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Direzione di Risorgimento Socialista: il rilancio di Potere al Popolo 

Il documento della Direzione Nazionale di Risorgimento Socialista, riunita presso la sede nazionale di Viale Giotto 17 a Roma in data 15 Aprile 2018.

Dalla relazione introduttiva del coordinatore Franco Bartolomei a tutti gli interventi che si sono susseguiti il dibattito, in seno alla Direzione, è stato incentrato sulle prospettive politiche di Potere al Popolo e sulla futura organizzazione di Risorgimento Socialista.

La sconfitta della sinistra arriva da prima del 4 Marzo

E’ opinione comune che la disfatta della sinistra alle elezioni politiche del 4 Marzo non sia frutto di un accidente.

Da decenni, da quando la stessa, a seguito del crollo del muro di Berlino, da quando insomma si è teorizzata la Fine della Storia, si è rifugiata nella adesione alla vulgata liberista secondo la quale il libero mercato possiede intrinsecamente la funzione di equilibrare spontaneamente la società, ha perso un reale contatto con i ceti popolari e con gli esclusi dalle dinamiche della globalizzazione.

L’abbandono progressivo di politiche tese alla direzione del conflitto sociale ha reso la “sinistra” il principale alleato di quelle strutture sovranazionali dedite alla costruzione della nuova costituzione materiale, di stampo puramente economicista e imperniata sulla tutela della concorrenza e sulla trasformazione del cittadino in consumatore.

Inoltre le conseguenti politiche di austerità, la precarizzazione del lavoro, il sistema di dumping salariale caro alle multinazionali che mette in concorrenza lavoratori di paesi diversi provocando de-industrializzazione e disoccupazione, insomma la macelleria sociale prevista dall’ideologia ordo-liberista dei trattati istitutivi dell’Unione Europea , ha fatto emergere una reazione, visibile in tutti i paesi occidentali, punitiva nei confronti di quelle classi dirigenti che ancora oggi promuovono la cessione incondizionata di sovranità alla UE e che quindi vorrebbero decretare l’esautoramento delle costituzioni sociali del dopoguerra, delle quali quella italiana rappresentava un caposaldo.

 

Dalla Brexit al referendum costituzionale:

la reazione delle classi popolari

Questa reazione assume colorazioni politiche differenti nei vari paesi europei ma sono tutte caratterizzate da una nuova forma di dialettica che dà corpo alla rappresentanza. Il decadimento delle strutture intermedie, difatti, che un tempo mediavano tra spinte popolari e istituzioni e permettevano proprio alle masse popolari di entrare nella struttura organizzativa dello Stato, oggi, a causa della migrazione della decisione politica all’interno della sfera economica e finanziaria e del sistema post-democratico su cui si basa la struttura dell’Unione Europea, costringe i partiti politici a effettuare un richiamo diretto al popolo.

Questo fenomeno è visibile sia nei partiti d’establishment dove il richiamo al popolo è sottoposto a regole di marketing per forzare il consenso su tematiche preconfezionate e sia tra i movimenti di opposizione i quali, proprio per l’impossibilità di operare in un sistema di chiara dialettica ideologica, sono costretti a porsi al di fuori del sistema e indicare direttamente al popolo una nuova via.

I socialisti accettano la sfida_POTERE AL POPOLO

I SOCIALISTI E POTERE AL POPOLO

“Nelle attuali condizioni politiche, è difficilissimo passare dall’1% al 3%. E’ molto più facile passare dall’1% al 10%”

In questo contesto la Direzione ritiene che Potere al Popolo abbia di certo rappresentato una novità nel panorama politico.

Dopo anni una lista si è presentata alle elezioni con il dichiarato intento di rappresentare il mondo degli esclusi dalla globalizzazione e di porsi in netto contrasto ai dettami del pensiero unico liberista.

Il risultato elettorale però viene considerato del tutto insufficiente e le cause vanno ricercate in primis nei limiti ancora presenti nel programma elettorale. Difatti ancora non si è riusciti a porre l’attenzione sulla questione della sovranità costituzionale del Paese, che oggi rappresenta l’unico argine al dominio incontrollato del mercato e del sistema post-democratico posto in essere dal sistema finanziario.

Lo Stato nazionale nella sua forma costituzionale, depurato da quelle controriforme che hanno snaturato lo spirito costituzionale (vedasi la riforma dell’art. 81), ha in sé gli anticorpi per contrastare il sistema della libera concorrenza. La timidezza nell’affrontare la questione  dello Stato Nazionale costringe alla enunciazione di proclami vuoti e spesso incomprensibili per le classi popolari. In più manca ancora una piena consapevolezza dell’allargamento dell’impoverimento a strati della popolazione un tempo protetti dal sistema industriale nazionale.

Il continuo arretramento del ceto medio, la sua proletarizzazione, l’identificazione tra popolo e classe dovrebbe rappresentare il tema centrale delle politiche di opposizione al Regime neo-liberale, al fine di rendere omogeneo dal punto di vista politico questo nuovo blocco sociale.

Infine Potere al Popolo si è rinchiuso in un recinto, nel momento in cui si è posto esclusivamente come soggetto antagonista a quelle forze di stampo fascista che sono state utilizzate dal mainstream come strumenti di ricatto nei confronti della popolazione, al fine di legittimare lo status quo.

Questi difetti hanno rappresentato i veri limiti di Potere al Popolo, vittima altresì di una chiusura mediatica e di una sorta di voto utile dato a favore di quelle forze considerate maggiormente in grado di dare una spallata definitiva ai partiti costitutivi della Seconda Repubblica.

Limiti che se non affrontati rischiano di relegare un’esperienza che ha saputo comunque coinvolgere con entusiasmo migliaia di militanti nella sacca della sinistra dedita esclusivamente alla difesa di interessi interclassisti (femminismo, ambientalismo, diritti civili) che sono spesso strumentalizzati dallo stesso Potere neo-liberista per incanalare il dibattito su tematiche compatibili alla anestetizzazione del conflitto sociale. Soprattutto in una fase in cui il Sistema neo-liberale cerca una nuova chiusura democratica attraverso la promozione dell’accordo tra Partito democratico e Movimento 5 Stelle.

Oltre a ritenere essenziali le campagne intraprese all’interno della piattaforma Eurostop e a guardare con interesse a tutte quelle iniziative politiche che si pongono in termini riflessivi e critici nei confronti di quella sinistra che ancora oggi resta ancorata a visioni miopi e ossequiose rispetto ai meccanismi di dominio del capitale finanziario e globalizzato.

Risorgimento Socialista ritiene che questi temi rappresentino lo snodo essenziale e che tutta Eurostop dovrebbe porre al centro della discussione in seno a Potere al Popolo le questioni della sovranità e del nuovo populismo, ormai intimamente connesse alla questione sociale e a quella democratica. Per questo Risorgimento Socialista ritiene essenziale dare ascolto all’appello congiunto effettuato da France Insoumise, Podemos e dal Bloco de Esquerda senza farsi intrappolare da altre operazioni più edulcorate.

Risorgimento Socialista infine intende dotarsi nel corso dell’anno di una struttura più solida e che lo porti a celebrare a fine 2018 il proprio congresso. Esso sarà preceduto, dopo l’avvio della campagna di tesseramento, da una conferenza programmatica da tenersi prima del mese di agosto.

Lelio Basso tra i padri della Costituzione

Lelio Basso e Pietro Nenni

La campagna di tesseramento sarà dedicata alla memoria di Lelio Basso, giurista e politico socialista, estensore dell’articolo 3 della Costituzione, con il motto “La sovranità appartiene al Popolo“.

tessera partito socialista lelio basso

Sorgente: Direzione di Risorgimento Socialista: il rilancio di Potere al Popolo | Risorgimento Socialista

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