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Scontri tra Israele e Iran: «Missili dalla Siria contro le nostre postazioni sul Golan»

I missili intercettati. Non ci sono vittime, ma c’è già stata la risposta israeliana: colpiti due aeroporti militari nell’area di Damasco, una caserma della Quarta Divisione (le truppe scelte di Bashar Assad) e altri bersagli sulla mappa considerati «iraniani»

di Davide Frattini

GERUSALEMME – Le sirene antimissile che risuonano sulle alture del Golan, gli israeliani che scappano dentro ai rifugi. Il raid è arrivato nella notte, venti missili sparati dalla Siria, dall’altra parte di quella che è ancora una linea d’armistizio: è dalla guerra di 44 anni fa che le montagne a nord non subivano un attacco così pesante. Tsahal accusa i Pasdaran, che avevano minacciato la rappresaglia dopo il bombardamento di aprile contro una base iraniana nel deserto tra Homs e Palmira. Nei giorni scorsi lo Stato Maggiore israeliano ha posizionato le batterie Iron Dome sul confine, è lo scudo che ha intercettato la maggior parte dei missili. I jet dell’aviazione hanno risposto colpendo due aeroporti militari nell’area di Damasco, una caserma della Quarta Divisione (le truppe scelte di Bashar Assad) e altri bersagli sulla mappa che – spiegano i portavoce dell’esercito – sono considerati «iraniani», basi messe a disposizione dal dittatore alle forze che gli hanno permesso di sopravvivere. L’Esercito israeliano ha annunciato di avere colpito decine di obiettivi militari iraniani in Siria durante la notte. «Quella della scorsa notte è stata la nostra operazione aerea maggiore negli ultimi anni», ha confermato in una conferenza stampa il portavoce militare israeliano Jonathan Conricus riferendosi alle «decine» di obiettivi militari iraniani colpiti in Siria. «Il nostro intento non era di provocare vittime, ma di colpire infrastrutture». Secondo Conricus i danni inflitti «sono molto significativi» e all’Iran occorreranno mesi per ripararli. Gli israeliani considerano Teheran responsabile, anche se dalla capitale siriana un parlamentare del regime twitta in diretta la rivendicazione dell’attacco sul Golan: «Il nostro esercito ha sparato 50 (non 20) missili contro bersagli militari israeliani».

La reazione

Lo scontro è avvenuto a un giorno dall’annuncio di Donald Trump, il presidente americano, che ha annullato l’accordo sul nucleare con l’Iran e a poche ore dalla visita a Mosca di Benjamin Netanyahu. Il premier israeliano ha – ancora una volta – chiesto a Vladimir Putin di avere libertà d’azione nei cieli attorno alla Siria per impedire agli ayatollah di arroccarsi. Questa volta sembra essere lo Zar ad avere il peso sufficiente per cercare di fermare lo scontro: ha investito per salvare Assad e non può permettere che una guerra allargata lo spazzi via, come ha già minacciato Yuval Steinitz, ministro

israeliano dell’Energia: «Se non ferma gli iraniani, siamo pronti a eliminarlo».

Sorgente: Corriere della Sera

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