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Nel Pd ora c’è chi teme l’asse Renzi-Fi

Roma, 5 mag. (askanews) – Ora i ruoli sono invertiti, archiviato il dialogo con M5s dopo lo stop di Matteo Renzi, adesso sono “gli altri”, cioè le minoranze ma anche pezzi della vecchia maggioranza come Franceschini e Veltroni a temere il dialogo tra l’ex segretario e Fi. La linea del Pd illustrata formalmente da Maurizio Martina al Tg1 assicura “massima disponibilità” del partito di fronte alle mosse che farà Sergio Mattarella lunedì, ma più d’uno adesso guarda con sospetto alle mosse di Renzi. Un sospetto, del resto, già fatto emergere nei giorni scorsi e lo stesso Martina ieri, in direzione, ha avvertito che “il tema non è mai stato sostenere Di Maio premier, ma il tema non può neanche essere sostenere in qualche modo un percorso con Salvini, Berlusconi e Meloni come azionisti di riferimento”.Un timore che sembra fondato, se si ascolta qualche fedelissimo renziano: “L’obiettivo – spiega una fonte vicina all’ex segretario Pd – era quello di stoppare la manovra che era partita, con una parte dei nostri pronti a dare l’ok a Di Maio pur di avere qualche poltrona. Adesso che Di Maio è stato messo fuori gioco, vedremo un po quello che viene fuori”. Come dire, ora nessuna preclusione, nemmeno un accordo con M5s su altri nomi, se fosse possibile.Ma questa è un’ipotesi assai remota, ormai, con Beppe Grillo che rilancia il referendum sull’euro e Di Maio che ipotizza il voto a giugno. Mentre Osvaldo Napoli di Fi si dice certo che “ogni forza politica si assumerà in modo limpido e chiaro le proprie responsabilità davanti al Paese”.Ecco il timore, dunque, che alla fine qualcuno possa pensare a un Pd che dà magari un appoggio esterno a un governo di centrodestra, lasciando a M5s il ruolo dell’opposizione. “Sarebbe un suicidio”, dicono fonti di area Franceschini. “Questo – avverte un altro parlamentare che era con Renzi all’ultimo congresso – è il vero obiettivo di Renzi, fare un accordo con Fi”.Per ora, in realtà, anche dal fronte renziano c’è chi assicura che “senza M5s non si fa nulla”. Però, appunto, ci sono anche versioni diverse che invece non escludono un’ipotesi del genere. E proprio su questo, a quanto pare, anche ieri in Per questo, la delegazione che andrà da Mattarella sta definendo una linea che fissa un unico, vero paletto: pronti a un governo di tregua, ma deve nascere con l’ok di tutti.

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