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Scoperte due cellule legate ai qaedisti di Al Nusra, l’arrestato: «Il kamikaze va in paradiso sulla strada giusta»

 

Scoperte due cellule legate ai qaedisti di Al Nusra, l’arrestato: «Il kamikaze va in paradiso sulla strada giusta»
Due diverse operazioni, una della Guardia di Finanza e una della Polizia in diverse regioni d’Italia: le persone individuate, siriani e marocchini, sarebbero legate ai terroristi di Al Nusra
di Fiorenza Sarzanini

 

Finanziamento internazionale di attività terroristiche: è questa la contestazione principale che ha fatto scattare gli arresti in diverse regioni italiane, per ordine dei giudici di Sassari e Brescia. Due inchieste paraellele della Guardia di Finanza e dell’antiterrorismo della polizia, avrebbero consentito di individuare due gruppi di stranieri, alcuni residenti in Italia, accusati di aver inviato soldi alla formazione estremista Al Nusra.

 

. Uno degli arrestati, ha lavorato per tre mesi in una ditta italiana e vantandosi dei suoi contatti in Siria diceva: «Chi si presta a fare il kamikaze deve amare la religione e non avere paura della morte. Egli è una persona diversa dalle altre, ma tutti sanno che andando a morire andrà in Paradiso sulla strada giusta». Nell’ordinanza firmata dal Gip di Brescia si contesta in particolare di aver utilizzato il «sistema hawala consistente nel effettuare, quali “hawaladar”, su disposizione di terzi cittadini prevalentemente siriani prestazioni di servizio di raccolta, custodia e pagamento di denaro contante, compensazione e trasferimento di debiti e crediti nonché di intermediazione nel cambio di valuta italiana e straniera per un corrispettivo compreso tra il 5 all’8 % (gruppo Anwar) o tra il 0,5 ed il 4% (gruppo Bazkka) della singola transazione e per valori imprecisati comunque corrispondenti anche a centinaia di migliaia di euro per operazione; il riciclaggio di denaro avvenuto a Vomo e a Milano mediante la raccolta ed il trasferimento dall’Italia, dalla Svezia e dall’Ungheria verso altri Paesi europei (Austria, la Germania, l’Olanda, la Danimarca) nonché in Siria, Turchia, Libano e paesi orientali, di somme di denaro contante provento, tra gli altri, anche del delitto di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina consumato sulla cosiddetta rotta balcanica; il finanziamento di condotte con finalità di terrorismo mediante la raccolta e la messa a disposizione di denaro contante per sostenere l’attività dei fronti combattenti antigovernativi siriani e, in particolare, a finanziare gli appartenenti ed affiliati al gruppo jihadista salafita armato denominato fronte “al Nusra” o “Jabhat Fateh al Sham” e alle fazioni dell’E.S.L. operanti rispettivamente nella provincia siriana di Idlib e sul confine libanese».

La donna italiana
Nell’inchiesta è indagata a anche una donna italiana Cristina Agretti, sposata con uno degli arrestati, Chdid Subhi. Nell’ordinanza di cattura sono riportate le dichiarazioni di Abdulmalek Mohamad, indagato a Cagliari. Parlando del ruolo di chi si trova in Italia l’uomo ha messo a verbale: «Quanto al finanziamento delle milizie combattenti in Siria, proveniente dall’Europa e nello specifico dall’Italia, rivestono un ruolo importante Daadoue Anwar, che non ha mai lavorato nell’immigrazione clandestina e Chdid Subhi, con il quale frequentemente collabora. Conosco personalmente Daadoue Anwar, che è di Idlib; so che ha molti soldi, in passato aveva una ditta edilizia in Sardegna, con la quale si è arricchito, penso facendo tante fatture false. Anwar è riuscito a raccogliere tanti soldi e li ha collocati un po’ in Turchia, un po’ a Damasco e un po’ in Svezia. Dal 2015 Chdid e Daadoue collaborano nell’attività di raccolta di soldi; i due si sentono tramite Skype e gestiscono i soldi in maniera comune per il trasferimento in Siria. Chdid Subhi è tirchio e quindi meno propenso a dare i suoi soldi a qualcuno per combattere, mentre Anwar è più disponibile a finanziare i combattenti contro Assad” ed ancora “desidero precisare che, per quanto riguarda l’acquisto di armi, la maggior parte è partita dalla Turchia ed i soldi per pagarle li ha dati Anwar, anche se lui dà soldi non solo per le armi. L’attività di Anwar è mandare in Siria i soldi che raccoglie nei paesi europei; non so in che modo abbia raccolto tutti questi soldi, so che ha sempre disposizione di soldi quando gli vengono chiesti».

Il foreign fighter
Chaddad Ayoub è un foreign fighter e per dimostrare «il mantenimento di collegamenti con congiunti attualmente impegnati nel conflitto siriano quali combattenti tra le schiere di fazioni islamiste antigovernative, lo Scico della Guardia di Finanza di Roma predisponeva un’operazione speciale in collaborazione con un’azienda mediante l’impiego di una “persona interposta”, con il nome di copertura di “Rabia Hadba”, al fine di creare rapporti confidenziali col Chaddad, in modo da confermare l’attualità della sua adesione alla causa jihadista ed al movimento rivoluzionario terroristico denominato Jabhat Al-Nusra. Chaddad Ayoub veniva assunto per tre mesi dalla CLT Consulting s.r.l. ed impiegato, con la qualifica di addetto al magazzino, presso il “Centro Smistamento” del corriere “GLS” di Crespellano (BO). La medesima assunzione veniva creata ad hoc qualche giorno prima per l’agente undercover autorizzato Senese Marco e per l’interposta persona con nome di copertura Rabia Hadba. Il 24 aprile 2017 Ayoub affermava di aver partecipato direttamente al conflitto civile siriano e di conoscerlo “molto bene”, spiegando che uno dei suoi fratelli era a capo di una falange del “DAESH”, e che lui stesso avrebbe combattuto per ben 4 anni negli schieramenti di Jabhat Al-Nusra, nonché di essere stato tratto in arresto da milizie “Hezbollah”, trascorrendo otto mesi in reclusione in una cella di un solo metro quadro. Per provare quanto dichiarato circa il suo ruolo e quello del fratello, Chaddad proponeva agli interlocutori la visione di alcuni filmati postati sulla piattaforma YouTube definendo “traditrici” le truppe dell’esercito di Bashar Al-Assad e affermando che “Daesh e Al-Nusra stanno camminando in nome di Dio e stanno facendo le cose giuste” (“chi si presta a fare il kamikaze deve amare la religione e non avere paura della morte. Egli è una persona diversa dalle altre, ma tutti sanno che andando a morire andrà in Paradiso sulla strada giusta” … “comunque quello che vince la guerra è colui che va a morire e non gli altri”).

10 maggio 2018 | 08:26

Sorgente: Corriere della Sera

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