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ELEZIONI IN LIBANO/ Israele, Trump e Hezbollah possono portare il paese in guerra

Papa Francesco con il presidente libanese Michel Aoun (LaPresse)

Le prime elezioni libanesi dopo nove anni mostrano uno scenario del paese confuso e diviso a danno delle grandi coalizioni come quella di Hezbollah.

Fotografia: Papa Francesco con il presidente libanese Michel Aoun (LaPresse)

Non è una vittoria di Hezbollah come dicono tutti o quasi i media italiani. Lo spiega al Sussidiario il professor Camille Eid, libanese: “Hezbollah se arriva al 12 per cento è tanto. I media italiani, incredibilmente, indicano come Hezbollah quella che di fatto, come in passato, è una coalizione che tiene dentro anche alcuni cristiani e addirittura dei sunniti”. Uno svarione, questo, che non tiene conto della complessa realtà libanese che la nuova legge elettorale ha messo ancor più in evidenza, di fatto punendo le grandi coalizioni sunnite e sciite e premiando una infinità di liste locali e indipendenti, come quella di giornalisti e attivisti slegata da ogni alleanza. “Significativa la crescita del partito cristiano Forze Libanesi, anti-siriano e anti-Hezbollah, che ha raddoppiato i suoi seggi in Parlamento” spiega Eid.

Eid, la prima cosa da rilevare è la bassa affluenza al voto, meno ancora del 54 per cento registratosi nove anni fa alle ultime elezioni. Come mai?

Personalmente mi aspettavo un’affluenza almeno del 60 per cento, ma evidentemente la nuova legge elettorale di tipo proporzionale è sembrata troppo ingarbugliata agli elettori. Questa astensione risulta ancor più grave perché di un milione e mezzo di immigrati con cittadinanza libanese, si sono iscritti al voto solo in 90mila e di questi hanno votato 50mila persone.

Sfiducia verso la politica espressa in questi nove anni?

Sì, esattamente, il paese appare oggi molto diviso fra posizioni antitetiche.

Si parla di vittoria di Hezbollah, è davvero così?

No assolutamente, quelli pubblicati dalla stampa italiana sono dati non corretti. Quando si parla di Hezbollah ed elezioni, si deve parlare di una coalizione chiamata 8 marzo, che contiene forze molto diverse fra loro, ad esempio una parte del partito cristiano maronita. Si è letto di 67 seggi conquistati da Hezbollah, ma se Hezbollah arriva al 12 per cento è già tanto. Si tratta di 27 seggi sciiti divisi fra Amal ed Hezbollah. Va anche detto che nella propria roccaforte elettorale Hezbollah ha perso due seggi su dieci, che sono andati uno a una lista rivale e uno a Forze Libanesi.

Forze Libanesi, compagine cristiana anti-iraniana e anti-siriana, ha raddoppiato i suoi seggi, arrivando a 15, come mai questo risultato?

Ci dice di una crescita del sentimento anti-iraniano e anti-Hezbollah dovuto alla guerra in Siria. Di fatto la nuova legge elettorale ha rotto il monopolio delle coalizioni, che adesso sono obbligate a dividere la torta con altre forze.

Stati Uniti e Arabia Saudita hanno puntato su Hariri, attuale capo del governo, ma neanche lui è andato molto bene. Cosa comporta questo?

Tutti ricordiamo l’umiliante episodio di quando Haariri fu praticamente detenuto a Riad con il ricatto di rompere l’alleanza con Hezbollah. Questo ha ridotto sì il campo dei libanesi sostenitori dell’Arabia Saudita, ma Hariri non è riuscito lo stesso a risollevare la sua popolarità perché sospettato di connivenza con gli arabi. Sarà probabilmente di nuovo capo del governo, come prevede la costituzione libanese che vuole primo ministro un sunnita, presidente della camera uno sciita e presidente della repubblica un cristiano. Sarà certamente costretto a dei compromessi, facendo entrare come ministri del suo governo alcuni Hezbollah.

Cosa significa per Israele questo risultato elettorale?

Non cambia granché. Il problema è cosa succederà a livello geopolitico, siamo davanti a una settimana di fuoco in cui Trump si recherà a Gerusalemme a inaugurare l’ambasciata americana. Se poi il presidente americano lascerà davvero l’accordo sul nucleare iraniano, il Libano finirà ancora una volta per trovarsi in mezzo a un conflitto che lo coinvolgerà.

Il conflitto tra Israele e Iran che si dovrebbe combattere in territorio siriano. Riuscirà il Libano a mantenere il suo ruolo di Svizzera del Medio Oriente? Qual è l’importanza di Beirut nella partita che si sta giocando? Con chi sta?

Il Libano dovrà barcamenarsi come sempre, per non rischiare di finire strozzato in mezzo ai grandi. Certamente non potrà mai stare con Israele, nazione che non è riconosciuta dal punto di vista diplomatico e che di fatto occupa del territorio libanese. Non potrà mai essere del tutto neutrale, in caso di conflitto sarà per forza di cose più vicina all’Iran, anche perché Israele considera Hezbollah l’avanguardia dei pasdaran iraniani. Ci sarà imbarazzo da parte di Beirut, ma dovrà cercare di non finire vittima di una nuova guerra.

Sorgente: ELEZIONI IN LIBANO/ Israele, Trump e Hezbollah possono portare il paese in guerra

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