Si chiamavano Amaan Shakoor, Tanesha Melbourne e Israel Ogunsola, rispettivamente 16, 17 e 18 anni, e sono le ultime vittime di una lunga scia di sangue che dal 2014 sta sconvolgendo l’area metropolitana londinese. Adolescenti o comunque di età inferiore ai 30 anni, spesso appartenenti a minoranze etniche e provenienti da contesti familiari e sociali difficili, questo l’identikit dei caduti nella guerra tra bande giovanili combattuta a colpi di coltello e pistole per le strade di Londra. Controllo del territorio, egemonia sui traffici illeciti, ma sempre più frequentemente la violenza colpisce anche persone innocenti, estranee alla criminalità, colpevoli del classico “sguardo di troppo”, di essere entrate inconsapevolmente in un quartiere dominato da una banda, ma anche per bullismo o per moventi razziali – come nel caso di Mariam Moustafa, la ventenne italiana di origine egiziane brutalmente aggredita da una banda di ragazze afro-britanniche e morta a seguito delle lesioni nel marzo scorso.

Mariam Moustafa

Mariam Moustafa

È una violenza che sfugge anche alle basilari logiche della microcriminalità e del tradizionale crimine gangsteristico e che ha prodotto in un relativamente breve periodo, 2014-2018, un numero tale di morti da superare, infine, la media newyorkese, nei primi mesi di quest’anno. Il paragone Londra-New York è comunque azzardato, sebbene sia vero che la capitale inglese stia sperimentando un’ondata di violenza senza precedenti nella storia recente. A New York il numero di crimini violenti ed omicidi è in declino sin da quando nel 1994 il sindaco Rudy Giuliani introdusse la politica della tolleranza zero: 352 omicidi nel 2015, 335 nel 2016 e 290 nel 2017. Nello stesso triennio, Londra ha invece assistito ad un lieve aumento delle morti violente: 119 nel 2015, 109 nel 2016 e 116 nel 2017. Il paragone con New York è stato lanciato comparando il numero degli omicidi avvenuti nel primo trimestre di quest’anno: 55 contro 50, una media di quasi un omicidio ogni due giorni. Se la tendenza continuasse, entro la fine dell’anno la città potrebbe superare quota 180 morti, ritornando ai livelli di inizio 2000.

A parte gli omicidi, comparando le statistiche fornite dalla polizia metropolitana (MET) e dal New York City Police Department, emergono dei dati interessanti: a Londra l’incidenza di rapine e furti in appartamento è sei volte maggiore, la probabilità di subire un furto una volta nella vita è una volta e mezzo maggiore, e il rischio di subire una violenza sessuale è tre volte maggiore. Secondo quanto emerso dai dati pubblicati dall’Office of National Statistics tra il 2016 ed il 2017 i feriti per accoltellamento sarebbero aumentati del 23% a Londra e del 21% a livello nazionale, e i crimini con armi bianche aumentati del 30%. Il sindaco di Londra, Sadiq Khan, e il capo della Met, Cressida Dick, incolpano il governo dei tagli all’educazione, ai servizi pubblici e alla sicurezza, che avrebbero impoverito ulteriormente le classi e le etnie più a rischio, riducendo la qualità e la quantità delle forze dell’ordine e i programmi di inserimento nel mondo lavorativo e di recupero sociale di giovani problematici. Dick ha inoltre lanciato accuse al sistema mediatico e ai social network, perché veicolerebbero messaggi e modelli comportamenti negativi tra le nuove generazioni.

Sadiq Khan, sindaco di Londra dal 2016,  è uno dei nuovi volti del liberalismo europeo. Ha basato la sua campagna elettorale sulla tolleranza, sul pluralismo culturale e religioso e sul politicamente corretto nei confronti dell'omosessualità e del body shaming

Sadiq Khan, sindaco di Londra dal 2016,  è uno dei nuovi volti del liberalismo europeo. Ha basato la sua campagna elettorale sulla tolleranza, sul pluralismo culturale e religioso e sul politicamente corretto nei confronti dell’omosessualità e del body shaming

Nonostante l’allarmismo, Khan ha ribadito che la città resta una delle più vivibili e sicure al mondo e che la polizia non è assente, ma meno visibile, mentre la Met ha annunciato l’arrivo di 100 nuovi operatori per seguire le indagini e sorvegliare le strade. Molti osservatori internazionali hanno notato come l’escalation di violenza sia dilagata gradualmente dalle periferie al cuore della città a partire dall’agosto 2011, quando l’uccisione di Mark Duggan, un 29enne inglese di origini caraibiche noto all’unità Trident della Met per essere il fondatore della banda Star gang specializzata in traffico di droga, di armi e rapine, al culmine di un controllo di polizia, scatenò un ciclo di rivolte razziali nelle principali città del paese, colpendo soprattutto Londra.

Da quella data, mentre la pratica del search-and-stop adottata dalla Met in seguito agli attentati di Londra del 2005 è stata sempre più scoraggiata sino al quasi totale abbandono dietro l’accusa di profilazione razziale insieme all’interesse nella sorveglianza delle bande etniche per simili motivi, quest’ultime hanno interpretato la ritirata come una vittoria conseguita per mezzo delle rivolte dando luogo ad un ciclo di violenza lasciato volutamente scorrere e di cui sia il governo che il sindaco sembrano essersi accorti soltanto adesso che Londra registra più omicidi di New York.


La polizia “non assente, ma meno visibile” del sindaco Sadiq Khan

Un’inchiesta del Financial Times dell’aprile 2017 ha svelato che tra il 2016 ed il 2017 i crimini con arma da fuoco sarebbero aumentati del 42% e quelli con armi bianche del 24%. Un’altra inchiesta del London Evening Standard dello stesso anno basandosi sui numeri forniti dalla Met ha invece fatto luce sull’allarmante fenomeno dei crimini commessi con autoveicoli e biciclette rubate; 1500 i motocicli rubati mensilmente nell’area londinese per un totale di 13005 tra maggio 2016 e maggio 2017, in aumento del 41% rispetto all’anno precedente.

Nonostante i numeri, non è solo Londra ad essere colpita dagli effetti perversi del banditismo, ma l’intera Gran Bretagna: nel 2007 a Glasgow erano presenti più bande che a Londra, secondo i dati forniti dai rispettivi corpi di polizia, 170 contro 169, sebbene quelle londinesi presentassero una maggiore propensione al ricorso all’omicidio; a distanza di dieci anni, sempre basandosi sulle statistiche della Met, le bande presenti londinesi sarebbero salite a quota 171 e contribuirebbero al 60% delle sparatorie e dei crimini con arma da fuoco.

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La difficoltà di implementare in Gran Bretagna una politica in stile Giuliani basata sulla tolleranza zero, rende necessaria un’indagine approfondita sui reali fattori alla base di questa esplosione della cultura del banditismo di strada, perché secondo uno studio commissionato dall’Home Office, il dicastero britannico per gli affari interni, datato 2011, circa il 6% dei giovani inglesi e gallesi tra i 10 e i 19 anni farebbe parte di una banda. Sorious Samura, un regista e documentarista sierraleonese, ha avuto il coraggio di approfondire il legame tra provenienza etnorazziale e criminalità, scoprendo dei fatti interessanti. Attingendo dalle registrazioni collezionate dalla Met tra il 2006 ed il 2009, il regista ha scoperto che oltre due terzi delle violenze sessuali denunciate nella Grande Londra vengono commessi da persone di origine africana. I risultati delle sue indagini sono stati oggetto di grande discussione in tutto il Regno Unito e poi trasposti per il piccolo schermo in Dispatches: Rape in the City.

Restando sul controverso tema razziale, un’indagine del think tank londinese Centre for Social Justice ha invece evidenziato che le bande attive tra Manchester e Londra siano prevalentemente formate da “persone di colore”, ossia di origine africana, centro-asiatica e caraibica. Oltre a questo dal rapporto del ministero della giustizia del 2016 sulla “Razza e il sistema di giustizia penale” emerge che

1) i neri hanno una probabilità quattro volte maggiore di essere vittime di omicidio rispetto ai bianchi;

2) il tasso d’incarcerazione tra i neri è tre volte e mezzo superiore rispetto ai bianchi;

3) gli adolescenti presentano un tasso d’incarcerazione dieci volte maggiore rispetto ai coetanei bianchi;

4) il tasso d’incarcerazione nazionale per 10mila abitanti è 16, ed aumenta a 58 nella comunità dei neri britannici e a 47 tra persone di “razza mista”.

Sulla questione del legame tra etnia/razza/immigrazione e criminalità è stato scritto e detto molto, ma per non scadere nel becero razzismo è necessario andare oltre questo singolo fattore. Secondo Nick Ephgrave, senior officer della Met, il problema del banditismo giovanile non è soltanto legato e foraggiato dal classico espediente delle difficili condizioni socioeconomiche dell’ambiente di provenienza, ma sarebbe in parte causato dall’esportazione della cultura statunitense nel paese. Ephgrave, intervistato da diversi giornali britannici, ha spiegato come l’esperienza maturata in servizio lo abbia convinto dell’esistenza di una “cultura transatlantica” fatta di musica, moda, linguaggio e comportamenti dalle ripercussioni negative per la gioventù britannica.

Tottenham, uno dei quartieri più difficili di Londra. Una delle aree più toccate dalla rivolta razziale del 2011, ancora oggi ha tra i più alti tassi di disoccupazione e povertà del paese, ed è inoltre afflitto da numerosi problemi, quali il crimine organizzato, il traffico di droga, il banditismo giovanile e la difficile convivenza tra etnie.

Tottenham, uno dei quartieri più difficili di Londra. Una delle aree più toccate dalla rivolta razziale del 2011, ancora oggi ha tra i più alti tassi di disoccupazione e povertà del paese, ed è inoltre afflitto da numerosi problemi, quali il crimine organizzato, il traffico di droga, il banditismo giovanile e la difficile convivenza tra etnie.

Infine, Khan ha, in parte, ragione: i tagli alla sicurezza, all’educazione e all’assistenza sociale effettuati dal governo centrale dal 2011 ad oggi, circa 700 milioni di sterline, hanno pesato gravemente sulle capacità delle istituzioni locali di garantire i servizi essenziali alle fasce più deboli della popolazione e di seguire la situazione nei quartieri difficili. Secondo un’inchiesta del The Independent dal 2010 ad oggi gli effettivi in servizio nella Met sono diminuiti di circa 30mila unità, mentre sono stati chiusi 114 sportelli di polizia per i cittadini e 120 commissariati. Ma Khan ha anche delle colpe in quanto sindaco di una grande capitale. Innanzitutto ha mancato alla promessa di generare circa 49 milioni di sterline di entrate extra nel bilancio da devolvere alla sicurezza, inoltre ha sottovalutato il problema della polarizzazione spaziale e dell’esclusione sociale causata dalla sempre maggiore gentrificazione, scoraggiando fortemente pratiche come la stop-and-search. L’unica iniziativa, se così si può chiamare, di contrasto alla violenza giovanile è stato un appello agli adolescenti londinesi tramite il suo profilo ufficiale Twitter seguito dall’hashtag #LondonNeedsYouAlive.

Lo scorso anno, Khan fu il capofila di un movimento civile di protesta contrario alla visita del presidente statunitense Donald Trump a Londra, adducendo come motivo l’incompatibilità di visioni del mondo riguardo tolleranza, diversità e inclusione. Khan è lo stesso che ha fatto della lotta al body shaming nei manifesti e nei cartelloni pubblicitari e al razzismo in rete, in particolar modo su Twitter e Facebook, le priorità della sua agenda politica, lasciando che il degrado e la violenza interetnica dilagassero. Disuguaglianze economiche, esclusione, barriere razziali ad ostacolo della mobilità sociale, radicamento di una cultura della violenza e del banditismo di strada fra i giovani, in parte alimentato dal grande cinema e dall’esportazione dei lati nocivi della cultura yankee, disinteresse istituzionale al benessere dei cittadini e sistema giudiziario eccessivamente indulgente e permissivo; London has fallen, ma questa volta non è il titolo di un film.

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