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[Italia] 25 Aprile – Solo le masse popolari organizzate intorno al (nuovo) PCI possono liberare l’Italia – Partito dei CARC

I mesi che ci lasciamo alle spalle e gli sviluppi che possono dare alla mobilitazione delle masse popolari del nostro paese rendono questo 25 aprile una data importante. Giornata da valorizzare e utilizzare per diffondere ancor di più i valori della Resistenza, il pensiero di Antonio Gramsci e la storia del movimento comunista del nostro paese, per elevare e alimentare la lotta per l’attuazione delle parti progressiste della Costituzione Italiana e mobilitare e mobilitarsi per fare fronte alla crisi generale del sistema capitalista, e di lavorare alla rinascita del movimento comunista nel nostro paese e nel mondo. Quando diciamo che la Resistenza è stata il punto più alto raggiunto dalla classe operaia nella sua lotta per il potere, affermiamo insieme almeno due aspetti:

  1. il ruolo assunto dal Partito Comunista rispetto alla classe operaia e al resto delle masse popolari;
  2. il senso della costruzione del nuovo potere, aspetto questo che vede nella Resistenza un esempio magistrale.

Il Partito comunista, la clandestinità e l’avanguardia della classe operaia

Il Partito comunista di quegli anni fu protagonista di una battaglia tenace, sempre più difficile, all’interno del Paese, contro il regime terroristico della borghesia: il fascismo. In questo contesto il Partito comunista italiano riuscì ad assumere il ruolo più influente, radicato, cosciente e organizzato che abbia mai avuto nella storia del paese.

Le masse popolari hanno bisogno di un partito clandestino che attragga dalla parte del comunismo ed educhi al comunismo la parte più avanzata dei lavoratori, in particolare degli operai, che divenga quindi più rapidamente possibile l’avanguardia organizzata della classe operaia; quindi, un partito, che deve diventare presente con le sue cellule almeno nelle gran parte delle aziende capitaliste e nelle aziende pubbliche. Non solo, bisogna che questa avanguardia organizzata conduca le grandi masse passo dopo passo, guidando la loro attività, all’instaurazione della dittatura del proletariato. Questo è il compito storico che in Italia ha assunto il (n)PCI (http://www.nuovopci.it/), partito della cui Carovana fa parte il Partito dei CARC.

Il 25 aprile è giornata che si presta all’approfondimento e discussioni fondamentali per il movimento comunista oggi, a partire dalla discussione di testi come ad esempio quello pubblicato dal Nuovo Partito Comunista Italiano dal titolo “I quattro temi principali da discutere nel movimento comunista internazionale” (http://www.nuovopci.it/scritti/i4temi/index.html#inizio) e in generale del bilancio dell’esperienza della Resistenza antifascista nel nostro paese come nell’opuscolo “Il punto più alto raggiunto finora nel nostro paese dalla classe operaia nella sua lotta per il potere” (http://www.carc.it/1995/04/24/il-punto-piu-alto-raggiunto-finora-nel-nostro-paese-dalla-classe-operaia-nella-sua-lotta-per-il-potere-carc/). In ultimo informiamo i nostri lettori che il nuovo Partito Comunista Italiano si sta dotando di un Glossario (http://www.nuovopci.it/glossario/indgloss.html): il marxismo (marxismo-leninismo-maoismo) è la scienza delle attività con le quali gli uomini hanno fatto e fanno la loro storia. Come ogni scienza, essa procede per categorie (concetti). Ogni categoria è riproduzione nelle mente di un oggetto o aspetto o relazione reale ed è elaborata prescindendo (astraendo) da alcuni tratti del suo oggetto reale, ritenendo solo quelli importanti ai fini della teoria nella quale la categoria compare. Ad esempio nella zoologia di ogni uccello si considera solo il fatto che è un animale che vola e si riproduce tramite uova. Ogni categoria ha un nome (denominazione, vocabolo). Quasi sempre lo stesso vocabolo nel linguaggio corrente ha anche significati diversi da quello che ha nel marxismo. Spesso succede che chi legge un testo marxista non capisce o capisce male perché dà al singolo vocabolo un significato che esso ha nel linguaggio corrente, diverso da quello che ha nel marxismo. Il Glossario illustra il significato di vocaboli e espressioni ricorrenti nei testi marxisti.

La costruzione del nuovo potere

Costruire nuovo potere, invece, nella Resistenza ha significato la costituzione del CLN e la sua attività nel costituire in ogni azienda pubblica o capitalista, in ogni scuola, in ogni quartiere organizzazioni operaie e organizzazioni popolari che assumono il ruolo di nuova autorità pubblica. Le nuove autorità pubbliche nella Resistenza erano i CLN, il Partito comunista le dirigeva e orientava sia direttamente (perché furono i comunisti e parte dei socialisti i principali, non gli unici, animatori di quel processo) sia indirettamente attraverso la politica da fronte con altre forze politiche.

Il primo aspetto, la costruzione di Nuove Autorità Pubbliche, dimostra una volta di più come la mobilitazione, la partecipazione e il protagonismo delle masse popolari siano il fattore decisivo per far fronte almeno in qualche misura, da subito, agli effetti più gravi della crisi e soprattutto per avanzare verso l’obiettivo di salvaguardare e ricostruire il nostro paese. Tale mobilitazione esiste di suo, è inevitabile che esista: concretamente e in mille forme le masse popolari si attivano spontaneamente per fare fronte agli effetti della crisi. Chi pensa che sia sufficiente una grande e dispiegata mobilitazione popolare per invertire il corso delle cose sbaglia, esattamente in modo speculare a come sbagliano coloro che non riconoscono nelle mobilitazioni che già oggi esistono le qualità positive e le potenzialità di sviluppo che portano con sé, l’esempio che offrono, l’entusiasmo che seminano, la spinta all’emulazione che alimentano.

Questo è quanto fecero i CLN diffusi in tutto il paese durante la Resistenza, questo quello che in certa misura fecero le masse popolari organizzate nel nostro paese per cacciar via le truppe nazifasciste dalla propria terra, questo quello che dobbiamo imparare a fare oggi per farla finita con le forze occupanti del nostro paese rappresentate dai poteri forti, dai gruppi imperialisti americani e sionisti, dal Vaticano e dalle altre forze feudali che assumono il ruolo di centri di potere all’interno del nostro paese (mafia, logge massoniche ecc.).

Le masse popolari imparano a lottare, imparano a vincere, se e nella misura in cui le loro organizzazioni più prossime, le organizzazioni operaie e popolari, avanzano nell’assunzione del ruolo che storicamente sono chiamate ad assumere e ad assolvere: trasformarsi da “centri autorevoli dell’organizzazione e della mobilitazione popolare” in Nuove Autorità Pubbliche che indicano caso per caso quali sono le misure da adottare su questo o quell’ambito e chiamano alla mobilitazione per realizzarle. Devono cioè competere con le autorità della Repubblica Pontifica (lo Stato italiano e il suo manovratore occulto, il Vaticano) nell’orientamento e nella mobilitazione delle masse popolari. Se le organizzazioni operaie e popolari lo faranno, per quanto sembri difficile, impareranno a farlo meglio, impareranno a coordinarsi per farlo in ambiti via via più vasti, impareranno ad alimentare quel processo di mobilitazione che porta alla costruzione di nuove organizzazioni operaie e popolari per intervenire e dirigere ambiti della vita sociale, politica, economica che oggi sono monopolio delle autorità della Repubblica Pontificia.

Il secondo aspetto, la politica da fronte, è pratica che i comunisti attuano da quando il socialismo è diventato scientifico, essa si compone di tre ambiti: 1. dibattito franco e aperto relativo all’analisi della situazione, al bilancio del movimento comunista (nel caso in cui si tratta di organizzazioni che si professano comuniste), al programma, ai metodi di lavoro, alla linea generale e alle linee particolari; 2. unità di azione in tutti i casi in cui l’obiettivo almeno immediato è comune; 3. solidarietà reciproca senza condizioni di fronte alla repressione borghese. In particolare il primo punto, il dibattito franco e aperto, assume oggi un ruolo determinante. Concezione, analisi, linea, metodi per avanzare fino alla vittoria della rivoluzione socialista sono una questioni determinanti e strategiche per tutte le organizzazioni politiche che si prefiggono questi obiettivi con responsabilità e onestà. Non si tratta, invece, come spesso finisce per essere concepito di un match tra organizzazioni né di una schermaglia tra personaggi al modo dei talk show televisivi. Natura della crisi e vie d’uscita, ruolo dei comunisti e natura della loro organizzazione, piano per arrivare all’instaurazione del socialismo, analisi della situazione e linea d’azione sono temi decisivi e da sperimentare nella pratica e nello sviluppo delle condizioni oggettive.

La storia del movimento comunista dimostra come la costruzione di un fronte senza dibattito ideologico, senza una idea chiara di cosa questo fronte dovesse fare e soprattutto senza un’idea chiara di quale fosse il ruolo dei comunisti in questo processo ha portato a esperienze fallimentari e catastrofiche per la classe operaia e le masse popolari nel secolo scorso (vedi http://www.nuovopci.it/voce/voce53/bilanfps.html). La lotta fra le idee (idee giuste contro idee sbagliate) è parte della lotta per affermare un orientamento giusto (adeguato) alla mobilitazione pratica delle masse popolari organizzate, contrastare le idee sbagliate che alimentano disfattismo, rassegnazione e sfiducia, attendismo e fatalismo. La lotta contro le idee sbagliate in seno al movimento rivoluzionario è quindi parte della guerra popolare rivoluzionaria e ha la forma della lotta ideologica.

Chiudiamo riproponendo un articolo di Resistenza che più di altri dà il senso pratico di quello che significa raccogliere dalla storia esempi utili per costruire la rivoluzione socialista oggi!

Buona lotta, costruiamo il nuovo 25 aprile!

***

Da Resistenza 4-2017

L’esempio della giunta del CLN di Sesto San Giovanni nel 1945

Il 26 aprile 1945, dopo la liberazione dal regime nazifascista a Sesto S. Giovanni il CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) cittadino occupò il Municipio e instaurò la prima amministrazione libera del dopoguerra. Il CLN era un’organizzazione politica e militare sorta in seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943, con la funzione di coordinare le forze antifasciste e dirigere le azioni politiche della Resistenza, sia in montagna che nelle città. Ne facevano parte rappresentanti del Partito Comunista Italiano, Partito d’ Azione, Partito Socialista Italiano, Democrazia Cristiana, Partito Liberale Italiano, Partito Repubblicano Italiano, Democrazia del Lavoro. Obiettivo primario e comune era l’abbattimento del Regime, ma, a Liberazione avvenuta si occupò direttamente della gestione amministrativa con atti di governo che andarono a sostituire l’autorità vacante.

La prima Giunta sestese, sua diretta emanazione, rimase in carica fino all’aprile 1946, quando si svolsero le prime elezioni libere del dopoguerra. Venne nominato Sindaco Rodolfo Camagni, conosciuto con il nome di battaglia “Venanzio”, operaio calibrista alla Breda, iscritto al PCI clandestino fin dalla sua messa al bando a opera del Fascismo.

Questa prima giunta ebbe essenzialmente carattere d’urgenza e fu volta principalmente a risolvere i gravi problemi da cui era afflitta la popolazione dopo tutti quegli anni di oppressione e dalla guerra: fame, mancanza di abitazioni, problemi sanitari, povertà, mancanza di servizi essenziali, ecc. Questa amministrazione fu espressione della classe operaia sestese, che con la lotta armata aveva non solo liberato la città, ma anche salvato le fabbriche che i tedeschi avrebbero voluto smantellare e trasferire in Germania. I sestesi pagarono la libertà con 317 morti, oltre 700 deportati e centinaia di arrestati. Quelle prime giunte del CLN furono forse l’unico esempio, nella storia italiana, di governo della classe operaia e delle masse popolari, che all’affermazione dei loro interessi generali e particolari facevano riferimento in ogni loro azione.

Uno dei primi atti compiuti da questa giunta fu l’abolizione della legge fascista n. 1728 sulla discriminazione della razza ebraica, tutti i cittadini tornarono ad essere uguali.

Per far fronte al problema della mancanza di cibo, uno dei problemi più pressanti, vennero requisiti tutti i generi alimentari che superassero il fabbisogno giornaliero familiare e in seguito queste derrate vennero redistribuite a chi invece non aveva il minimo necessario per nutrirsi. Le numerose aziende presenti sul territorio furono costrette a fornire un certo numero di pasti gratuiti per i loro dipendenti e non solo, a seconda del numero dei dipendenti una certa percentuale di piatti doveva essere destinata ai meno abbienti. Il “tavolo del reduce” forniva cibo a chi non se lo poteva permettere. Tutti i terreni comunali furono destinati alla coltivazione di ortaggi in modo da sopperire alla mancanza di alimenti. Agli ammalati vennero concessi supplementi di generi annonari.

Sul fronte della mancanza di alloggi venne fatto prima un censimento e poi la requisizione degli appartamenti sfitti o occupati da ex fascisti in favore di sinistrati o ex internati. Per quanto riguarda i criteri di assegnazione la priorità era data agli ex partigiani o ai reduci dai campi di concentramento. A Sesto infatti gli sfollati erano oltre 4.000 con i disagi che si possono ben immaginare.

Un altro problema pressante era quello dell’assistenza sanitaria, soprattutto per le fasce del proletariato più povero. La Mutua Sanitaria Sestese si occupava delle categorie più disagiate. Molti servizi sanitari che fino a prima della Liberazione erano stati gestiti da privati vennero resi pubblici, come ad es. il Pronto Soccorso, il trasporto degli ammalati tramite autolettiga, l’ambulatorio per i poveri e il Policlinico del Lavoro. La Giunta istituì anche un servizio medico-scolastico per tutti gli studenti di ogni grado e pose i presupposti per la creazione del futuro ospedale cittadino.

Non solo delibere con carattere d’emergenza dunque, ma anche progetti a più lungo termine per le esigenze delle masse popolari.

Una serie di opere pubbliche vennero deliberate al fine di diminuire la disoccupazione dovuta alla riconversione delle fabbriche alla produzione di pace: estensione della rete fognaria e dell’acquedotto cittadino, sistemazione della rete stradale, ristrutturazione delle scuole lesionate dalla guerra.

Ma il CLN agì anche da organizzazione politica e sindacale: ad esempio nominando i commissari straordinari in importanti aziende sestesi come la Osva, la Zaneboni, la Redaelli, la Kurt Georgi, sostituendo i fascisti, epurati. Come organismo sindacale sostenne la costituzione dei consigli di gestione paritetici nelle fabbriche e intervenne anche in un caso di incidente sul lavoro.

Il pagamento delle tasse scolastiche venne sospeso per i figli dei partigiani ed ex internati, mentre i figli delle famiglie implicate con il fascismo furono costrette a pagare anche gli arretrati dal 1942.

Per i lavoratori vennero istituite scuole serali professionali e per i figli del proletariato che non potevano permettersi le vacanze estive venne istituita una colonia.

Come si può notare, l’attività della giunta fu completamente volta alla risoluzione delle problematiche delle masse popolari, a volte anche derogando alle disposizioni di legge, benché non fosse lasciato alcuno spazio a compromessi, arbitri o raccomandazioni di sorta. La popolazione riconobbe certamente queste qualità e ciò è testimoniato dai risultati conseguiti alle prime elezioni libere del 1946: votò l’87,5% degli aventi diritto, PCI e PSIUP ottennero insieme il 71,1% dei consensi, con l’ex sindaco Rodolfo Camagni che conseguì oltre 11.000 voti di preferenza. Le elezioni furono la ratifica dell’opera svolta dall’Amministrazione guidata dal CLN.

Sorgente: [Italia] 25 Aprile – Solo le masse popolari organizzate intorno al (nuovo) PCI possono liberare l’Italia – Partito dei CARC

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