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40 anni senza Peppino Impastato

Perdeva la vita esattamente 40 anni fa. E’ il 9 maggio 1978. Mentre l’Italia è sotto choc per il ritrovamento a Roma del cadavere di Aldo Moro, a Cinisi, in Sicilia, Peppino Impastato muore, a 30 anni, dilaniato dall’esplosione di una carica di tritolo posta sotto il suo corpo adagiato sui binari della ferrovia. A dare l’ordine di ucciderlo, è il capo indiscusso di Cosa Nostra negli anni Settanta, Gaetano Badalamenti, bersaglio preferito di Peppino in ‘Onda Pazza’, il programma di punta di Radio Aut, la Radio libera che lo stesso Impastato ha fondato a Cinisi nel 1977. Sin da giovanissimo, Peppino si è battuto contro la mafia, denunciandone i traffici illeciti e le collusioni con la politica. A far conoscere la sua figura al grande pubblico è stato soprattutto il film ‘I cento passi‘ del regista Marco Tullio Giordana (2000) e l’omonima canzone dei Modena City Ramblers, facendo riferimento alla distanza che separava, a Cinisi, la casa della sua famiglia da quella del boss mafioso Badalamenti.

LOTTA ALLA MAFIA – Giuseppe Impastato nacque a Cinisi il 5 Gennaio 1948. Pur appartenendo ad un ramo familiare di consolidate radici mafiose, Impastato, fin da ragazzo, manifestò una forte avversità verso quel mondo. La sua rivoluzione cominciò nel 1963 quando, dopo aver visto il corpo dilaniato di Cesare Manzella, suo zio acquisito e boss di Cinisi, tornò a casa traumatizzato e disse: “Se questa è la mafia, dedicherò tutta la vita a combatterla”. E accadde proprio così: Impastato inizia la sua attività politico-culturale antimafia nel 1965 quando, ad appena diciassette anni, fonda il giornalino ‘L’idea socialista‘ e aderisce al PSIUP. Come ha dichiarato il fratello Giovanni “l’impegno politico e civile di Peppino nasce come giornalista e si conclude come giornalista”.

L’IDEA SOCIALISTA – L”Idea socialista’, stampato inizialmente col ciclostile della parrocchia, si distingue da subito per i forti contenuti antimafiosi e per le denunce a certe forme di illegalità e di collusione tra mafia e politica. Non tardò a manifestarsi la brutalità del sistema nel soffocare le voci libere: “Dopo il primo numero”, ricorda Agostino Vitale, ex-redattore del giornale, “fummo denunciati e condannati a sei mesi di carcere e a quindicimila lire di multa per pubblicazione clandestina”. Persino il parroco, appena si rese conto che il giornale aveva un contenuto antimafia, non volle più averne a che fare. Successivamente si decise di far uscire il giornale come bollettino del partito socialista, ma anche qui subentrarono i problemi: sebbene si riuscì a convincere Peppino di non pubblicare un suo articolo durissimo contro i boss di Cinisi, intitolato ‘Mafia, una valanga di merda’, i dirigenti del PSIUP abbandonarono l’iniziativa considerandola estremista.

IMPEGNO POLITICO – Dopo esser stato cacciato di casa dal padre Luigi, appartenente a Cosa Nostra, Impastato decide di partecipare, con ruolo di dirigente, alle attività dei gruppi di Nuova Sinistra; conduce le lotte degli edili, dei disoccupati e dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi. Sono gli anni della contestazione giovanile, del cambiamento, della lotta di classe: il mito di Che Guevara, morto da qualche mese, inizia a diffondersi tra i giovani di tutta Italia e la rivoluzione culturale del Sessantotto si estende rapidamente anche nei paesi di provincia. Sono anni intensi per Impastato, in cui alterna momenti di serenità a momenti di depressione; “il rapporto col padre e lo scarso impegno di qualche compagno gli creano grande sofferenza”, ricorda il fratello Giovanni.

RADIO AUT – Nel 1976 Impastato costituisce il circolo Musica e cultura, che organizza attività culturali come cineforum, concerti, rappresentazioni teatrali e dibattiti, al fine di avviare una rivoluzione delle coscienze attraverso il linguaggio della cultura. Durante l’anno successivo in tutta Italia nascono nuove emittenti radiofoniche: è l’inizio di una nuova era della comunicazione. Impastato, che attribuisce ai mass media un significato essenzialmente politico considerandoli mezzi capaci di far circolare idee e far crescere il livello culturale, decide di fondare Radio Aut, una radio libera, autofinanziata, con sede a Terrasini, paese di mare a tre chilometri da Cinisi.

Il 2 Maggio del 1977 Radio Aut comincia a trasmettere: non esiste una redazione, tutto è lasciato all’improvvisazione, in nome della cosiddetta controinformazione, ovvero quella informazione che gli altri fornivano con un approccio diverso o che non fornivano affatto. Attraverso la Radio infatti venivano denunciati i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti, che avevano un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto. Il programma più seguito era ‘Onda pazza‘, trasmissione satirica con cui si sbeffeggiavano mafiosi e politici, anche inventando soprannomi ironici come Tano Seduto per il boss Gaetano Badalamenti o Mafiopoli per riferirsi a Cinisi.

L’OMICIDIO – Nel 1978 Impastato si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Sarà il suo ultimo tentativo di cambiare le cose. Nel corso della campagna elettorale, durante la notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978, i resti del corpo di Impastato vengono rinvenuti in corrispondenza della linea ferrata Palermo-Trapani, all’altezza di Cinisi, in cui sono evidenti i segni di una recente esplosione. La morte di Impastato non è però l’unica notizia del giorno: nelle stesse ore viene ritrovato il corpo senza vita di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse. L’attenzione dell’opinione pubblica nazionale è puntata sul delitto del leader della Democrazia Cristiana mentre la morte di Impastato passa in secondo piano e viene presto dimenticata.

LA TESI DEL SUICIDIO – Per la maggioranza dei giornali italiani si è trattato del “suicidio di un terrorista fallito“. Gli inquirenti infatti, fin dall’inizio, indirizzarono le indagini in questa sola direzione. La tesi del suicidio era basata essenzialmente su due elementi: la lettera scritta da Impastato e ritrovata nella sua camera, in cui dichiarava di voler abbandonare la politica e la vita, ed il cavetto elettrico rinvenuto nel cofano della sua auto, che sarebbe servito per effettuare l’attentato alla linea ferrata. Queste motivazioni però si dimostrano senza fondamento: per quanto riguarda la lettera, il fratello Giovanni sostenne che Giuseppe aveva scritto quelle pagine in un momento di sconforto ma che poi si era ripreso; mentre per quanto riguarda il filo elettrico, venne accertato che fu usato in occasione dei comizi di Democrazia Proletaria per collegare la batteria della macchina con l’amplificatore. Inoltre sembrava fosse stato dimenticato il fatto che Peppino aveva pubblicamente condannato qualunque forma di terrorismo e di violenza. Sono diversi invece gli elementi che potrebbero indurre gli investigatori a seguire la pista mafiosa ma, nonostante le numerose sollecitazioni, la proposta di svolgere un’indagine completa sulla vicenda cadde nel vuoto.

LE INDAGINI – Saranno quindi gli amici ed i familiari di Impastato ad avviare un’inchiesta parallela che darà risultati clamorosi. Innanzitutto viene ritrovata la mano della vittima e viene dimostrato che le macchie di sangue rivenute in un casolare collocato a pochi metri dal posto dell’esplosione sono dello stesso gruppo di Impastato. Frattanto giunge a dirigere la Procura della Repubblica di Palermo Gaetano Costa, magistrato integerrimo e buon conoscitore delle strategie di Cosa Nostra, che decide di seguire la pista investigativa che porta a Badalamenti. Il 6 Agosto del 1980 il procuratore viene ucciso da alcuni sicari. A questo punto inizia ad occuparsi dell’omicidio di Impastato il capo dell’Ufficio Istruzione Rocco Chinnici, un magistrato che come Costa opera in solitudine all’interno della Procura. Chinnici segue il caso scrupolosamente ma non ha il tempo di concludere l’inchiesta: nell”83 venne fatto a pezzi da un’autobomba posteggiata davanti alla sua abitazione.

Sembra che chiunque si interessasse al caso e si avvicinasse alla verità dovesse essere per sempre ridotto al silenzio. Al posto di Chinnici arriva da Firenze Antonino Caponnetto che segue il caso con molta attenzione ma non riesce a completare il mosaico perché mancano alcuni tasselli fondamentali, andati irrimediabilmente persi durante le prime indagini. E’ lui ad usare per la prima volta il termine “depistaggio“. Alla fine, pur affermando che si tratta di omicidio, non riesce a trovare gli elementi per incriminare Badalamenti. “Non possiamo fare a meno”, sostenne Caponnetto, “di avvertire ed esprimere, nell’adottare questa conclusione, un profondo senso di amarezza per un inappagato senso di giustizia“.(1984 Sentenza di archiviazione del caso)

LE CONDANNE – Soltanto dopo le stragi Falcone e Borsellino uno squarcio di luce viene aperto su questo delitto, grazie al contributo di diversi pentiti. Salvatore Palazzolo, uno dei rappresentanti più autorevoli della mafia di Cinisi, rivelò che i mandanti dell’omicidio erano Badalamenti ed il suo vice Vito Palazzolo; secondo il pentito, Impastato “era stato prelevato all’uscita della radio e ucciso. Era stato poi simulato l’attentato dinamitardo al treno all’ovvio scopo di depistare le indagini”. Nel 2001 Palazzolo è stato condannato a trent’anni di reclusione e nel 2002 Badalamenti è stato condannato all’ergastolo. Resta però da capire se l’indagine si possa concludere qui o se abbia ancora dei retroscena inquietanti da svelare, tanto che l’omicidio di Impastato è stato definito spesso “un delitto di Stato”.

Sorgente: 40 anni senza Peppino Impastato

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