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In Siria basta raid impulsivi e inutili. L’unica strada è la diplomazia | Rep

Intervento del leader laburista: l’attacco militare di May, Macron e Trump è inconcepibile. Per salvare la Siria e il mondo da una nuova guerra fredda servono leader politici e morali

di Jeremy Corbyn

Sono momenti gravi. Dopo gli attacchi missilistici in Siria, è il momento di impegnarsi a fondo per la pace. La sconsideratezza con cui il ministro degli Esteri britannico, Boris Johnson, domenica, ha detto che il conflitto adesso proseguirà il suo corso attuale e che i negoziati di pace sarebbero un “qualcosa in più” è un’inammissibile abdicazione di fronte alla responsabilità e alla moralità.

Questa guerra devastante è già costata più di 500mila vite umane e ha provocato 5 milioni di profughi e 6 milioni di sfollati. Dobbiamo mettere al centro della scena un negoziato per una soluzione politica, non scivolare in un nuovo ciclo di reazioni e controreazioni militari. Il prolungato intervento militare in Siria non è stato di alcun aiuto. La Siria è diventata teatro di azioni militari di potenze regionali e internazionali come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Russia, la Francia, la Turchia, l’Iran, l’Arabia Saudita, Israele, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti.

Il raid aereo di sabato contro siti ritenuti collegati alla produzione di armi chimiche da parte delle forze armate siriane è stato sbagliato e al tempo stesso mal congegnato. O è stata un’azione puramente simbolica o è stato un preannuncio di un’azione militare più ampia. Questo farebbe rischiare un’escalation sconsiderata della guerra e del numero di vittime, e il pericolo di uno scontro diretto fra Stati Uniti e Russia.
Chiudere gli occhi di fronte all’uso di armi chimiche è impensabile. Il loro impiego rappresenta un crimine, e i responsabili devono essere chiamati a renderne conto. Il governo Assad, secondo l’accordo del 2013, sostenuto dalle Nazioni Unite, avrebbe dovuto sbarazzarsi di tutte le sue scorte di armi chimiche, e ne erano state distrutte centinaia di tonnellate sotto la supervisione dell’organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, della Russia e degli Usa. Contrariamente a quello che viene affermato, all’epoca, e di nuovo nel 2015 e nel 2016, era stato raggiunto un accordo, in seno al Consiglio di sicurezza, per un sistema di ispezioni indipendente, gestito dall’Onu, sulle armi chimiche. Quel sistema piò e deve essere ristabilito, come propongono entrambi gli schieramenti nel Consiglio di sicurezza.

Agli ispettori dev’essere data piena libertà d’accesso per raccogliere prove, e poteri aggiuntivi. La Russia deve rispettare gli impegni assunti nel 2013 e bisogna esercitare pressioni sul Governo Assad perché collabori alle indagini sullo scempio di Douma. Lo stesso criterio dev’essere applicato ai gruppi armati dell’opposizione, alcuni sostenuti dall’Arabia Saudita o dall’Occidente, che sono stati coinvolti nell’uso di armi chimiche. La pressione sui soggetti riconosciuti responsabili dell’uso di tali armi può essere esercitata anche attraverso sanzioni, embarghi e, se necessario, attraverso il Tribunale penale internazionale.

Ci sono moltissime cose che si possono fare subito, senza gettare altra benzina sul fuoco dell’incendio siriano. Alcuni sono scettici riguardo all’efficacia della diplomazia multilaterale. Ma è essenziale insistere sulla legalità e l’approvazione dell’Onu per qualsiasi ulteriore azione militare. Non possiamo accettare l’inevitabilità di una “nuova guerra fredda”, come ha ammonito il segretario generale dell’Onu António Guterres. Anche abbandonare la retorica di un confronto infinito con la Russia potrebbe contribuire a stemperare le tensioni.

L’azione militare intrapresa durante il weekend è molto contestabile sul piano giuridico. La giustificazione fornita dal governo britannico, che poggia sulla dottrina fortemente contestata dell’intervento umanitario, non regge: senza l’autorità dell’Onu, siamo di nuovo di fronte ai governi di Stati Uniti e Gran Bretagna che si arrogano l’autorità di agire in modo unilaterale, un’autorità che non possiedono.
Il fatto che il primo ministro May abbia ordinato gli attacchi senza l’autorizzazione del Parlamento non fa che sottolineare la debolezza di un governo che in realtà stava soltanto aspettando l’autorizzazione di un presidente americano bellicoso e instabile. Ulteriori azioni militari sarebbero un atto sconsiderato. Ancor più che nel caso dei disastrosi interventi in Iraq, Libia e Afghanistan, il protrarsi della guerra in Siria reca con sé il pericolo di un conflitto più ampio, che partirebbe dalla Russia e trascinerebbe dentro la Turchia, l’Iran, Israele e altri.

E non c’è nessun progetto politico pronto. La Libia è l’esempio più recente, e catastrofico, di un’operazione militare lanciata senza pensare minimamente alle conseguenze politiche. E nel frattempo, la campagna di bombardamenti saudita nello Yemen, sostenuta da Londra, è un disastro umanitario. Una soluzione diplomatica che renda possibile la ricostruzione del Paese, il ritorno a casa dei profughi e la creazione di un contesto politico che permetta ai siriani di decidere del proprio futuro è più urgente che mai. Tutto questo, e non una nuova campagna di bombardamenti, è quello che vuole il popolo britannico dal proprio governo. C’è bisogno di leadership morale e politica, non di risposte militari impulsive.

– Copyright Guardian News
& Media Ltd 2018
Traduzione di Fabio Galimberti

Sorgente: In Siria basta raid impulsivi e inutili. L’unica strada è la diplomazia | Rep

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