Pages Navigation Menu

il contenitore dell'informazione e della controinformazione

M5S-Lega, patto su Fornero, reddito e migranti | Rep

Il programma e la squadra di governo. Via dal contratto il conflitto di interessidi

ANNALISA CUZZOCREA

ROMA. Scompare il conflitto di interessi. Scompaiono le “severe norme anticorruzione” mutuate dalle proposte di un magistrato come Piercamillo Davigo. Il contratto che il Movimento 5 stelle vuole firmare con la Lega per far partire un governo sarà snello, di pochi punti, niente a che vedere con il Koalitionsvertrag siglato da Angela Merkel in Germania. Ci saranno le misure considerate irrinunciabili da entrambe le parti. Quelle su cui si era già cercato un accordo di massima e sulle quali è più difficile litigare. Quelle, soprattutto, che non mettono in pericolo il “passo di lato” garantito da Sivio Berlusconi.

Il lavoro della famosa commissione presieduta dal professor Giacinto Della Cananea è servito a questo, a identificare i punti di contatto da cui partire. Affinché, finalmente, si parta. Il bluff delle urne a luglio, o addirittura a giugno, tenuto vivo dal capo politico M5S fino alle nove e mezza di ieri sera, è servitoa realizzare quello che sia Luigi Di Maio che Matteo Salvini hanno voluto fin dall’inizio. Formare un governo insieme, senza perdere il consenso della propria base il primo e l’alleanza con il centrodestra il secondo.

Il candidato premier del Movimento ha fatto “come se” per tre lunghi giorni: ha riunito l’assemblea dei parlamentari per mostrare un gruppo compatto e pronto alle urne; ha commissionato e diffuso sondaggi che lo davano in crescita e fiducioso; ha addirittura fissato le prime due tappe di un tour elettorale che doveva partire da Parma. “Ho un treno domani alle 7:50”, ha detto Di Maio a favore dei taccuini entrando in aula. Tenendo alta la tensione, ma con il tono euforico di chi pensa: è quasi fatta.

Gli appuntamenti sono stati disdetti dopo la nota serale di Berlusconi: il “via libera” atteso tutto il giorno e segnalato anche al Quirinale come il primo di quattro step. Il secondo è quello che riguarda proprio il contratto di governo. Ci sarà, già oggi, un incontro ufficiale tra i due leader in cui i temi saranno messi sul tavolo. Il primo è il reddito di cittadinanza, declinato come misura di sostegno al reddito nel momento in cui si cerca lavoro. Cominciando proprio dalla riforma dei centri per l’impiego. Il secondo punto riguarda le misure per le imprese, una detassazione forte che va bene sia al Carroccio che al Movimento (Luigi Di Maio aveva promesso una “misura shock” sul modello di quella di Trump negli Stati Uniti durante il suo viaggio a Washington). Terzo, la revisione della legge Fornero: nei momenti in cui la propaganda ha prevalso sul realismo, sia il leghista che il grillino hanno parlato di abolizione, ma è più facile che si cominci con poche modifiche, che tengano al riparo i conti dell’Inps. Il quarto punto è quello che, pur nell’altalena di toni che ha caratterizzato la posizione grillina, accomuna da sempre Di Maio e Salvini: il contrasto all’immigrazione, che entrambi legano alla questione sicurezza (Lega e 5 stelle sono d’accordo sul no alla riforma delle carceri del ministro uscente Andrea Orlando ed è probabile che – una volta finiti i tatticismi – anche i 5 stelle tornino a usare parole dure sul controllo delle coste e sugli sbarchi da fermare).

Solo dopo i temi, almeno ufficialmente, si affronteranno le questioni della squadra di governo e del candidato premier. Che, a quanto trapela finora, dovrebbe essere una figura politica terza. “Un veto sul leghista Giancarlo Giorgetti non è mai esistito”, assicurano fonti del Movimento. Ma l’ex presidente della commissione Bilancio potrebbe, più probabilmente, andare all’Economia (ruolo per il quale in ogni caso l’ultima parola spetterà al presidente Mattarella). A quel punto i due leader potrebbero spartirsi le poltrone più importanti: con Di Maio agli Esteri e Salvini agli Interni.

Se non si parte dai nomi, è perché la trattativa non si incagli subito. Chi in queste ore ha lavorato all’intesa assicura che non sarà semplice, perché soprattutto i 5 stelle devono cominciare da zero. La squadra presentata prima delle elezioni è inservibile. I ministri economici avevano tutti un’impostazione keynesiana di sinistra (“La flat tax è una fake tax”, aveva sentenziato l’economista della scuola superiore Sant’Anna di Pisa Andrea Roventini nel giorno della sua investitura, nella convention intitolata “Governo Di Maio 2018-2023”, pochi giorni prima del voto). Per questo, il leader del Movimento vorrebbe tenere duro almeno su un fedelissimo come Alfonso Bonafede alla Giustizia, ministero per cui la Lega aveva già pronti ben due nomi: Giulia Bongiorno o Nicola Molteni. Nel governo potrebbe entrare un leghista per niente ostile a Berlusconi come Roberto Calderoli, alle Riforme o alle Infrastrutture. Mentre allo Sviluppo, che contiene il delicato dipartimento delle telecomunicazioni, cruciale per gli interessi del Cavaliere, si potrebbe far posto a un altro senatore leghista in buoni rapporti con il leader forzista come Armando Siri. Di certo, i 5 stelle non si metteranno di traverso se dovessero esserci ministri “di area” che permettano una “non ostilità” di Forza Italia. “Se la Lega indica Mario Rossi e Mario Rossi piace a Berlusconi, per noi non è un problema”, diceva un deputato di peso già due giorni fa in Transatlantico. Posizione che ha aumentato, e non poco, le possibilità di un governo giallo-verde.

Sorgente: M5S-Lega, patto su Fornero, reddito e migranti | Rep

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •   
  •  
  •  
468 ad
< >

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.