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L’ufficio del renziano Marcucci e gli affari della famiglia toscana

Farmaceutica, turismo e in passato editoria e tv: i settori di interesse della dinastia fondata da Guelfo, padre del senatore democratico

Il vertice di giovedì scorso in un luogo non istituzionale tra renziani ha riportato alla memoria quanto raccontò l’ex premier nel suo Oltre la rottamazione ricostruendo le vicende che nel 2013 lo portarono a Palazzo Chigi. «Quel giorno – svelò Renzi presentando il libro – chiamo Letta e insieme mangiamo un panino nell’ufficio di un senatore amico in via Veneto, senza che nessuno ne sapesse niente. Abbiamo parlato un’oretta e ci siamo detti che chi avesse ricevuto l’incarico avrebbe avuto il sostegno dell’altro». Il “senatore amico” è Andrea Marcucci, diventato nel frattempo capogruppo del Pd a Palazzo Madama, mentre l’ufficio in cui Renzi ha incontrato Maria Elena Boschi, Luca Lotti, Francesco Bonifazi, Graziano Delrio e lo stesso Marcucci non è nella strada felliniana ma in realtà nelle vicinanze. È la sede di una delle società della famiglia Marcucci, imprenditori toscani attivi nel settore farmaceutico, in quello turistico e in quelo televisivo.

Classe 1965, di Barga (Lucca), un primo mandato da deputato nel 1992 con il Pli di Renato Altissimo, spinto anche da una campagna elettorale da mezzo miliardo di lire (subentrò al ministro liberale della Sanità Francesco De Lorenzo eletto anche in Campania), in passato presidente della Lega hockey e appassionato di rally, dopo una parentesi imprenditoriale torna alla politica con la Margherita (la famiglia ha sempre avuto buoni rapporti con la Dc toscana) dove comincia il sodalizio con il giovane presidente della provincia fiorentina: Matteo Renzi. Nel 2006 non entra in Parlamento ma diventa sottosegretario al ministero dei Beni culturali nel governo Prodi con Francesco Rutelli. Nel 2008 è al Senato con il Pd. Marcucci è un sostenitore della prima ora del “rottamatore”: nel 2012 i primi circoli toscani a sostegno della candidatura di Renzi alle primarie del centrosinistra nascono proprio in provincia di Lucca. Rieletto nel 2013 (stavolta per la “propaganda elettorale” dichiara appena 19.841,55 euro), nella scorsa legislatura Marcucci è stato presidente della commissione Cultura del Senato e sicuro punto di riferimento a Palazzo Madama per Renzi fino alla scalata a Palazzo Chigi. «Mi sento a tutto tondo un parlamentare di Lucca» ha dichiarato in passato: il 4 marzo nel collegio uninominale della città è stato però sconfitto dal candidato di centrodestra Massimiliano Mallegni. Marcucci è arrivato terzo con 26% dei consensi. È stato ripescato nel collegio plurinominale, come previsto dalla legge elettorale voluta dal Pd.

Oltre a sedere in Parlamento con un importante incarico, il capo dei senatori democratici ha altre sette “poltrone” in società riconducibili alla galassia familiare. È consigliere delegato della Sestant spa, holding finanziaria della famiglia a presidio dei suoi asset in Italia e all’estero. Ma nell’elenco c’è soprattutto il colosso Kedrion spa: «Ho avuto una bellissima esperienza aziendale che mi ha visto ricoprire il ruolo di amministratore delegato della nostra azienda farmaceutica di famiglia fino al 2006, per circa dieci anni» ha raccontato Marcucci. Che dell’azienda fondata nel 2001 e specializzata in produzione e distribuizione di prodotti medicinali derivati da plasma umano è tuttora consigliere.

I Marcucci sono attivi da anni nel settore degli emo-derivati. Il padre Guelfo acquisì Sclavo da Enimont nel 1990 per cento miliardi di lire e ancor prima rilevò Aima Plasmaderivati (Rieti) e Farma Biagini (Pisa). Dalla ristrutturazione del settore farmaceutico del gruppo Marcucci nasce Kedrion. Il patriarca rimase coinvolto nelle vicende giudiziarie legate allo scandalo del sangue infetto, quando a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 migliaia di persone furono infettate con il virus di Hiv ed epatite C tramite la trasfusione di sangue ed emoderivati non controllati. Due i filoni di inchiesta per epidemia colposa: come ha ricostruito L’Espresso uno a Napoli è stato archiviato nel 2008 perché finito in prescrizione, l’altro a Trento si è concluso con il proscioglimento per Guelfo Marcucci e il secondogenito Paolo (1963). A Napoli dal 2007 si procede però con un’altra ipotesi di reato: omicidio colposo plurimo. Guelfo Marcucci è morto nel dicembre 2015 a 87 anni. Paolo Marcucci è oggi amministratore delegato di Kedrion: la società ha 2.317 dipendenti ( poco meno della metà in Italia), un fatturato da 659 milioni e utili per 11,75 milioni (bilancio 2016).

Il principale mercato di Kedrion (45,1% del fatturato) sono gli Stati Uniti, paese al quale i Marcucci sono storicamente molto legati. Il capostipite Luigi, ancora adolescente, emigrò a Chicago dove raggiunse la sorella Marianna, sposata con Alessandro Gonnella, fondatore nel 1896 della Gonnella Bakery per la produzione di pane che fece fortuna con l’introduzione del congelamento dei prodotti. All’impresa contribuirono con successo i fratelli Lawrence, Nicholas e Luigi (nonno di Andrea). Il successo economico di Luigi permise ai figli, Leo Piero e Guelfo (padre del futuro senatore del Pd) di aprire una farmacia. Sarà il primo tassello del loro futuro impero. Il legame con gli Usa si ritrova anche nello stretto rapporto con la famiglia Kennedy: la primogenita di Guelfo e sorella maggiore di Andrea, Maria Lina Marcucci (1954), è presidente del Robert F. Kennedy Foundation of Europe, fondazione no profit che si occupa di diritti umani, nel cui cda siede Kerry Kennedy, nipote del senatore americano ucciso nel 1968. Anche Maria Lina Marcucci ha avuto un’esperienza politica: tra il 1995 e il 1998 è stata vicepresidente della Regione Toscana sotto la giunta di Vannino Chiti (Ds).

Tra gli incarichi extra-parlamentari di Andrea Marcucci compare anche quello di consigliere di Ciocco spa. È la società che controlla il centro turistico fondato nel 1967 dal padre Guelfo a Castelvecchio Pascoli di Barga (Lucca) e considerato il primo “resort” italiano, per la cui promozione i Marcucci invitavano le squadre di calcio per il loro ritiro precampionato. «La mia famiglia – ha raccontato il senatore dem – rimane proprietaria al 100% dell’immobile nonostante abbia stretto accordi con partner americani per la gestione». Per la ricettività alberghiera, infatti, Il Ciocco è del Gruppo Marriott ed è stato rinominato “Renaissance Tuscany Resort”. È gestito da Shaner Ciocco, altra società di cui Marcucci è consigliere. Nell’ultimo bilancio approvato Ciocco Spa ha registrato ricavi per 2,6 milioni di euro e una perdita di 5,4 miloni. Marcucci abita nel complesso di Villa Bottiglia, proprio nel bosco del Ciocco, con la moglie Marianna Mordini (pronipote di Antonio Mordini, esponente lucchese del Risorgimento a cui il senatore dem ha dedicato una monografia nel 2011).

Nella storia imprenditoriale dei Marcucci c’è anche un importante capitolo comunicazione e media che ha fatto di Guelfo Marcucci un antesignano delle tv private, settore in cui prevalse presto un altro imprenditore: Silvio Berlusconi. Nel 1975 la famiglia fondò Elefante, diffusa attraverso ripetitori in zone appenniniche. Nel 1984 arrivò Videomusic, la prima emittente televisiva europea a carattere musicale creata dalla figlia Maria Lina e in seguito (1988) l’acquisizione attraverso Beta Television di Super Channel, stazione televisiva paneuropea via satellite e cavo di cui i Marcucci acquistarono la quota di maggioranza da Richard Branson. Videomusic fu ceduta nel 1995 a Vittorio Cecchi Gori che ne fece un pezzo del suo terzo polo televisivo insieme a Telemontecarlo (ex gruppo Ferruzzi), Super Channel passò nel 1993 al gruppo statunitense Nbc per 60 milioni di dollari. Alla famiglia Marcucci rimane oggi il controllo di NoiTv srl, nata nel 1989 e proprietaria dei marchi NoiTv e Rete Versilia News. Nel 2001 Maria Lina Marcucci era presidente di Nuova Iniziativa Editoriale, quando il gruppo di imprenditori rilevò la testata L’Unità e la riportò in edicola dopo che il “quotidiano fondato da Antonio Gramsci” aveva cessato le pubblicazioni nell’estate dell’anno prima. Dal 2002 al 2007 è stata presidente del Cda del quotidiano diretto da Furio Colombo. L’anno dopo L’Unità fu acquistata dall’imprenditore sardo Renato Soru.

Gli incarichi societari di Andrea Marcucci si riflettono sulla dichiarazione dei redditi del renzianissimo presidente dei senatori democratici. Nel 2017 323mila euro, nel 2014 il “picco” di 606.939 euro e un imponibile complessivo nella legislatura di poco superiore ai due milioni di euro.

Sorgente: Il Sole 24 ORE

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