta parola uscita da Palazzo Chigi. Appena atterrato a Roma, il premier è stato messo a conoscenza con una telefonata diretta di Salvini della volontà di chiudere i porti italiani. «L’Italia si ritrova ad affrontare in totale solitudine l’emergenza immigrazione, bisogna cambiare il regolamento di Dublino», ha commentato lo stesso Conte. Salvini ha concordato la mossa anche con il ministro dei Trasporti, il grillino Danilo Toninelli, responsabile della Guardia costiera, e che salda l’asse Lega-M5S nonostante lo stupore e la contrarietà di un pezzo importante dei 5 Stelle, spaventati dalla possibile egemonia muscolare del Carroccio.

Ora, non è un mistero che il professor Conte, uomo di legge ben consapevole dei doveri che sono alla base del diritto del mare, e per di più di solida formazione cattolica, abbia avuto qualche dubbio sulla linea dura. Però alla fine l’ha condivisa. Adesso gli toccherà motivare politicamente questa scelta. Nell’ottica del presidente del Consiglio, che dal Canada aveva difeso le Ong dopo i duri attacchi di Salvini, la forzatura del ministro dell’Interno potrebbe avere un senso se utilizzata come leva in chiave europea. Una pistola da mettere sul tavolo al Consiglio europeo del 28-29 giugno, dove si discuterà della revisione del regolamento di Dublino. «Adesso saremo noi a valutare gli altri, – aveva spiegato sabato sera Conte prima di lasciare il Québec – Angela Merkel ha detto che l’Italia non può più essere lasciata sola. Ecco, bisogna passare dalle parole ai fatti. Vedremo se i nostri partner vogliono davvero un’Europa più solidale».

 

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«Europeizzare» la crisi

D’altra parte, si fa notare, non fanno già così Francia e Spagna? D’accordo anche con Di Maio, Conte pensa insomma di poter girare a proprio favore lo scontro con Malta, per «europeizzare» la crisi e costringere i leader dell’Ue a cedere sulle richieste dell’Italia di maggiore condivisione delle responsabilità. Stessi echi si ascoltano al ministero dell’Interno. Anche Salvini guarda all’Europa, nel senso che cerca la provocazione. Vuole una risposta più da Bruxelles e dalle grandi cancellerie, che dalla piccola Malta. Perciò fa la voce grossa sui social. Scrive: «Tutti in Europa fanno gli affari propri, ora anche l’Italia rialza la testa». Nè perde di vista il popolo leghista, ovvio. «Da oggi – scrive ancora – anche l’Italia comincia a dire NO al traffico di esseri umani, NO al business dell’immigrazione clandestina».

 

All’attacco sui social

Annunciato con enfasi dal suo portavoce («Ora arriva il Capitano…») diffonde pure una foto di lui che indossa una grisaglia ministeriale, con il simbolo leghista al bavero, e la faccia truce. «#Chiudiamoiporti», la secca didascalia. Incassa una valanga di apprezzamenti. Segue comunicato congiunto con Toninelli: «La nostra Capitaneria di Porto ha scritto reiteratamente all’autorità de La Valletta affinché, per la prima volta dopo molto tempo, Malta fosse messa di fronte alle sue responsabilità. Ed è nostra intenzione che risponda ufficialmente alla richiesta di apertura dei suoi porti per il salvataggio delle centinaia di naufraghi presenti sulla nave Ong Aquarius».

Il punto, agli occhi dei ministri, è creare il caso, uno scandalo internazionale. Pur sulla pelle delle 629 persone che sono a bordo dell’Aquarius, e a costo di uno strappo con Malta. «L’isola – prosegue il comunicato – non può continuare a voltarsi dall’altra parte… Il Mediterraneo è il mare di tutti i Paesi che vi si affacciano e non si può immaginare che l’Italia continui ad affrontare questo fenomeno gigantesco in solitudine. Ecco perché chiediamo al governo di La Valletta di accogliere la Aquarius per un primo soccorso ai migranti a bordo. Noi continueremo a salvare vite umane, altri restano nel torto».

 

Sorgente: La prova di forza del Viminale “Bisogna smuovere l’Europa” – La Stampa

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