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Nucleare iraniano: fact checking su 7 affermazioni di Donald Trump 

Donald Trump ha stracciato l’accordo sul nucleare iraniano e ha annunciato una tagliola di sanzioni non solo contro Teheran ma anche all’indirizzo delle nazioni che faranno affari con il regime. Quali sono le ragioni che hanno spinto il presidente degli Stati Uniti a una decisione dalle conseguenze imprevedibili? Trump è convinto che il ritiro dall’accordo – sostenuto da pochi e criticato da molti – servirà a tenere l’Iran lontano dall’arma atomica. Il Washington Post ha selezionato sei affermazioni dal discorso di Trump pronunciato l’8 maggio scorso, e la ha sottoposte a un rigoroso fact checking. Questo è, in sintesi, il risultato.

Una premessa. Gli Stati Uniti avevano siglato il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) insieme ad altri Paesi, oltre all’Iran: Cina, Francia, Russia, Regno unito, Germania, l’Unione Europea. L’accordo era stato elaborato, ma non ratificato, dall’amministrazione Obama nel 2015. La scelta definitiva era stata lasciata al successore, che avrebbe potuto verificare il rispetto o meno dell’accordo da parte dell’Iran.

Il patto prevede che il regime riduca drasticamente le sue riserve di uranio arricchito ed elimini le macchine utilizzate per la produzione di ordigni. Prevede inoltre che Teheran garantisca all’Agenzia Internazionale per l’energia atomica (Aiea) l’accesso regolare alle strutture nucleari, dimostrando che le sperimentazioni hanno unicamente fini scientifici e di ricerca. In cambio, i paesi firmatari solleveranno progressivamente varie sanzioni inflitte all’Iran. (Fonte: Tpi).

Nel 2016, quando l’intesa entrò in vigore, vennero meno le sanzioni contro l’Iran in cambio della cessazione delle attività per l’arricchimento dell’uranio.

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 Trump

Prima affermazione di Trump

Di fatto l’accordo ha permesso all’Iran di continuare ad arricchire l’uranio e –  nel tempo – di arrivare a produrre una bomba nucleare”

“L’accordo è stato negoziato così male che anche se l’Iran dovesse rispettarlo, il regime sarebbe comunque pronto a preparare una bomba atomica nel giro di poco tempo. Le clausole del tramonto sono totalmente inaccettabili”

“Se non facciamo niente, sappiamo perfettamente cosa accadrà. In breve tempo, il principale sponsor mondiale del terrorismo sarà sul punto di ottenere l’arma più pericolosa del pianeta”

La cosiddetta “clausola del tramonto” consente all’Iran di riprendere a dieci anni dalla firma dell’accordo, alcune delle attività ad oggi proibite. Il Washington Post sottolinea tuttavia come il divieto di costruire armi nucleari non sia contemplata dalla suddetta clausola. Non solo: anche altri accordi internazionali siglati da Teheran (dal Trattato di non proliferazione nucleare alla promessa di ratificare entro il 2023 il protocollo aggiuntivo all’Accordo di salvaguardia siglato con l’Aiea) vietano al regime di sviluppare queste armi. I detrattori dello JCPOA hanno sollevato dubbi sulla possibilità che l’Iran, nonostante le restrizioni, possa continuare a sviluppare i programmi nucleari a scopo di pace.

La stretta su una serie di attività nucleari ha una scadenza spalmata nell’arco di 10, 15, 20 o 25 anni. Secondo Trump, l’alleggerimento dei divieti consentirebbe di nuovo all’Iran di riappropriarsi velocemente della capacità di sviluppare armi nucleari. Ma i sostenitori dell’accordo dicono che queste restrizioni hanno se non altro il pregio di allungare i tempi: senza un accordo – dicono –  è plausibile immaginare che il regime possa dotarsi più velocemente della bomba atomica (come ha sottolineato Obama in un post pubblicato su Facebook).

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AFP PHOTO / ISLAMIC CONSULTATIVE ASSEMBLY NEWS AGENCY
Donald Trump firma il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo nucleare iraniano (AFP) 

Seconda affermazione di Trump

“Questo accordo disastroso ha dato a questo regime – ed è un regime di grande terrore – molti miliardi di dollari, alcuni dei quali in contanti – un grande imbarazzo per me come cittadino”

In realtà, scrive il Washington Post, si tratta di asset liquidi di cui l’Iran era già in possesso: miliardi di dollari congelati nelle banche straniere in seguito alle sanzioni internazionali sul programma nucleare. Stando alle stime del Tesoro americano, l’Iran potrebbe contare su una liquidità pari a 50 miliardi di dollari dopo l’uscita dalle sanzioni come stabilito dall’accordo JCPOA (la banca centrale iraniana li stima a 32 miliardi).

E i “soldi in contanti” (“actual cash”)? Trump si riferisce a una vecchia storia in sospeso tra Stati Uniti e Iran. Nel 1970, spiega il Washington Post, il governo filo-occidentale di Teheran pagò 400 milioni di dollari per l’acquisto di armi americane. Armi che però non arrivarono mai a destinazione perché dopo la detenzione di alcuni ostaggi americani all’ambasciata statunitense in Iran, i due Paesi ruppero le relazioni diplomatiche.  Per una strana coincidenza, 400 milioni (tra euro, franchi svizzeri e altre valute) arrivarono nelle casse iraniane il 17 gennaio del 2016: lo stesso giorno in cui il governo decise il rilascio di quattro detenuti americani, tra cui il giornalista del Washington Post Jason Rezaian.

Terza affermazione di Trump

“Al centro dell’accordo c’era questa grande narrazione secondo cui un regime sanguinario desiderava solo un programma di energia nucleare a scopo pacifico. Oggi abbiamo la prova definitiva che questa promessa era una menzogna. La settimana scorsa, gli israeliani hanno pubblicato documenti dell’intelligence, a lungo nascosti dall’Iran, che mostrano in modo conclusivo il volto del regime iraniano e la sua storia nel perseguire le armi nucleari”

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu il 30 aprile scorso ha dichiarato che Israele è riuscito a ottenere 55.000 pagine di documentazione iraniana sul cosiddetto “progetto Amad”, un programma nucleare segreto, definendo la scoperta come “uno dei maggiori successi di intelligence che Israele abbia mai conseguito”. E accusando l’Iran di avere mentito per anni sul proprio programma nucleare.

Ma questa scoperta, scrive il Washington Post, non aggiunge nulla alle informazioni di cui la comunità internazionale era già in possesso. A sostenerlo è Daryl Kimball, direttore esecutivo dell’Arms Control Association. “Il fatto che l’Iran avesse sperimentato ordigni nucleari e avesse sviluppato a un certo punto un programma nucleare attivo, non fa altro che confermare quanto sia essenziale che il JCPOA resti in piedi per evitare che l’Iran possa accumulare rapidamente materiale fissile sufficiente a produrre una bomba atomica”, ha detto Kimball al Washington Post.

Inoltre, i documenti israeliani, che per Trump costituiscono la “prova definitiva” delle bugie di Teheran, fanno riferimento al periodo precedente il 2003, quando le ambizioni nucleari del regime erano note (secondo alcuni esperti il “progetto Amad” non avrebbe violato il JCPOA ma il Trattato di Non Proliferazione).

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Hassan Rouhani (Afp)

Quarta affermazione di Trump

Negli anni successivi alla sigla dell’accordo, il budget militare iraniano è aumentato almeno del 40%, mentre l’economia è andata molto male”

Stando al SIPRI, citato dal Washington Post, dal 2015 – anno dell’accordo – al 2017 le spese militari dell’Iran sono aumentate del 30%. C’è un altro dato significativo: se nel 2015 il budget per la difesa rappresentava il 15,4% della spesa pubblica – il 2,6% del Pil – questa percentuale cresce di appena lo 0,4 salendo al 15,8% nel 2017 – il 3,1% del Pil (nel 2016 le spese militari pesavano sul Pil Usa del 3,3%). Ciò segnala come il budget destinato alla difesa sia cresciuto in linea con l’incremento della spesa pubblica. L’accordo sul nucleare ha consentito un aumento complessivo della spesa grazie alla revoca delle sanzioni, portando a un incremento della produzione e dell’export di petrolio. Stando alla Banca Mondiale, nel 2016 l’economia iraniana è cresciuta del 13,4% rispetto alla contrazione dell’1,3% registrata nel 2015. Tutti segnali che indicano come il JCPOA abbia facilitato la ripresa della crescita economica, dopo anni di profonda recessione (lo scrivono il Financial Times e la BBC citando dati del Fondo Monetario Internazionale).

Quinta affermazione di Trump

A peggiorare le cose, le disposizioni per le ispezioni contenute nell’accordo non prevedono meccanismi adeguati per prevenire, individuare e sanzionare gli imbrogli, e non hanno neppure la possibilità di esercitare il diritto incondizionato di ispezionare molte importanti strutture, incluse quelle militari. L’accordo non solo non è in grado di fermare le ambizioni nucleari iraniane, ma non può neanche impedire lo sviluppo di missili balistici che potrebbero trasportare testate nucleari”

Come spiega il Washington Post, secondo gli accordi, l’Iran deve prima smantellare in modo significativo il suo arsenale nucleare, e solo dopo può dare accesso alla comunità internazionale per lo svolgimento delle ispezioni. Del resto, lo IAEA – cui l’Iran ha aderito e il cui accordo ha promesso di ratificare – ha già la facoltà di condurre indagini sulle attività nucleari svelate dal governo iraniano. Teheran, in base all’accordo, non può respingere le ispezioni; se lo fa rischia di essere sanzionata.

Sesta affermazione di Trump

Il regime iraniano è il principale sponsor statale del terrorismo. Esporta missili pericolosi, alimenta i conflitti in tutto il Medio Oriente e sostiene i gruppi terroristici quali Hezbollah, Hamas, i talebani e al-Qaeda”

Questa affermazione non è nuova nel repertorio del presidente, scandisce il Washington Post. Trump suggerisce che il sostegno al-Qaeda non sia mai venuto meno, in linea con l’ultimo rapporto nazionale sul terrorismo pubblicato dal Dipartimento di Stato nel 2017.

Settima affermazione di Trump​

“Tra sette anni l’accordo sarà scaduto e l’Iran sarà libero di andare avanti e di produrre armi nucleari. Questo non è accettabile. Sette anni è domani”

Questa affermazione è finita sotto la lente di ingrandimento in un precedente fact checking. Per gli analisti interpellati dal Washington Post, Trump deve essersi confuso. Non è chiaro a quale scadenza si riferisca il presidente americano. La Casa Bianca non ha risposto alle domande del quotidiano statunitense. I giornalisti azzardano ipotesi: forse Trump faceva riferimento alla scadenza prevista a ottobre del 2015 delle disposizioni legate alla risoluzione delle Nazioni Unite a sostegno dell’accordo, oppure alla scadenza di alcune disposizioni del JCPOA a dieci anni dall’accordo, nel 2026.

Sorgente: Nucleare iraniano: fact checking su 7 affermazioni di Donald Trump 

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