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Il fallimento del G-7 segna il “fine corsa” della leaderschip americana – controinformazione.info

di Luciano Lago

Se dovessimo applicare alla nostra epoca la vecchia teoria del Gianbattista Vico, il filosofo napoletano vissuto a cavallo fra il XVII e il XVIII secolo, il quale, nella sua teoria dei “teoria dei cicli storici, sosteneva che alcuni accadimenti si ripetevano con le medesime modalità, anche a distanza di tanto tempo; potremmo affermare che attualmente stiamo vivendo l’epoca della fine di un ciclo e precisamente la fine del ciclo storico dell’impero americanocentrico. Una fase storica che era iniziata nel 1917 con l’intervento nella prima guerra mondiale degli Stati Uniti guidati dal presidente Wilson, anno a cui si fa risalire la nascita dell’imperialismo americano con la sua teoria suprematista anglosassone.

Già da vario tempo e da molti segnali era percepibile il processo di declino dell’influenza degli Stati Uniti sul mondo e, se vogliamo chiamare le cose con il loro nome, il lento ma inesorabile sgretolamento del dominio imperiale degli USA.


Il vecchio sogno del “Nuovo Secolo Americano”, che doveva farci assistere ad una egemonia unipolare USA, sogno teorizzato ed accarezzato dagli strateghi USA alla fine degli anni ’90 e messo in atto dopo l’evento catastrofico dell’11 Settembre del 2001 (evento non casuale), sembra svanire con il nuovo assetto multipolare del mondo, caratterizzato dall’insorgenza di nuove potenze economiche e militari, dalla Cina, alla Russia, all’India, paesi non disposti a riconoscere il mito dell’”America the First” e ben decisi a difendere i propri interessi e la propria sfera di influenza .

Era prevedibile ma i cervelloni di Washington non lo avevano previsto ed avevano sottovalutato il potenziale di crescita di questi paesi e lo sfaldamento del mito dell’America come modello e come esempio per i popoli che hanno una loro storia millenaria ed una loro cultura.
D’altra parte il modo con cui l’America ha intrapreso le sue azioni devastanti e le sue guerre di destabilizzazione dall’Iraq all’Afghanistan, alla Libia, Somalia, Siria, ecc.. non ha lasciato molto spazio all’immaginazione e le autorità politiche di questi paesi hanno compreso che l’America non è un paese “amichevole” ma è una superpotenza che ha pretese di dominio, di neocolonizzazione economica e di imporre il proprio modello economico ipercapitalista con la forza o con la sobillazione, come si è capito dagli avvenimenti delle “primavere arabe” sobillate dalla CIA e dalle “rivoluzioni colorate” nell’est Europa.

Questa erosione della leadership statunitense, accelerata dalla Amministrazione dell’imprevedibile Donald Trump, con la sua avversione al rispetto dei trattati multilaterali, aveva portato anche i più stretti alleati di Washington, la Germania in particolare, a inizare a prendere le distanze in modo netto e marcato, come dal discorso fatto dall’ex ministro degli esteri tedesco, Sigmar Gabriel, il quale aveva dichiarato che “i cambiamenti che si manifestano nel nostro mondo occidentale e, di fatto in tutto il mondo, derivano dalla attuale ritirata statunitense sotto Trump e del suo ruolo come garante poco affidabile del multi-lateralismo dell’influenza occidentale”. Vedi: Trump mette in pericolo la pace in Europa

Questo cambiamento , aveva segnalato Gabriel, “sta accelerando la trasformazione globale ed i rischi di guerre commerciali, corsa agli armamenti e conflitti armati, si va incrementando”. Parole profetiche pronunciate già solo lo scorso anno ma che hanno individuato il processo in corso divenuto ancora più evidente con l’ultima riunione del G-7 ed il suo fallimento dovuto alle uscite improvvise di Trump contro i suoi ex alleati.

Trump e la sua supremazia USA

Per l’Europa il cambiamento è quasi un fatto esistenziale. Dalla fine della seconda Guerra Mondiale, l’Unione Europea, nata su progetto americano, era sempre andata al traino degli USA percependo un preteso interesse comune e sorvolando sui contrasti che già da molto tempo si manifestavano. Tuttavia l’attuale Amministrazione percepisce l’Europa in una forma nuova e distante come un concorrente ed uno dei sui principali antagonisti economici.
Questo spinge le personalità più intelligenti ed autonome dei paesi europei, in Germania in primis, a concepire un percorso autonomo in difesa dei propri interessi che divergono in modo netto da quelli di Washington. Il fallimento del vertice del G 7 in Canada ha segnato plasticamente l’immagine di una leadership americana giunta ormai alla fine nella sua stessa sfera tradizionale di influenza, culminata nei litigi dei dazi e delle sanzioni. Il Trump che spedisce twitter di insulti e di critiche agli altri leader alleati è esattamente l’immagine di questa fine corsa nella leadership della superpotenza USA.

E’ accaduto nel frattempo che, mentre i leader dell’occidente atlantista si riunivano e litigavano al G7 del Canada, le potenze emergenti, Cina e Russia, India hanno tenuto un altro vertice, là dove si va sviluppando il polo di sviluppo dell’economia-mondo, quella che si presenta come alternativa all’ordine americano-centrico. A Qingdao, città costiera cinese, si sono riuniti i paesi dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Sco), con Cina e Russia come Paesi capofila ma che comprende anche il Pakistan e le altre repubbliche asiatiche.

Un vertice durato due giorni a cui hanno partecipato i capi degli Stati membri dell’orbita russo-cinese che hanno proposto progetti di crescente integrazione per la nuova Via della Seta (One Belt One Road). Questo proprio mentre il G7 si trovava alle prese con tensioni e divisioni. E da sottolineare che, la Banca di Sviluppo cinese (il FMI dell’Asia), fornirà una linea di credito da 65 miliardi di yuan, 10 miliardi di dollari, alla Veb Bank russa. All’incontro era presente anche il presidente iraniano Hassan Rohani che, come paese osservatore, aspetta di essere ammesso al gruppo di paesi adrenti allo SCO, non avendo molta fiducia nel fronte europeo che promette di non seguire la via delle sanzioni decretate da Washington contro la Repubblica Iraniana.
Un contesto quello del vertice dello SCO in cui fra l’altro i vari paesi si sono accordati per commercializzare in monete alternative al dollaro per non essere ricattabili dal dominio finnaziario USA. Un campanello dall’allarme non indifferente per la supremazia del dollaro.

Putin con il premier cinese

Il colossale progetto della Via della Seta rappresenta una grande attrattiva ed una grossa occasione per l’Europa che viene contrastata dalle centrali atlantiste che cercano di dissuadere i paesi europei dal partecipare a tale progetto. Un contrasto di interessi segnato anche dalle sanzioni decretate da Washington contro i progetti di gasdotto russo, Nord Stream 2, a cui la Germania partecipa, vista la sua necessità di energia a basso costo, mentre gli USA cercano di sabotare con le sanzioni contro le imprese europee che partecipano al progetto.

Gli atteggiamenti fortemente critici da parte di Trump contro gli alleati europei hanno una loro spiegazione ed è probabilmente quella di una volontà dell’Amministrazione Trump di disarticolare la UE e dividere i paesi europei sulla base delle loro rivalità economiche e dell’astio contro le politiche suprematiste della Germania.

Potrebbe essere una estensione della politica del caos applicata con successo in Medio Oriente ed in Nord Africa che Washington voglia diffondere per balcanizzare l’Europa così come aveva iniziato a fare l’Amministrazione Clinton nella ex-Jugoslavia. Non mancano le situazioni su cui fare leva: dall’Ucraina alla Catalogna, alla Scozia, ecc… Soprattutto la ostinata campagna di criminalizzazione della Russia e del suo leader, Vladimir Putin, indicato come il nemico numero 1 contro cui mobilitare tutti i paesi atlantisti in una serie infinita di provocazioni e sanzioni. La paura di una saldatura tra Germania e Russia sospinge i neocon di Washington ad incrementare sempre di più l’ostilità verso Mosca e le divisioni con Berlino.
Quando un Impero si trova in fase discendente aumentano le tentazioni di ricorrere alle guerre esterne per tentare di invertire la tendenza e distrarre la propria opinione pubblica, appellandosi a pericoli alla propria sicurezza. Una tecnica ben appresa da Israele che, invisibilmente, tramite le sue quinte colonne, è il vero suggeritore della politica estera di Washington.

Sorgente: Il fallimento del G-7 segna il “fine corsa” della leaderschip americana – controinformazione.info

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