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Pd, le 48 ore decisive

Nessuna mediazione in casa Pd. In vista dell’assemblea le posizioni, al momento, restano cristallizzate tra la linea dei renziani per il congresso in autunno (senza eleggere un segretario) e quella del fronte che va da Dario Franceschini a Andrea Orlando, passando per Paolo Gentiloni e Nicola Zingaretti, che sostiene invece la proposta di Maurizio Martina: l’assemblea di sabato all’Ergife elegga Martina segretario e sia quindi l’attuale reggente a guidare la fase congressuale.

Matteo Renzi, oggi a Roma, ha fatto il punto della situazione con i suoi. “Congresso”, è la linea confermata al termine delle riunioni che si sono susseguite in giornata. E l’ipotesi di Lorenzo Guerini segretario? “No, non c’è -spiega un big renziano- salvo provocazioni insostenibili…”. Insomma, se Martina andasse avanti portando la sua candidatura in assemblea, i renziani sarebbero pronti a contrapporgli Guerini.

Una conta che rischia di essere potenzialmente lacerante. Al momento i numeri, secondo i renziani, sarebbero questi: “Renzi parte con oltre il 60% dei componenti” dell’assemblea “contro il 40% delle minoranze, compreso Franceschini”. Il risultato, comunque vada, sarebbe quello di un Pd diviso a metà. Ed è per questo che i pontieri sono al lavoro per evitare uno scenario del genere. “Mentre Lega e 5 Stelle vanno ai gazebo a votare il contratto, noi ci dividiamo in assemblea su chi fa o non fa il segretario per qualche mese? Ma su…”, dice un big impegnato in prima persona nella mediazione.

Una delle ipotesi su cui si sta ragionando sarebbe quella di confermare la reggenza Martina, senza eleggerlo segretario, e quindi convocare una nuova assemblea per indire il congresso. Una soluzione che non sembra soddisfare Andrea Orlando: “Il Pd è chiamato a fare un’opposizione da subito al governo di Lega e M5S. Per farlo serve un segretario eletto in assemblea, nel pieno dei poteri. Chi parla sennò a nome del Pd? I diversi candidati al congresso?”.

E comunque, sottolinea Orlando invitando a trovare una sintesi, “sarebbe davvero strampalato che il Pd sabato si dividesse in assemblea su chi deve fare il segretario per qualche mese” fino al congresso. Intanto oggi le varie componenti che sostengono Martina hanno pubblicamente manifestato il loro appoggio al reggente dem. A partire da Nicola Zingaretti. “La proposta Martina a me sembra ragionevole e condivisibile. Eleggere un segretario in assemblea e fare il congresso. Nei prossimi mesi dovremo certo discutere e decidere ma anche lottare, batterci, fare opposizione in Parlamento e nei territori”.

“Con il governo che si sta formando mi sembra difficile sia possibile farlo sotto la guida di una commissione congressuale. Dobbiamo salvare il Pd e questa io credo sia la priorità assoluta”, scrive il presidente della regione Lazio su Fb. Stessa linea del veltroniano Walter Verini: va chiesto a “Martina di gestire da segretario eletto il cammino verso un congresso ravvicinato”.

Per Areadem di Dario Franceschini parla Marina Sereni: “Martina ha avanzato ieri una nuova proposta. Vedo risposte burocratiche del tipo ‘ma lo Statuto prevede che si scelga tra elezione del segretario in assemblea e congresso’. Ma la politica che ci sta a fare?”. E ancora: “Non possiamo non avere un segretario pienamente legittimato che ci porti al Congresso in tempi rapidi”. Mentre per l’area Emiliano c’è Francesco Boccia: “Mi auguro che sabato in Assemblea venga confermato Maurizio Martina per portare il Pd verso un congresso condiviso che possa celebrarsi in tempi adeguati”.

Il portavoce Pd, Matteo Richetti, apre all’ipotesi ma con un paletto preciso: “Martina puo’ essere il traghettatore di questo partito se non sara’ candidato al congresso. Puo’ essere una ‘safety car’ ma non in corsa”. Un congresso che, per Richetti, è “indispensabile”: “Non c’e’ bisogno di posizionarsi tra renziani e anti renziani per vedere che e’ un elemento indispensabile nel riposizionamento del Pd, nell’elaborazione del profilo di partito, nella definizione di alcuni temi chiave nella nostra proposta politica. Non può essere oggetto di divisione che si faccia a ottobre, novembre o febbraio”.

Intanto Martina, impegnato oggi in campagna elettorale in Val d’Aosta, a chi gli chiede se ci sia un rischio di scissione nel Pd ribatte. “L’assemblea deve essere un momento di discussione e di chiarezza, ma anche di unità”. Non è escluso che domani Martina convochi un ‘caminetto’ per fare il punto alla vigilia dell’assemblea.

Sorgente: Pd, le 48 ore decisive

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