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E Grillo-conte Ugolino alla fine mangiò il figlio Giggino – Tiscali Notizie

comico, Renzi dice “fiero di aver evitato accordo”. Franceschini: “Riflessione superficiale e sbagliata”. Un piano per spingere l’ex segretario fuori dal partito?. In campo anche Veltroni: “Avrei voluto un governo Pd-M5s a guida Cantone….”

“E la bocca sollevò dal fiero pasto….”. Viene in mente il Conte Ugolino e il XXXIII canto dell’Inferno – dove il nobiluomo pisano è raffigurato chiuso nella torre costretto dalla fame a cibarsi dei propri figli – quando, dopo due mesi di silenzio, si legge di Beppe Grillo che chiede il referendum per uscire dall’euro. Il “figlio” in questione è Luigi Di Maio da ieri prima vittima di cannibalismo politico in casa 5 Stelle. 

Dopo due mesi di tira e  molla tra Salvini – per 45 giorni – e il Pd – 5 giorni – il capo politico dei 5 Stelle è oggi costretto a barricarsi nella richiesta, anche un po’ sguaiata e poco rispettosa, del “voto a giugno” convinto di trascinare finalmente il Paese “a quel ballottaggio tra noi e la Lega che i cittadini chiedono di poter fare”. Da lunedì 30 aprile, dopo l’intervista chiarificatrice di Matteo Renzi circa l’impossibilità di un governo Pd- M5s, Di Maio spara alzo zero su tutti, Berlusconi e Renzi ovviamente, ma anche su Salvini e la dirigenza Rai. Dipende dove porta il sentiment rilevato quel giorno dagli algoritmi della piattaforma Rousseau. 

Logoramento 

Nei piani della Casaleggio è ancora lui, Giggino, l’uomo su cui scommettere. Ma non c’è dubbio che 60 giorni di trattative, ondeggiamenti di qua e di là e compromessi, ne abbiano logorato freschezza, credibilità ed appeal. L’intervista ieri di Grillo è, forse, la mazzata finale sulla sua leadership che già tanto indigesta era risultata quando fu decisa. Il segnale alle truppe di cambiare cavallo e partita. Perché quella roba là – i punti, il contratto, il tavolo, le dichiarazioni istituzionali, le giacche e le cravatte – non fa per loro. “Noi non vogliamo governare – dice Grillo a Putsch, giornale francese on line dedicato alla cultura. “Noi vogliamo dare alle persone gli strumenti per rappresentarsi da sole. Con la nostra Rousseau si fa un referendum ogni settimana senza dover raggiungere un quorum. Se ci danno i mezzi per farlo, non abbiamo bisogno del potere. Il poter deve essere ridistribuito dal basso. Questo è il Movimento 5 Stelle”. 

All’insaputa di tutti 

Interessante la scelta di camuffare un messaggio chiaramente politico e destinato a segnare lo stallo politico in Italia con un’intervista ad un settimanale culturale francese. Il giornalista lo incontra in una tappa del tour teatrale Amnesia Tour. La dice lunga, anche, il fatto che il potente ufficio comunicazione dei 5 Stelle nulla sapeva della pubblicazione dell’intervista. Ed è stato complicato ieri per Rocco Casalino gestire il messaggio devastante rovesciato sul tavolo delle trattative da Beppe Grillo. Dopo aver detto che i 5 Stelle “non vogliono governare”, l’attore ha precisato altri due punti. Il primo: serve un referendum sull’euro. “Voglio che il popolo italiano si esprima: bisogna uscire o no dall’euro? C’è un piano B?”. Parole che fanno polpette delle promesse atlantiste ed europeiste fatte da Di Maio nelle varie consultazioni di questi due mesi. Il secondo punto sottolineato da Grillo è che la legge elettorale, il Rosatellum, “è stato un colpo di stato”.  Insomma, un gigantesco vaffa dopo mesi di cravatte, camicie bianche e colli inamidati. Un gigantesco contropiede che spiazza i governisti a 5 Stelle e il loro leader Luigi Di Maio. 

La replica

Lo staff comunicazione impiega ore per imbastire una replica. La parola d’ordine è sdrammatizzare.  “Grillo è uno spirito libero e lo conosciamo tutti – puntualizza Di Maio quando è gia pomeriggio – ma la linea sull’Europa e sull’euro resta sempre la stessa: cambiare tutto”. L’imbarazzo è grande. 

Fuori dall’ufficialità, l’analisi è spietata. “Grillo oggi ha dato una botta ai governasti, non è possibile equivocare” dice una parlamentare di vecchio corso. “Solo Grillo, del resto, può scalzare Di Maio dalla leadership” – spiega una fonte della Comunicazione: “I rapporti tra Grillo e Davide Casaleggio sono pessimi. Ormai il Movimento ha due facce e due anime: da una parte Casaleggio e Di Maio; dall’altra Grillo, Fico e Di Battista. L’ala governista, cui era stata concessa una grossa apertura di credito, è, da oggi, ufficialmente in mora per non aver saputo capitalizzare il 32 % ottenuto il 4 marzo”. La svolta governista è stata mal digerita dalla parte più ortodossa. Fallito il progetto, i movimentisti cercano il riscatto. “Il problema ce l’ha Di Maio, è bruciato” sentenzia la fonte 5 Stelle “Grillo lo ha sostenuto finora, non lo ha voluto intralciare. La verità è che un accordo politico con chiunque, anche il Pd, sarebbe stato un boccone troppo amaro da digerire”. Ora è bomba libera tutti. E un ritorno al vaffa delle origini. “A Grillo non frega nulla dell’euro – sottolinea un ex 5 Stelle, Per Walter Rizzetto, uscito dal Movimento nel 2015 e ora rieletetto con Fratelli d’Italia,  quello di oggi è “un messaggio in codice per gli addetti ai lavori, l’arma per colpire  Di Maio che ultimamente ha detto il contrario e  far capire che non è più il nome su cui puntare”. 

La Dibba-strategia        

Grillo ritorna prima che Salvini, improvvisando una conferenza stampa a Milano nella sede di via Bellerio,  metta sul piatto la proposta di un esecutivo “fino a dicembre 2018” con un’agenda di cinque punti: legge elettorale, scongiurare l’aumento dell’Iva e accise varie; legge di stabilità, cancellazione della Fornero e ridare centralità agli interessi italiani rispetto all’Europa. Un’ultima chance per Di Maio di realizzare il sogno, suo e di Casaleggio, di entrare a palazzo Chigi. A cui però i 5 Stelle non rispondono. Ormai hanno un solo, unico piano: il voto subito, addirittura a giugno. “Non facciamo governi balneari o di scopo. Salvini ha sprecato la sua occasione” dice in serata Toninelli. E’ l’ultima risposta.

La porta aperta alle alleanze si è chiusa. Tornano più chiare le parole pronunciate qualche giorno fa da un importate dirigente del Movimento. Erano ancora i giorni in cui l’accordo con il Pd sembrava cosa fatta. “Al Pd sta bene anche Di Maio premier, tanto sarà un governo breve e cosa c’è di meglio per logorare un leader se non farlo governare? E così noi a quel punto avremo pronto Di Battista”.  Che ha messo a segno interventi mirati – ad esempio “Berlusconi male assoluto” – per far saltare quella che per qualche giorno era cosa fatta: un patto di governo 5 Stelle-centrodestra. 

La rabbia di Veltroni

Spifferi che scendono dal Colle dicono che il Presidente avrebbe già pronta la lista che lunedì sottoporrà ai leader convocati per l’ultima consultazione. Il governo del Presidente, con ministri tecnici. Opzione che il Pd è disposto ad accettare. “Quello che deciderà Mattarella” è il refrain di giornata. Segnata da una ripresa immediata delle ostilità interne tra Renzi e Franceschini. Un Walter Veltroni molto critico con la dirigenza del Nazareno, in serata ospite di Lilli Gruber a “Otto e mezzo”,  manda un ultimo messaggio. “Fosse stato per me avrei detto ai 5 Stelle di votare alla presidenza del Senato Emma Bonino che loro avevano anni fa indicato alla guida del Quirinale. E oggi avrei proposto un governo Pd-5 Stelle con  Raffaele Cantone premier”. Un’ipotesi circolata qualche settimana fa prende corpo nelle parole del fondatore del Pd. Che avvisa: “E’ sbagliato stare sull’Aventino così come dare l’idea di correre in modo disperato dietro agli altri. Anche con il 18% il Pd ha il dovere di presidiare un campo che si chiama sinistra”. E’ un rimprovero alla linea di Renzi (“deve stare dentro e rispettare la collegialità”). E’ un avviso a tutti: “Il Pd è molto fragile, come una farfalla. Bersani stava sbagliando quando stava per fare una cosa troppo simile ai Ds, ora il rischio è che sia troppo simile alla Margherita facendo perdere l’idea originaria di far incontrare linee e culture diverse”. Basteranno le parole del fondatore a spengere una volta per tutte le ostilità? Renzi ieri mattina, dopo l’affondo di Grillo, ha rivendicato a sé “l’onore e l’orgoglio di aver evitato l’accordo con i 5 Stelle che hanno ripreso insulti e follie appena hanno capito che non andranno a palazzo Chigi”. Immediata la replica di Franceschini: “E’ una riflessione sbagliata e superficiale”. La tregua è già finita.     

Sorgente: E Grillo-conte Ugolino alla fine mangiò il figlio Giggino – Tiscali Notizie

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