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La crisi infinita del Partito Popolare spagnolo – Il Post

Governa la Spagna e l’ha tirata fuori dalla crisi, ma affronta da anni uno scandalo di corruzione dietro l’altro, con pochi paragoni nel resto dell’Europa occidentale

«Il suicidio del PP: in diretta e sotto gli occhi di tutti», ha scritto un mese fa l’opinionista Carlos Sánchez sul giornale online spagnolo Confidencial. Sánchez parlava dell’ennesimo scandalo che ha coinvolto un esponente del Partito Popolare spagnolo (PP), forza politica di orientamento conservatore e al governo della Spagna dal 2011.

Lo scandalo, rivelato dal giornale Diario lo scorso marzo, ha riguardato Cristina Cifuentes, presidente della Comunità autonoma di Madrid, quindi una dirigente molto in vista e importante del partito. Cifuentes è stata accusata di avere mentito su un master che sosteneva di avere ottenuto in un’università di Madrid. Le testimonianze degli studenti e la verifica dei documenti dell’università hanno smontato pezzo a pezzo la difesa di Cifuentes, nonostante lei abbia continuato a negare di fronte a più di una evidenza. La storia è diventata quasi grottesca due settimane fa, quando OK Diario, un altro giornale online, ha pubblicato un video risalente al 2011 e girato da una telecamera a circuito chiuso di un supermercato della catena Eroski di Puente de Vallecas, vicino alla capitale spagnola. Il video mostrava Cifuentes dentro a una stanza del supermercato mentre veniva controllata da un uomo della sicurezza interna, dopo essere stata scoperta a infilarsi in borsa due creme antirughe senza pagarle. Cifuentes si è dimessa due giorni dopo.

Il caso Cifuentes, che nelle ultime settimane ha occupato diverse prime pagine spagnole, è stato solo l’ultimo di una serie impressionante di scandali che hanno coinvolto negli ultimi anni funzionari e dirigenti del PP, soprattutto nella Comunità di Madrid. Per questo da diverso tempo ci si riferisce al PP spagnolo come a uno dei partiti politici più corrotti di tutta l’Europa occidentale.

Lo scandalo di cui si sta parlando in questi giorni, per esempio, riguarda la cosiddetta “Operación Púnica”, l’operazione di polizia con la quale nell’ottobre 2014 fu arrestata una cinquantina di politici, imprenditori edili e funzionari accusati di corruzione: appalti pubblici in cambio di tangenti. Uno dei primi accusati fu Francisco Granados, allora numero due del PP nella Comunità di Madrid e vice di Esperanza Aguirre, politica molto conosciuta. Granados ha accusato sia Aguirre che Cifuentes di essere coinvolte nello scandalo. Un altro caso molto noto, di cui si era parlato cinque anni fa anche sulla stampa internazionale, è quello di Luis Bárcenas, ex tesoriere del PP che durante le indagini aveva ammesso di avere gestito per 10 anni una contabilità parallela e segreta per conto del PP. I documenti di Bárcenas mostravano l’esistenza di transazioni illegali di denaro da parte di importanti imprenditori e imprese spagnole a favore di esponenti politici del partito in cambio della promessa di appalti pubblici.

Ma non ci sono solo i casi relativi alla Comunità di Madrid. Per esempio a febbraio il Consiglio generale del potere giudiziario, organo che governa la giustizia spagnola, ha dovuto inviare nel distretto di Valencia tre nuovi giudici penali, visto che 11 dei 21 già presenti erano impegnati in casi di corruzione del PP valenciano. In Andalusia, regione più meridionale della Spagna, i sindaci del PP accusati di malversazione di fondi pubblici sono diverse decine, cosi come in altre parti del paese.

Finora il PP se l’è sempre cavata, soprattutto perché i suoi governi, nonostante la corruzione, sono riusciti a risollevare la Spagna dalla gravissima crisi economica e finanziaria del 2008. Alle ultime elezioni, nel 2016, il PP ha preso poco meno del 30 per cento, rimanendo primo partito in Spagna davanti al PSOE, principale forza politica di centrosinistra. Da allora il PP governa in minoranza, con l’appoggio esterno di Ciudadanos, partito nato in Catalogna e poi arrivato al Parlamento nazionale. Finora al PP potrebbe essere andata bene anche per la contemporanea crisi del suo principale avversario – il PSOE alle ultime elezioni ha ottenuto il peggiore risultato della sua storia – e per la mancanza di alternative valide nella destra e nel centrodestra spagnolo. Stando ai sondaggi, però, le cose potrebbero cambiare. Soprattutto con la crisi catalana, Ciudadanos si è mostrato molto più deciso del PP, prendendo posizioni molto dure contro gli indipendentisti e guadagnando parecchi consensi sia tra gli unionisti catalani che in generale al di fuori della Catalogna. Ciudadanos si è anche spostato progressivamente a destra, dopo i primi anni di politica nazionale con posizioni più centriste. L’ultimo sondaggio pubblicato dal Diario – realizzato dal CIS (Centro de Investigaciones Sociológicas) e riferito ad aprile – dice che il PP sarebbe oggi al suo minimo storico (24 per cento contro il 33 delle elezioni 2016), Ciudadanos passerebbe dal 13 al 22,4 per cento, mentre il PSOE rimarrebbe circa al 22 per cento.

Pochi giorni fa il Consiglio d’Europa, organizzazione che non c’entra con l’Unione Europea e che ha l’obiettivo di promuovere la democrazia e i diritti umani in Europa, ha ripreso duramente la Spagna, accusata di non avere adottato alcuna misura contro la corruzione nonostante le raccomandazioni ricevute in precedenza. Negli ultimi anni la Spagna è stata ripresa più volte dal Consiglio d’Europa, sia per il problema della corruzione sia per quello della non indipendenza del potere giudiziario. Come hanno sottolineato diversi giornalisti e studiosi, il problema della corruzione in Spagna non riguarda solo il PP – anche se dentro al PP ha raggiunto dimensioni enormi – ma anche altre forze politiche (come il PSOE e qualche anno fa Convergència, partito catalano di centrodestra) e altri centri di potere (come il mondo degli affari e la Casa reale).

Sorgente: La crisi infinita del Partito Popolare spagnolo – Il Post

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