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L’offensiva di Berlusconi riabilitato: “Partano, poi li faccio schiantare” | Rep

Il Cavaliere festeggia e prepara la rivincita: “Votiamo contro la fiducia, astensione solo se il premier è Salvini”. Ma per ora non spinge sul voto. Il centralino di Arcore intasato

ROMA. Il piano di Silvio Berlusconi è insieme azzardo e voglia matta di rivincita. «Votiamo contro la fiducia, ma facciamo partire questo governo. Poi li mandiamo a sbattere contro un muro». Tornare candidabile è un regalo che assomiglia alla vendetta, va servita fredda. «Tutti calmi», allora. Niente mosse false, bisogna portare a Palazzo Chigi Matteo Salvini e «Luigi lo steward», come ha ripreso a chiamare Di Maio. Poi dedicarsi a farli fallire alla prova del governo. Infine sgambettarli. Entro dicembre, con la prossima legge di stabilità. E già immagina il proprio nome fuori dai seggi elettorali, “Berlusconi premier”, per nuove elezioni politiche nella primavera del 2019.

Arcore, è qui la festa. Riabilitato e candidabile, il Cavaliere è su di giri. Aspettava da troppo tempo questo momento per non goderselo come si deve. Brinda con vino rosso. E detta le condizioni per riorganizzare la brigata azzurra che già si preparava alla pensione dopo l’ultimo giro in Parlamento. «C’è una sola possibilità per astenersi sulla fiducia al nuovo governo, e cioé se Salvini dovesse fare il premier – fa sapere ai parlamentari che soffocano il centralino di villa San Martino per fargli le feste – Altrimenti voteremo contro questo governo di incompetenti e incapaci grillini».

Dice anche di peggio, per la verità. Ma adesso è il tempo del sangue freddo. La prima reazione, in realtà, era stata di far saltare il tavolo tra il Movimento e il Carroccio, bombardando le trattative. Dopo un rapido consulto con Gianni Letta, però, si è deciso di comprare altro tempo, allontanando il voto anticipato che avrebbe messo in difficoltà il Colle e caricato sulle spalle di Forza Italia la responsabilità di urne immediate. «Che si mettano alla prova, se Salvini lo vuole. Ma questo governo cadrà presto, perché i cinquestelle sono scarsi».

Ha spinto Salvini tra le braccia di Di Maio. E adesso non intende tornare indietro. Non subito, almeno. Voterà contro la fiducia, come continua a suggerirgli la figlia Marina. E organizzerà il riscatto nei prossimi sei mesi. Come? Mettendo nel mirino la pozione populista che sta bollendo al Pirellone. Mobilitando le trasmissioni Mediaset, con nuovi palinsesti autunnali ispirati alla moderazione. E ragionando di come strappare qualche tessera al mosaico di Salvinie Di Maio.

La verità è che non riesce a trattenersi. Come il gatto con il topo, si fa mandare un report con i numeri del nuovo Senato. Ha sempre vantato un talento nel conquistare con ogni mezzo a disposizione i parlamentari di altri schieramenti. E l’attuale conta recita: 167 senatori grillo-leghisti, sei in più del margine di maggioranza. A questi vanno aggiunti un paio di ex cinquestelle espulsi per quel trucchetto sui bonifici taroccati. I voti di Giorgia Meloni avrebbero fatto comodo, ma la leader di Fratelli d’Italia ha scelto l’“usato sicuro” di Arcore. Numeri sufficenti, tutto considerato? Sì, per far partire i giallo-verdi, ma non per governare serenamente, anche perché nella scorsa legislatura i grillini lasciarono per strada un terzo del gruppo di Palazzo Madama.

Più che il pallottoliere, però, conta questa strana aria elettrica che attraversa il centrodestra. Basta parlare con i leghisti, improvvisamente spiazzati. E così, il potenziale flusso da Forza Italia alla Lega, quello previsto fino a ieri a causa dell’incandidabilità del leader, rischia di subire una brusca inversione a U.

Resta da capire quale sia la posizione migliore per combattere al meglio la nuova battaglia. I berlusconiani invitano il fondatore a tornare in Senato. Sarebbe come sanare una ferita, quella della decadenza nel 2013, che per Berlusconi è un’autentica ossessione. L’elezione – rigorosamente a Palazzo Madama, da dove fu estromesso – gli regalerebbe anche una corazza giudiziaria, che certo non dispiacerebbe. Per rientrare potrebbe sfruttare le elezioni di alcuni parlamentari a membri laici del Csm, in agenda nelle prossime settimane, per candidarsi. Oppure chiedere un “sacrificio” per la patria azzurra a uno dei parlamentari di Forza Italia eletti in un collegio, a patto che si tratti di uno blindato. Il primo a proporsi è stato Niccolò Ghedini. Non è detto che Berlusconi scelga di farlo, però. La famiglia glielo sconsiglia, anche se l’orgoglio lo pretende. «Dopo “Loro 1” e “Loro 2” – si fa prendere un po’ la mano il consigliere Sestino Giacomoni – sono sicuro che Sorrentino dovrà girare un terzo film per riscrivere il finale. Alle prossime elezioni Berlusconi, tornato candidabile, vincerà».

Sorgente: L’offensiva di Berlusconi riabilitato: “Partano, poi li faccio schiantare” | Rep

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