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Quanto costano alla fine i vitalizi dei parlamentari?

“Ogni anno si spendono 190 milioni di euro per pagare 2.600 assegni d’oro”. Lo ha dichiarato il deputato M5s Riccardo Fraccaro in una intervista a Repubblica. Abbiamo verificato

Riccardo Fraccaro, deputato del Movimento 5 Stelle eletto questore della Camera dei deputati lo scorso 29 marzo, in un’intervista pubblicata da Repubblica il primo di aprile ha affermato: “Partiremo dai vitalizi degli ex parlamentari. Ogni anno si spendono 190 milioni di euro per pagare 2.600 assegni d’oro”.

Si tratta di un’affermazione leggermente imprecisa, ma sostanzialmente corretta.

Numero e costo dei vitalizi

I vitalizi per i nuovi deputati e senatori sono stati aboliti a fine 2011 dal governo Monti. Dunque quando si parla della spesa dello Stato per tali prestazioni si fa riferimento, come fa Fraccaro, a quelle elargite ad ex membri del Parlamento, che hanno maturato il diritto al vitalizio prima che intervenisse l’abolizione.

I dati citati da Fraccaro provengono probabilmente dall’audizione alla Camera, presso la Commissione Affari Costituzionali, del presidente dell’Inps Tito Boeri, del 5 maggio 2016. In quell’occasione, Boeri dichiarò: “Oggi ci sono circa 2.600 vitalizi in pagamento per cariche elettive alla Camera o al Senato. Si giunge a stimare il costo attuale dei vitalizi in circa 193 milioni di euro. Si tratta di una sottostima perché ottenuta applicando le regole ai soli anni di servizio presso il Parlamento italiano. Sono così stati esclusi eventuali anni di servizio presso il Parlamento europeo o presso Consigli Regionali”.

Il numero totale di vitalizi dato da Fraccaro è approssimativo ma corretto, considerato che dopo la loro abolizione non dovrebbe essere più aumentato.

Per quanto riguarda il costo totale dei vitalizi bisogna in primo luogo sottolineare che quella di Boeri è una stima e oltretutto prudente, in quanto non considera il cumulo con eventuali cariche di consigliere regionale o eurodeputato. In secondo luogo, la cifra di 193 milioni citata da Boeri era relativa al 2016. Sulla base della tabella allegata all’audizione del presidente dell’Inps vediamo che il costo dei vitalizi è cresciuto nei due anni successivi: nel 2017 è arrivato a 206,28 milioni di euro e nel 2018 dovrebbe crescere ancora, a 206,94 milioni.

Si tratta di un “picco”, quello del 2018, a seguito del quale l’Inps prevede che l’esborso da parte dello Stato andrà in calando, fino a scendere sotto i 100 milioni di euro nel 2027 per poi attestarsi intorno ai 50 milioni dopo il 2040. In ogni caso Fraccaro è leggermente impreciso – per difetto – parlando di “190 milioni”.

Entità dei vitalizi

Per verificare se si tratti di “assegni d’oro” andiamo a vedere a quanto ammontano i vitalizi. Il Fatto Quotidiano, tra gli altri, ha pubblicato a novembre 2016 l’elenco completo degli ex deputati e senatori che percepiscono un vitalizio. Si va da chi guadagna meno di duemila euro (casi rari) a chi ne guadagna oltre 10 mila (caso unico), ma la maggior parte dei trattamenti previdenziali si attesta un ventaglio che va da 2 mila a 4 mila euro al mese. –

I risparmi possibili

Quando si parla di “abolire i vitalizi” in riferimento agli ex parlamentari che ancora lo percepiscono, è molto difficile ipotizzare un azzeramento completo di quei trattamenti previdenziali. Abolire del tutto i vitalizi, in quanto assimilabili alle pensioni, rischierebbe un contrasto con l’articolo 38 co. 2 della Costituzione secondo cui “I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”.

Più probabilmente, si può procedere a un loro ricalcolo. Anche in questo caso, come spiegava ad esempio nel 2017 l’ex presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida, “potrebbero risultare incostituzionali le norme che riducono fortemente l’importo dei vitalizi già in essere. Se le conseguenze del nuovo sistema di calcolo fossero drastiche e indifferenziate, potrebbe essere eccepita l’incostituzionalità, specie da parte di quegli ex onorevoli che traggono dal vitalizio l’unico o il prevalente mezzo di sostentamento”.

La proposta depositata da Matteo Richetti (Pd) durante la scorsa legislatura, che fu la causa della citata audizione di Boeri e della presa di posizione di Onida, prevedeva di ricalcolare col sistema contributivo i vitalizi maturati col sistema precedentemente in vigore. In tal caso, secondo la tabella allegata all’audizione del presidente dell’Inps, nel 2016 invece di spendere 193 milioni e rotti, lo Stato avrebbe speso 117,65 milioni di euro, con un risparmio di circa 75 milioni.

Nel 2017 e nel 2018 invece di spendere circa 206 milioni di euro ne avrebbe spesi rispettivamente 126 e 127, con un risparmio per ciascuno dei due anni di circa 80 milioni di euro (per mettere le cose in prospettiva, e tralasciando le valutazioni politiche e di opportunità: dal punto di vista strettamente contabile si tratta di 1/10.000 scarso della spesa pubblica italiana).

Conclusione

Fraccaro ha sostanzialmente ragione, anche se è impreciso – per difetto – sul costo dei vitalizi: i circa 2.600 ex parlamentari che lo percepiscono hanno ottenuto, secondo stime al ribasso, più di 200 milioni l’anno scorso e ne otterranno altrettanti anche quest’anno. Il valore dei vitalizi oscilla tra meno di 2 mila a più di 10 mila euro, ma la maggior parte si trova compresa nella fascia tra 2-4 mila euro. I risparmi possibili per lo Stato ricalcolando i vitalizi col metodo contributivo, operazione su cui pendono sospetti di incostituzionalità, si aggirerebbero attualmente intorno agli 80 milioni di euro all’anno.

Sorgente: Quanto costano alla fine i vitalizi dei parlamentari?

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