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Lungo la nuova rotta dei disperati dove i gendarmi dettano legge “Siamo in Italia, ma comandano loro” – La Stampa

fotografia: Al confine La presenza degli agenti della Gendarmeria è frequente a Bardonecchia. I mediatori culturali raccontano che alcuni minori sono stati respinti alla frontiera: «Un atto contro ogni accordo internazionale di protezione»

I volontari denunciano gli abusi: “Operano senza autorizzazioni” La rabbia dei valsusini: in piazza chiedono i documenti anche a noi

Dicono che a primavera, e con il disgelo, la montagna regalerà brutte sorprese. E che da sotto la neve ridotta in poltiglia affiorerà il corpo di chi non ce l’ha fatta ad attraversare il confine inseguendo il sogno della Francia. E dicono anche che l’incidente dell’altra notte con la polizia francese non è certo una novità.

 

Non nel senso che gli agenti sono entrati altre volte a controllare i migranti della stanzetta del Comune di Bardonecchia accanto all’ingresso della stazione, dove operano medici e volontari di Rainbow for Africa. E allora che cosa significa non è un caso unico? Moussa, il senegalese che fa da mediatore culturale in quelle tre stanze si rolla l’ennesima sigaretta e, con calma, spiega che: «Quelli fanno ciò che vogliono. Sui treni e alla frontiera. Rimandano indietro la gente anche se ha soldi e documenti a posto». E ancora: «Fanno come fossero loro i padroni di casa. Molto duri, con pochissima umanità».

 

 

La frontiera invisibile

Bardonecchia, vigilia di Pasqua, dodici ore dopo l’irruzione che è diventata un caso diplomatico, è un paese che si sveglia con il sole. Sciatori sulle piste, seconde case con le tapparelle alzate, auto, parcheggi impossibili e il solito affollamento dei periodi di festa. Questa è la terra dove Francia e Italia si fondono, dove lo frontiere – se non conosci il territorio benissimo – diventano ipotesi sulle quali ognuno può dire la sua. E il piazzale davanti alla stazione è un non luogo nel quale i furgoni bianchi con la banda tricolore della Gendarmeria vanno e vengono tutto il giorno e scaricano migranti fermati alla frontiera. «Fanno tutto ciò che vogliono» insistono davanti alla stazione. Chi? I gendarmi? «Tutti, anche le dogane». E così accade che alle undici del mattino i tre agenti francesi appena scesi dal treno in arrivo da Modane, per il servizio di pattugliamento e controllo viaggiatori tra Italia e Francia, chiedano i documenti anche a chi sta in piazza: «S’il vous plait». Italiani. Non migranti. Ma questo è territorio italiano e le persone a cui lo domandano non sono scese dal treno. «Fanno sempre così, con tutti» raccontano al bar davanti alla stazione. Operano in modo indipendente in una sorta di attività extraterritoriale condotta in autonomia, cioè senza l’appoggio delle autorità italiane. Che sarebbe indispensabile. Perché, se non c’è, è un abuso.

 

 

Le intimidazioni

Lo dice alle due del pomeriggio anche Edoardo Greppi, docente di diritto internazionale all’Università di Torino che, ancora con addosso la tuta da sci si presenta davanti alla stazione per capire cos’è accaduto. «Non è scoppiata la terza guerra mondiale, certo. Ma un abuso c’è stato e i contorni sono tutti da definire».

Lo ribadisce il sindaco Francesco Avato, dopo che quelli di Rainbow for Africa hanno denunciato sul web ciò che accaduto l’altra notte. Dopo che Moussa ha spiegato ai microfoni che quando gli agenti sono entrati con quel ragazzo al loro seguito erano decisi. E lei Moussa che cosa ha fatto? «Ho detto che non potevano e sa che cosa mi hanno risposto? Hanno messo il dito davanti alla bocca, così. E mi hanno detto di stare zitto. Cioè che loro potevano fare ciò volevano».

 

Le accuse dei mediatori

Quando cala la sera su Bardonecchia nevica. La polizia francese non si vede in paese dalle tre del pomeriggio. Poi parli con quelli che si occupano di migranti e saltano fuori mille altre storie che puoi trovare solo in questa terra di mezzo, dove i temi dell’immigrazione si confondono con la convivenza, dove i ruoli non sono mai netti. Dove le norme sono sempre e comunque interpretate. E le storie che circolano in paese andrebbero chiarite fino in fondo. Come quella che raccontano ancora i mediatori: «I minori vengono respinti alla frontiera. In barba a ogni accordo internazionale di protezione dei più piccoli». Conferma Avato: «Lo sappiamo, ne abbiamo sentito parlare». Ma se ci fossero dubbi sulla effettiva età dei migranti? «Deve comunque prevalere la protezione della persona. Quindi prima l’accoglienza, poi tutto il resto».

 

 

E salta fuori di nuovo la storia di Beauty, malata di linfoma in fase terminale, incinta di sette mesi, morta dopo essere stata respinta alla frontiera e subito dopo aver dato alla luce il figlio, grazie all’impegno e agli sforzi dei medici dell’ospedale Sant’Anna di Torino. «Un altro abuso, un’altra cosa che i doganieri francesi non potevano fare» insistono i volontari. A Briançon, appena oltre frontiera, storcono il naso i gendarmi. E il giornale locale dice che non è andata così. Che è stato fatto tutto secondo la legge. E Bardonecchia si prepara per un’altra serata di neve e di gelo. Di migranti che arrivano. Di polemiche. Di confini fisici e legali che si confondo, si mescolano, non si capiscono più.

guarda i video cliccando sul link sotto riportato

Sorgente: Lungo la nuova rotta dei disperati dove i gendarmi dettano legge “Siamo in Italia, ma comandano loro” – La Stampa

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