Pages Navigation Menu

il contenitore dell'informazione e della controinformazione

M5s, la battaglia per i fondi europei della nuova lega sud

(Ansa)

di Manuela Perrone

Un taglio ai fondi di coesione del 5%, come ipotizzato dal commissario Ue al Bilancio, il tedesco Günther Oettinger, costerebbe all’Italia circa 3,8 miliardi di euro nella programmazione 2021-2027, qualora si mantenga la quota attuale destinata al nostro Paese, pari ai 76,1 miliardi derivanti dai quattro fondi strutturali e di investimento ai quali accede. Quasi quattro miliardi di tagli, che si aggiungerebbero ai circa 2,5 miliardi che il nostro Paese rischia di perdere già in questa programmazione per effetto della proposta di dicembre di Bruxelles, all’esame della commissione all’Europarlamento, di destinare la quota di riserva di performance – il 6% della dotazione iniziale di ogni Stato (che per noi si calcola su Fse e Fesr) – ai Paesi che vogliono attuare le riforme strutturali, in particolare del mercato del lavoro.

A denunciare il pericolo che l’Italia veda sfuggire ben 6 miliardi, di cui circa 4 al Sud, è il M5S Europa, sul piede di guerra in vista di oggi, 2 maggio, quando la Commissione presenterà ai governi la sua proposta sul nuovo quadro finanziario dell’Unione, che dovrebbe ripartire un budget di 1.020 miliardi nei sette anni dal 2021 al 2027. Un bilancio segnato dalla necessità di far quadrare i conti dopo la Brexit e il venir meno dei contributi inglesi.

«Ci preoccupano le dichiarazioni di Oettinger sul possibile 5% di taglio alla politica di coesione», afferma il vicepresidente M5S del Parlamento Ue, Fabio Massimo Castaldo. «A Strasburgo faremo di tutto per negoziare ed emendare la proposta sul nuovo quadro finanziario ed evitare una stangata per il Sud Italia». L’accetta sui fondi di coesione, secondo le stime M5S, si tradurrebbe infatti in un taglio di 1,08 miliardi dei programmi operativi Fse (Fondo sociale europeo) e Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale) nel Mezzogiorno, penalizzante soprattutto per Puglia (360 milioni a rischio), Campania (266) e Sicilia (265).

La battaglia per il Sud è sempre più strategica per il Movimento: è lì che i Cinque Stelle hanno fatto il pieno di voti alle elezioni del 4 marzo. Un bacino di consensi che diventa tanto più rilevante quanto più deludente si rivela quello al Nord, colonizzato dalla Lega, come dimostra il risultato di domenica in Friuli Venezia Giulia. Difendere il Meridione in Europa assume anche un’altra valenza politica: consente al M5S di criticare l’impronta della Germania sull’Ue, cavallo di battaglia sempreverde dei pentastellati. «Vogliamo un’Europa che non sia a trazione tedesca – sottolinea Castaldo – ma che sia rispettosa di tutti i territori, soprattutto quelli più poveri. Ecco perché chiediamo che il livello di disoccupazione giovanile sia inserito, oltre il Pil, come indicatore principale per quantificare l’assegnazione dei fondi europei».

La partita che si apre oggi a Bruxelles si preannuncia lunga e aspra. Soprattutto se con i successivi regolamenti settoriali si tenterà, come vorrebbero alcuni commissari, di ancorare l’intero Fondo sociale europeo alle linee guida sull’occupazione e alle raccomandazioni del Consiglio Ecofin ai diversi Paesi. Ipotesi invisa ai Cinque Stelle, che già rifiutano la proposta di regolamento che punta a destinare la sola riserva di performance di Fse e Fesr della programmazione attuale (che vale intorno ai 52 miliardi totali, se si conteggia il cofinanziamento) a sostegno delle riforme strutturali nazionali, in cui l’Italia è carente, per centrare l’obiettivo di rafforzare la stabilità della zona euro.

«Le riforme strutturali non hanno nulla a che vedere con la ratio della politica di coesione», sostiene l’europarlamentare M5S Rosa D’Amato, componente della commissione Sviluppo regionale dell’Europarlamento. «Siamo assolutamente contrari a tutte quelle misure che intaccano il Welfare, inclusi gli interventi sul mercato del lavoro, mentre siamo aperti a discutere le misure relative al miglioramento della capacità amministrativa o alla lotta all’evasione fiscale». D’altronde, lo stesso leader nazionale Luigi Di Maio ha appena citato il ripristino dell’articolo 18 come elemento fondativo del programma di governo del Movimento.

D’Amato chiede dunque alla Commissione di ascoltare «le richieste e gli appelli che arrivano dall’Alleanza europea per la coesione (in rappresentanza di 100 regioni, 70 città e province, fino a rappresentare il 93% della popolazione europea), che ha raccolto ben 4mila firme contro questa controriforma europea».

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •   
  •  
  •  
468 ad
< >

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Adsense