Non sono certo un difensore del patto di programma tra Lega e 5Stelle nè sono stupito della loro convergenza in quanto sia pure con approcci differenti sono espressione nei loro ceti dirigenti di una comune cultura politica di destra come si evince dalle dichiarazioni dei leader. Dal “programma”, dal linguaggio “modernista” e “giovanilista” simile a quello dei bei tempi andati.

Sono rimasto invece “impressionato”, ma non sorpreso, dalla virulenza degli attacchi scomposti e sleali contro il duo Salvini-Maio da parte dell’establishment “europeista, mirabilmente composto dalle “sinistre” degenerate, dalle destre tradizionali, dai media mainstream, dalla Confindustria…Un establishment insorto a difesa dell’Unione Europea, dell’austerity, dei “sacrifici”.
L’attacco contro il presunto dilettantismo del duo, in difesa ovviamente dei governi precedenti e della politica “coloniale”, che in particolare dal 2011, con il colpo di stato di Napolitano e con l’avvento al potere di Monti 1), ha condotto il Paese verso la pauperizzazione e verso il dissesto industriale e bancario.

Se non altro, questa aggressività con cui si sono compattate forze poltiche che “fingevano” di essere l’una contro l’altra armata, ha messo bene in evidenza chi comanda realmente.
Washington1) e Berlino, ovviamente, che, si badi bene, possono esercitare la loro sovranità perché, come si conviene ad un Paese colonizzato, possono saldare i loro interessi con quelli di settori industriali/finanziari/politici locali che dalla perdita della sovranità politica e monetaria del Belpaese hanno tratto solo giovamento.

Il fuoco di sbarramento ha riguardato non solo il “programma” ma anche i comportamenti personali, le gaffes istituzionali e finanche, del tutto ipocritamente, le “amnesie” del duo sulla più che urgente “questione meridionale”.
Ma il punto su cui si è concentrata l’attenzione dei maggiordomi del potere è stato, e non poteva essere altrimenti, il problema del debito, su cui sono piovute, in abbondanza, diluvi di fake news, allo scopo non occulto di creare panico tra la popolazione, punendola per il voto “non responsabile” e “sconsiderato”.
Mi permetterò di fare solo qualche rilievo critico, dato che sviscerare in termini esaustivi l’inganno sul debito richiederebbe almeno un minisaggio 2), oltre che un richiamo corposo 3) alla letteratura “seria” e realmente rigorosa sull’argomento.

Che il debito costituisca un problema rilevante per la nazione è evidenziato dai numeri 4). 2256 miliardi alla fine del 2017. 132% del PIL :in Europa solo dietro la Grecia. Non si può tenerne conto sia in caso di permanenza nella gabbia sia nella sua fuoruscita.
I numeri risultano spietati contro l’operato politico degli anni dopo Maastricht e soprattutto dopo la cura Napolitano/Monti. Il debito è aumentato anno dopo anno e così il rapporto Debito/PIL. Contro la menzogna del “risanamento” va rammentato invece il prosciugamento della nostra economia. Appare ovvio che l’austerity e le manovre antideficit hanno depresso non solo le condizioni di vita della famiglie ma anche tutta l’attività produttiva, contribuendo al peggioramento del rapporto Debito/PIL.
Solo una politica economica fondata sull’occupazione, su un intervento massiccio dello stato, su una crescita reale del PIL può farci uscire dalla spirale del debito che altrimenti non potrà che crescere.
Ricordo che, mentre la crescita quest’anno si è attestata attorno all’1,5%, il servizio del debito corrisponde con i suoi 60 miliardi al 4% del PIl. Invece di andare avanti come appunto viene riferito dagli “esperti” dei media, si ritorna indietro.
Agendo sul deficit in termini di spesa, aumentando la liquidità dei lavoratori e delle famiglie e con esse delle imprese anche piccole e medie, si crea occupazione e crescita produttiva, alleggerendo i problemi del debito e del deficit.
Dò per scontato che in un tale scenario espansivo vada controllato l’andamento dei prezzi in modo che l’inflazione non superi numeri pericolosi… ma questo rimanda ad altre problematiche, dalla tassazione progressiva (da ampliare) Irpef, al controllo dei cambi, alla bilancia commerciale…

Una cosa è certa. Non lo sentirete dai guru mediatici. Il Debito oggi serve per ripagare gli interessi sul debito. 3.400 miliardi dal 1980 ad oggi. E dall’Unione Europea non si scorge alcun segnale di inversione di tendenza ma anzi con le riforme proposte sulla banche un ulteriore rafforzamento 4)

Enrico Grazzini, se non altro. propone una nazionalizzazione del Debito 5). In tal modo, con istituti tipo Cassa Depositi e Prestiti, Poste italiane, società di assicurazione, agevolati fiscalmente dallo stato, il debito pubblico assorbito non sarebbe oggetto di speculazione perché ovviamente contrario ai propri interessi, come avviene invece oggi con creditori stranieri che hanno in mano la gran parte del malloppo.

Le ipotesi di cui sopra sono irrealizzabili all’interno del gabbione europeo, così come anche il bonus fiscale e tante proposte alternative presentate da studiosi finalmente illuminati e non dementi. Irrealizzabili perché non funzionali all’ordine politico/finanziario imposto da Berlino e alla sua egemonia in Europa (egemonia che irrita Trump che vede un pericoloso competitor nel nuovo Reich teutonico)
La svalutazione interna permanente della periferia europea è un obiettivo imprescindibile dell’euro tedesco.
Non c’è infatti in Germania pericolo di svalutazione nonostante i grandi successi nelle esportazioni perché di questo si incaricano i Paesi della periferia. L’”esortazione” di Berlino a contrastare Debito e Deficit è in effetti una politica altamente aggressiva perché non vi sia crescita e con essa il mantenimento di un adeguato livello salariale e di un soddisfacente welfare.
Se si verificassero progressi reali nell’economia della periferia si avrebbe una fuoruscita dalla deflazione che sarebbe vista con preoccupazione dai poteri teutonici in quanto non rientrante nei piani di valorizzazione dell’euro…I trattati scritti per compiacere Berlino, e in parte Parigi, hanno così potuto potenziare la sua già forte economia, comprimere le risorse della periferia, favorirne lo shopping del patrimonio economico dei Paesi debitori e le più indecenti speculazioni (gigantesche quelle contro l’Italia per far salire lo spread, addebitato opportunamente allo stato spendaccione).

L’abbattimento della sovranità politica e monetaria (di cui Berlino gode pienamente) era l’obiettivo prioritario della ricomposizione del Reich 6). Il grimaldello, ovviamente, il debito. Burattini dell’operazione gli “europeisti”, gli antisovranisti che si sarebbero posti come paladini contro il sovranismo.

Il Debito del Giappone è attorno al 240% del PIL. Qualche problema ma di lieve entità perché il Giappone è uno stato sovrano e può emettere moneta dal nulla per pagare i suoi debiti.
IL Debito non è un problema di impossibile risoluzione quando lo stato è sovrano. Per ridurre in povertà un Paese è necessario distruggerne la sovranità. Ecco perché nel Belpaese tante quinte colonne insorgono contro la sovranità

NOTE
1) Ricordo che la Nato pretende per alcuni ministeri chiave un “certificato di buona condotta”. Per le cariche di premier, di ministro della difesa, di ministro degli esteri, di ministro dell’interno la Nato può porre un veto
2) Magistrale di Luciano Gallino “Il colpo di stato di banche e governi”, Einaudi 2013
3) Uno scritto corposo come quello di Enrico Grazzini ” Come diminuire il debito italiano senza austerità” in Micromega, 19/5/2018
4) Mi limito nelle citazioni: Luciano Gallino “Il denaro, il debito e la doppia crisi” Einaudi 2015; Luciano Gallino “Finanzcapitalismo”, Einaudi 2011, Luciano Gallino, op.cit. 2013. Sul debito sono numerosi gli interventi critici. Sulla carta stampata vedi in particolare “Micromega”. In Internet vedi “Sbilanciamoci”, “Contropiano”, Il “Simplicissimus”, “Libre”, “Sa defensa”…
5) Molti dati sul debito sono ricavati da Enrico Grazzini, op. cit. 19/5/2018
6) Enrico Grazzini, op. cit. 2018
7) Antonello Boassa ” Va bene definirsi europeisti ma perché non proclamarsi direttamente “germanici” ? in A. B. “Quanto ci costerà il sogno americano” Amazon 2015

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Foto:La Stampa (da Google)