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 5.000.000 cinquemilioni

di Giandiego Marigo

Non ci fa piacere constatare di avere ragione. Non ci interessa la saggezza compiaciuta di chi vede passare il cadavere del proprio nemico, pur riconoscendo l’importanza dell’attesa e del passaggio del cadavere. L’Istat ci consegna 5.000.000 (cinquemilioni) di poveri assoluti residenti, vale a dire Italiani, per coloro per i quali la nazionalità costituisce un problema. Lo avevamo detto, l’analisi sottoposta da questa rivista “non fa una grinza”, ma non ci fa piacere.

La povertà si manifesta in svariati modi nel tessuto sociale e a svariati livelli. Dal padre separato, al giovane che vede il suoi sogni di indipendenza divenire miraggio, all’anziano ormai allontanato dai diritti e dai servizi, che non si cura, che si nutre male e non ha accesso al dentista, piuttosto che al fisioterapista, che sempre meno è seguito.

Tutto questo mentre il sistema pensionistico e lo stato sociale si ritirano, privatizzando e nascondendosi dietro ad un paravento neo-liberista e, tendenzialmente omicida, per omissione, dimenticanza, non curanza, al minimo; quando non per scelte direttamente e palesemente depopolative. Un sistema in cui l’invenzione del debito e una serie di parole anglofone che non significano nulla ma che piacciono molto agli economisti nascondono volontà tetre e mostruose.

Una logica classista conclamata, in cui il danaro diviene divinità ed unica strada per l’autonomia e la dignità, unica misura di valore intrinseco e personale. Dove il consumo è l’unico vezzo e l’unica cultura condivisa e le assurde leggi del marketing con la pubblicità divengono ipnosi e linguaggio, occupando persino la politica e trasformandola in purissimo gioco d’interessi personali e in un risiko delvaggio per il potere.

In questo contesto le problematiche , tipiche, di un sistema capitalistico avanzato divengono “piaga sociale” : Il diritto alla casa, Al lavoro. L’accesso alla sanità, la cultura condivisa, l’uso della Guerra come valvola di sfogo e controllo, come metodica risolutiva delle crisi di sistema. Così tanto per enumerare gli aspetti di queste piache.

Nel caso specifico del nostro paese (sempre più provinciale e defilato rispetto al quadro internazionale) dobbiamo partire dalla nostra realtà, mai realmente confessata nemmeno a noi stessi, di colonizzazione, non solo culturale, ma sostanziale e , soprattutto, politica. Un paese terzo, asservito da una parte all’imperialismo Sionista-Statunitense, dall’altra al potere mai eletto e non democraticamente controllato della U.E. comunque parte del quadro neo-liberista mondiale.

Dentro questo si collocano i 5.000.000 di poveri assoluti, che significano altri 10.000.000 di persone in difficoltà. In un sistema che è stato “pensato” appositamente per isolalrli e , possibilmente, perderli.

Quindi si comprende, in questa chiave, anche se terribile ed angosciosa, il graduale sganciamento dello stato dal suo ruolo primario di gerante dell “salute pubblica” intesa nei modi più compositi esvariati. Si comprende la politica delle privatizzazioni d’ogni possibile bene comune, dall’acqua, alla sanità, passando per l’abitabilità, per i servizi alla persona … di questa immane montagna di danaro inventato ed inesistente di cui saremmo debitori (non si capisce bene nei confronti di chi)che blocca con la sua “mancanza” ed immanenza qualsiasi iniziativa sociale rivolta verso il basso, privilegiando unicamente una direzionalità verso l’alto. Gruppi di pseudo-sapienti ragionieri nazisti bloccano qualsiasi iniziativa redistributiva dietro a pretesti puramente contabili, che divengono via via unico modo di descrivere il potere di uno stato di emettere moneta e di stabilirne il valore e di “manifestare” in questo modo e con queste scelte, la propria sovranità.

Non siamo appassionati nazionalisti né d’andata né di ritorno, anzi! La nostra vocazioneinternazionalista, siamo libertari e riteniamo che la soluzione vera stia in un cambiamento del concetto stesso di stato, in una modificazione del ruolo e dei suoi compiti, in una transizione al socialismo, ma in questo contesto il capitalismo italiano, europeo e mandiale non riescono ad essere nemmeno “decentemente” liberali. Percorrendo e rifugiandosi in sentieri neo-feudali e tendenzialmente medioevali, anche se sempre più caratterizzati dall’imperium della tecnologia.

Oggi, per continuare con gli esempi, in Italia l’edilizia popolare è ferma, l’età pensionabile diviene beffa e miraggio, i diritti sono quotidianamente lesi e derisi. La politica è asservità al Grande Nulla, gli unici interessi rappresentati sono quelli personalistici ed elitari.

Un paese ingovernabile persino nel teatrino delle mascherature neo-moderniste e qualunquistiche dei blocchi più o meno razzisti di “cittadinanza”. Oggi l’Europa si avvia ad essere un mostro che tarpa le ali a qualsiasi ideale di democrazia, con profomnde differenze al suo interno; In Francia si va in pensione a 60 anni, in Germania attorno ai 62-63, L’Italia ha la contribuzione più alta a fronte dell’età pensionabile più “Tarda” 67 e rotti allo stato che doventeranno presto 71. l’europa si avvia con passi molto, molto differenti all’innalzamento dell’età pensionabile, così come “cova” in seno alle proprie nazionalità concetti molto diversi di stato sociale. Persino la Grecia, impoverita e sottoposta ai peggiori dictat dalla Comissione Europea ha un’età pensionabile ed una contribuzione inferiore alla nostra QUI.

Mentre nel nostro paese l’Edilizia Popolare è lasciata al più completo abbandono, alla totale dimenticanza e diviene ad ogni controriforma regionale sempre più preda dei privati, con differenze notevolissime ed a tratti talmente evidenti da divenire ridicole, per esempio fra i Paesi Bassi, la Svezia ed il Regno Unito (pur nell’incertezza della sua appartenezza alla compagine Europea) con una politica massiccia in termine di edilizia popolare, Francia e Germania appena inferiori, ma comunque consistenti ed Irlanda ,Italia , Lussemburgo, Belgio e Finlandia che investono cifre irrisorie attorno all’ 1% del PIL ed addirittura inferiori per Portogallo, Spagna e Grecia. Con dati incerti per i paesi di più recente entrata. Resta però chiaramente privilegiata la politica dell proprietà dell’alloggio, mentre i bisogni dei “senzacasa” e “senza capitali” si fanno sempre più impellenti ed urgenti QUI.

Quest’analisi per ora sommaria verrà approfondita dando luogo ad un quadro complessivo del Marcato e Doloso “Non Intervento” dell’Europa dei poteri bancari e dell’Italia asservita sui problemi reali dei popoli che le abitano, della mancata redistribuzione di una ricchezza ch’essi hanno contribuito e contribuiscono a creare, ma che resta saldamente nelle mani di uno scarso 1% della popolazione.

Sorgente: L’Ideologia Socialista – 5.000.000 cinquemilioni

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