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Il Tar: «In Puglia pochi medicil’assistenza non è garantita» – La Gazzetta del Mezzogiorno

I giudici annullano le piante organiche della Asl: La Regione non può solo tagliare. Ma dalla Sanità rassicurano: nei fatti non accadrà nulla, parametro superato

Massimiliano Scagliarini

BARI – Le dotazioni organiche delle Asl approvate dalla giunta Vendola tra 2011 e 2012, e nei fatti tuttora vigenti, non garantiscono la presenza del numero minimo di medici necessari a coprire i Livelli essenziali di assistenza. E poco conta se quegli organici sono stati determinati sulla base del tetto di spesa per il personale: il piano di rientro, con i suoi vincoli finanziari, secondo il Tar di Bari «resta un mezzo, non certo il fine delle scelte politico-amministrative della Regione in materia sanitaria».

Per questo i giudici amministrativi hanno annullato le delibere con le dotazioni organiche delle sei Asl, del Policlinico, dei «Riuniti» di Foggia e dell’Oncologico, cioè dei documenti che dicono quanti medici servono in ciascun reparto. E se la decisione, che comunque verrà appellata, non dovrebbe avere alcun impatto pratico (il numero di medici in servizio – si fa notare in Regione – è ancora più basso rispetto a quello previsto dalla pianta organica), il principio espresso dal Tar (sentenze 566, 569, 571 e 572, seconda Sezione, presidente Adamo) è destinato a far discutere: prima ancora di badare ai bilanci, scrivono i giudici, è necessario «soddisfare il bisogno di servizi sanitari essenziali della popolazione». Di più: pur essendoci un vincolo (il tetto di spesa previsto dal Patto per la salute), secondo il Tar «l’obiettivo di riduzione della spesa per il personale non è inevitabile se la Regione reperisce la copertura finanziaria del maggior costo» attraverso il bilancio autonomo. Se così non fosse, ragiona il Tar, quegli stessi vincoli sarebbero incostituzionali. Invece le scelte effettuate all’epoca dalla giunta Vendola «hanno dichiaratamente anteposto il rispetto dei limiti di spesa per il personale all’appropriatezza della prestazione sanitaria».

Il ragionamento, ben argomentato nei ricorsi che gli avvocati Alessandra Miglietta e Angela Villani hanno presentato per conto del sindacato Anpo-Ascoti-Fials Medici, può essere esemplificato così. Un medico ospedaliero lavora 1.433 ore l’anno. Per garantire la presenza di un unico medico in un reparto che fa servizio di elezione 12 ore dal lunedì al sabato servono tre unità di personale, che diventano quattro per garantire la reperibilità notturna e festiva. Per un reparto che deve coprire anche degenze e guardie, i medici necessari salgono a 9. La Regione, scrivono i giudici, ha «correttamente» deciso di «utilizzare l’orario di servizio del personale sanitario per stabilire il fabbisogno della dotazione organica in relazione ai tempi delle prestazioni sanitarie corrispondenti ai Lea». Ma ha prodotto «una condizione di forte sottodimensionamento della dotazione organica in molte strutture», in quanto il numero effettivo di medici è «significativamente inferiore»rispetto a quello «regolamentare»: «È del tutto evidente – a giudizio del Tar – che, venendo in rilievo un servizio essenziale che non può essere interrotto, la scopertura dell’organico determina inevitabilmente l’intensificazione dei turni di ciascun dirigente medico ben oltre l’orario d’obbligo».

Stando così le cose, le Asl dovrebbero rivedere le dotazioni organiche, cosa che comunque dovrà avvenire a breve. «Nessuno – è il commento del presidente regionale di Ampo-Ascoti-Fials Medici, Francesco Vitale – ha tenuto presente l’esigenza di garantire i Lea. Non si tratta di tutelare una sigla sindacale o una categoria ma la salute dei pazienti pugliesi. I cittadini hanno ragione a dire che non è normale quanto vedono negli ospedali, ma la colpa non è del personale».

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Tuttavia, dal Dipartimento della Salute della Regione, preannunciando appello al Consiglio di Stato, fanno sapere che nei fatti non accadrà nulla: quel parametro è da considerarsi superato.

Sorgente: Il Tar: «In Puglia pochi medicil’assistenza non è garantita» – La Gazzetta del Mezzogiorno

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