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Nel Pd è arrivato il momento della resa dei conti

Renzi​ fa saltare il tavolo con il M5s​. Martina sbotta: “In queste condizioni è impossibile guidare il partito”. La direzione di giovedì si preannuncia tesissima

di Giovanni Lamberti

Per Renzi​ si tratta di “una discussione lunare”. Non ha capito cosa vogliono i cosiddetti ‘trattativisti’, ritiene anzi di aver stoppato il suicidio di consegnare il Pd nelle mani di Di Maio. Ma ormai, come ha messo nero su bianco lo stesso Martina, all’ordine del giorno della direzione di giovedì non c’è più la possibilità di un’intesa tra il Pd e i Cinque stelle. Argomento superato, del resto i numeri – i renziani contano su 117 voti su 209 – non avrebbero permesso alcun via libera al reggente dem. Ma l’ex ministro dell’Agricoltura, considerando “grave ciò che è successo” ha messo il dito sulla mancanza di collegialità, ha sottolineato che così “non e’ possibile guidare il partito” che tra l’altro rischia l’estinzione.

Per i renziani Martina è già un capitolo chiuso

Una tesi respinta dai renziani che ormai considerano chiusa l’esperienza di Martina come reggente e guardano già all’assemblea che potrebbe essere convocata già giovedì. Ci sono i pontieri al lavoro, esponenti come Guerini, Delrio e Rosato che invitano a guardare al campo avverso, ai litigi tra i vincitori delle urne del 4 marzo nel formare un governo. Ma anche i mediatori sono consapevoli che la tensione è alta e gli appelli a mantenere l’unità rischiano di andare a vuoto. Soprattutto se Martina in direzione dovesse criticare lo stop di Renzi al dialogo con M5s. Si cercherà di evitare un voto ma qualora arrivasse un’offensiva contro l’ex premier i renziani sono pronti a votare contro la relazione del reggente.

Accuse reciproche

È il momento della resa dei conti. Con i renziani che accusano la minoranza di aver agito già con un accordo in tasca con M5s e la minoranza che accusa Renzi: stava già trattando in autonomia. Versioni che si scontrano e che potrebbero emergere già dopodomani. Franceschini è il piu’ duro nei confronti di Renzi, lo ha definito ‘signor no’ ma anche Orlando, Emiliano, Fassino, Zingaretti sono sulla linea di Martina. Vogliono un chiarimento e allargare il fronte anti-Renzi. Al momento, però, Delrio e Gentiloni, tanto per dire due nomi ‘importanti’ del Pd, non sembrano intenzionati a schierarsi mentre Calenda​ ha difeso l’intervento di Renzi da Fazio.

La replica dell’ex premier

I renziani sono scesi in campo per difendere l’ex segretario. Anzaldi il più esplicito: sembra – sottolinea – “che ad animare certi esponenti nel nostro partito non sia la preoccupazione per il futuro dell’Italia o per il futuro del Pd, ma fare in modo che Renzi si ritiri a vita privata. Lo stesso obiettivo di Salvini e Di Maio”. Ragionamenti che l’ex presidente del Consiglio condivide, stando a quanto riferiscono i suoi fedelissimi. “Penso che votare un governo Di Maio sarebbe tradire il mandato dei nostri elettori. E non mi stancherò mai di dirlo”, manda infatti a dire via Facebook. “Sono stato letteralmente inondato di messaggi, dopo la trasmissione di Fazio di ieri sera”, rivendica l’ex segretario dem che replica così ai suoi critici interni: “Rispetto per tutti, censura per nessuno: davvero tutti possono andare in tv tranne uno? Non scherziamo, amici. Continuerò ad ascoltare tutti e a dire la mia ovunque: in direzione, in assemblea, in Parlamento, sui social, in tv”.

Ora l’intenzione è quella di accelerare sulla convocazione dell’assemblea e far partire l’iter del congresso, lasciando ad Orfini il compito delle liste qualora si dovesse arrivare alle elezioni anticipate. Dall’altra parte lo schieramento di chi punta (Martina e Zingaretti i candidati) a far sì che le dimissioni di Renzi siano una volta per tutte reali.

Sorgente: Nel Pd è arrivato il momento della resa dei conti

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