Contanti, voti e sedi. Ecco come Scopelliti ha tirato la volata alla Lega | Rep

8 Giugno 2018 0 Di luna_rossa

Il boom del Carroccio in Calabria. Una campagna elettorale faraonica pagata dai fratelli Recupero due creature politiche dell’ex governatore

DI CARLO BONINI ALESSIA CANDITO E FABIO TONACCI

Conquistato in Calabria dal vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini ha un solo vero padrone. Diverso da chi ora vi siede. Il detenuto Giuseppe Scopelliti, già sindaco di Reggio, già Governatore della Regione, condannato a quattro anni e sette mesi di reclusione per falso in atto pubblico. Anello di congiunzione tra la ‘ndrangheta e il milieu nero che, nel tempo, ha vestito i panni prima del “Boia chi molla” nei Moti di Reggio, poi di Alleanza Nazionale, quindi di Forza Italia.
Tre diverse fonti sono infatti in grado di ricostruire con Repubblica come, nei mesi precedenti il voto del 4 marzo, Scopelliti e i suoi spicciafaccende abbiano giocato un ruolo decisivo non solo nella raccolta del consenso, ma anche nell’assicurare improvvisa liquidità alla campagna elettorale della Lega in città, sin lì invisibile.

Una militante leghista calabrese (a cui Repubblica ha assicurato l’anonimato), una di quelle della prima ora quando il partito, da queste parti, era un’irrilevanza statistica, racconta: “A un certo punto, tre giorni prima del deposito delle liste elettorali, si presentarono loro. Non li avevamo mai visti, neanche ai gazebo. Noi, fino a quel momento, non avevamo neppure una sede qui a Reggio, e per organizzare le iniziative ci autotassavamo. E invece, quando arrivarono loro, arrivarono anche i soldi”. Loro sono i luogotenenti di Giuseppe Scopelliti. La militante non vuole scendere in dettagli. Se non uno: i nomi dei fratelli “che hanno preparato il terreno”. Sono Franco e Nuccio Recupero. Il primo, patron di un’emittente locale. Entrambi agit-prop dell’ex sindaco sin dai primi anni 2000, quelli della sua fortuna. È per suo conto che gestiscono la sede in città del circolo “Noi con Salvini”(non lontana dalla redazione dell’emittente di Franco Recupero). E fanno le cose in grande. Quando Salvini scende prima del voto per presentare i candidati, non si bada a spese. Viene affittato il cinema più grande della città, l’Odeon, e spuntano gazebo come funghi. Ricorda ancora la militante leghista: “Eravamo così infastiditi dall’arrivo di questi qui, che per protesta, noi delle origini, in quel cinema non ci presentammo neppure. Anche perché tra le candidature era improvvisamente apparsa quella di Anastasia Porpiglia. Una ragazza che arrivava da Forza Italia, figlia di Vincenzo Porpiglia, ex funzionario della sezione del tribunale di Reggio per le misure di prevenzione”. Già, Porpiglia. Un signore che a Reggio dice qualcosa. Perché segnalato dal magistrato designato come Presidente del collegio del Tribunale nel processo “Ghota” (Ornella Pastore) per un tentativo di “avvicinamento” destinato, nelle intenzioni, a perorare la causa di Paolo Romeo. Una figura decisiva per comprendere di quale sistema di interessi e relazioni sia espressione il seggio di Salvini.

Romeo è infatti un ex missino con eccellenti rapporti nell’area ordinovista e nella destra eversiva (negli anni ’70, gestisce la latitanza di Franco Freda a Reggio). Quindi, negli anni ’90, è deputato Psdi, per poi finire condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Ma, soprattutto, Romeo è oggi imputato nel processo nato dalla inchiesta “Mammasantissima” del Procuratore aggiunto reggino Giuseppe Lombardo, perché accusato di essere il “referente strategico della ‘ndrangheta nel gestire e orientare il voto controllato dai clan e dalla massoneria”.

I rapporti tra Romeo e Scopelliti sono saldi come la gomena di una nave. Nel 2001 è infatti Romeo ad avere l’intuizione che creerà dal nulla il “fenomeno Scopelliti”. In una telefonata intercettata è sincero fino alla brutalità. Demetrio Naccari Carlizzi (allora sfidante di Scopelliti alle amministrative) sarebbe la scelta giusta come sindaco di Reggio – dice – ma Scopelliti ha una qualità unica: “È più adatto a fare il cane di mandria”. Annotano i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Reggio: “La strategia di Romeo è di ordine pratico. A partire dal giugno 2001 premier sarà Silvio Berlusconi, talché la ‘ndrangheta ritenne conveniente sostenere un candidato dalle medesime posizioni politiche, convinta che questo avrebbe garantito risorse finanziarie provenienti dalla spesa pubblica”.
Romeo e Scopelliti. Scopelliti e Salvini. 2001, 2018. La traiettoria che porta i “neri” e il voto di ‘ndrangheta da Forza Italia alla Lega Nord è tutt’altro che casuale. In mezzo, nel 2012, c’è un altro snodo cruciale. Scopelliti e Francesco Belsito. Belsito, già tesoriere della Lega a guida Umberto Bossi, viene infatti indagato da tre Procure (Reggio, Genova e Milano).

Ed è in questi atti giudiziari che è documentato come il legame tra Scopelliti e Belsito abbia un nome e un cognome: Brunello Mafrici, amico storico di Scopelliti. Un avvocato che non ha mai preso la laurea, finito a fare il consulente per l’allora ministro leghista per la Semplificazione Roberto Calderoli su indicazione proprio di Belsito. Uomo di riferimento per i clan calabresi, se è vero quanto mette a verbale il pentito Francesco Oliverio: “Parlando con il “compare” di Reggio, venni a sapere che i De Stefano (una delle cosche più potenti, ndr) operavano tranquillamente in Liguria facendo investimenti. Il “compare” mi accennò all’ex tesoriere della Lega Belsito e anche a chi lo aveva preceduto in quell’incarico. Un uomo che nel frattempo era morto, e che oltre a favorirli nel riciclaggio gli custodiva anche le armi”. Mafrici lavorava per altro anche con un noto studio milanese con sede a due passi da San Babila, la Mgim di Lino Guaglianone, ex cassiere dei Nar (sigla del terrorismo nero) e, in quel periodo, nel cda delle Ferrovie Nord e presidente del collegio sindacale della Fiera di Milano. La Mgim ha testa a Milano ma cuore in Calabria. Perché calabresi ne sono i soci (Guaglianone e Giorgio Laurendi) e calabresi i frequentatori, dall’ex deputato forzista e latitante Amedeo Matacena al boss Paolo Martino, cugino del capoclan Paolino De Stefano.

Neri, ‘ndrangheta, ex di Forza Italia, Lega. 2001, 2012, 2018. “A me la ‘ndrangheta fa schifo”, ripete Salvini. Ma come faceva a non sapere chi fossero e cosa legava Giuseppe Scopelliti, Paolo Romeo, Francesco Belsito? Il sospetto che avesse deciso di ignorarlo è in una circostanza, riferita a Repubblica da un’altra fonte vicina a Scopelliti. “Dopo aver fallito il tentativo di apparentamento con Fratelli d’Italia, qualche mese prima del voto, la trattativa con la Lega prese forma. Lontano da occhi indiscreti. Le trattative si svolsero in una tavola calda nella zona di Gizzeria, dove, nel novembre scorso, Scopelliti cominciò a incontrare Domenico Furgiuele. E con lui definì le liste reggine della Lega”. Furgiuele, l’ex ultrà del Sambiase, genero di Salvatore Mazzei, imprenditore condannato per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il primo deputato della Lega eletto in terra di Calabria.

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