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I misteri di un attacco chimico quasi a orologeria – remocontro.it

L’Europa e Trump affilano le armi dopo i morti di Douma, mentre Israele già bombarda la base aerea governativa di Homs, colpendo anche russi e iraniani.
– Qualcuno esprime già i primi dubbi sul reale svolgimento dei fatti.
– Dietro le quinte si agitano gli spettri di una diplomazia “parallela”, che s’indigna solo adesso, dopo 500 mila morti

di Piero Orteca

Calma e gesso, dicevano i vecchi giocatori di biliardo. Perché spesso i colpi ritenuti più facili o “lisci lisci” erano quelli che ti facevano perdere la partita. Calma e gesso, diciamo anche noi, parlando non di colpi, ma di “colpe”: quelle relative al presunto attacco chimico di Douma, in Siria, dove le truppe del padre-padrone Assad sono accusate (dall’Occidente) d’avere bombardato i civili usando i gas. Mossa sventurata, alla quale ora Trump vuole rispondere, preannunciando attacchi missilistici. Qualcuno (forse esagerando un tantino) ha sentenziato che a Douma trattasi di “nervino”. Come quello che sarebbe stato impiegato per fare la festa all’ex spia russa Skripal e alla figlia. Di cui nessuno, però, parla più.

Anche perché il Cremlino ha reagito alla guerra diplomatica scatenata dalla premier britannica May e dal suo chiacchierone Ministro degli Esteri Boris Johnson, con durezza e contrattaccando. Putin ha sporto una specie di querela per diffamazione all’Onu, con ampia facoltà di prova. E ha persino chiesto alla OPCW (Organization for Prohibition of Chemical Weapons, la traduzione è superflua) di fare tutte le indagini del caso, su quella che più tempo passa e più assomiglia a una bufala. Come ha subito fatto sapere il Mossad, arcinoto servizio segreto israeliano. Agenzia che difficilmente ne sbaglia una, anche se Netanyahu, in questa fase, avrebbe tutto l’interesse a sposare la tesi di chi vede Putin solo ed esclusivamente come il “cattivo”. Mentre Trump interpreterebbe la parte del “buono”.

Lo stesso scenario si sta ripetendo in Siria. Assad è un tiranno, alquanto sanguinario pure, ma accusarlo (senza alcuna seria verifica) di truccare la partita, ora che ha già vinto a mani basse, suona strano. Molto strano. Cui prodest? Dicevano i latini. Già, a chi serve cotanto scombiccherato caravanserraglio di accuse che rimette sul banco degli imputati, guarda tu, Russia e Iran? Accuse pericolosissime per tutti, perché basta poco a far diventare la palla di neve una catastrofica valanga, Se lo chiedono anche a Gerusalemme, dove stanno attenti a non sbagliare una mossa e si fidano solo dei loro 007. Figurati se credono alla Cia e a tutta la compagnia di processione dei Servizi occidentali, che arrivano quasi sempre il giorno dopo e arrangiano analisi “compiacenti” per non scontentare i rispettivi governi. Non tutti, è ovvio.

Gli italiani, sia detto senza alcun nazionalismo “retrò”, per esempio, sono tra i migliori. E, come nell’affaire Skripal, forse il nostro esecutivo è stato costretto legare l’asino dove gli ha detto il padrone. A Washington. Nel caso del presunto attacco chimico a Douma, però, è tutto diverso. E più pericoloso. Si tratta, aprite gli occhi, di una partita di giro: Trump si vuole ritirare dalla Siria e qualcuno (anche al Pentagono) lo vuole convincere a ripensarci. I ribelli islamici anti-Assad, in cuor loro, hanno accolto il presunto attacco chimico come una benedizione. Dal canto suo, Israele non ha perso tempo, attaccando la base “T4”, l’aeroporto militare di Homs, con due F-15. Facendo 12 morti e sfidando gli iraniani e i russi, entrambi massicciamente presenti in quell’installazione.

Il “think tank” Debka, vicino ai Servizi di Gerusalemme, in un’analisi-flash ha però espresso dubbi sul fatto che a Douma Assad abbia lanciato un vero attacco chimico. Non gli servirebbe e, anzi, sarebbe un boomerang. Insomma, la cosa puzza di bruciato. Qualcuno parla anche dell’imminenza di un attacco missilistico americano (cruise?) contro Assad (e gli iraniani), che Trump aveva annunciato un mese fa. Su pressioni del Pentagono. I fatti di Douma, in definitiva, calzano a pennello per giustificare il cambio di strategia della Casa Bianca. Troppo a pennello, per i nostri gusti. Una rivoluzione anti-Iran e anti-russa che si è accentuata dopo l’arrivo al Dipartimento di Stato di Mike Pompeo e al Consiglio per la Sicurezza Nazionale di John Bolton. Due “duri e puri” della prima ora.

Entrambi vogliono rimangiarsi il “gentlemen’s agreement”, il tacito accordo raggiunto da Trump e Putin per risolvere la guerra in Siria. Rivendendosi i curdi, vera carne da cannone per la diplomazia occidentale, subito tartassati dai turchi di Erdogan. Certo, spezza il cuore vedere i civili e i bambini massacrati a Douma. Ma spezza anche il cuore e solleva sconcerto l’atteggiamento di chi solo adesso si “indigna”, dopo 500 mila morti per una guerra scatenata in Siria da un Occidente avido di riconquistare i passati fasti, frutto di un becero colonialismo che ci ha precipitati in un secolo di conflitti senza fine. Calma e gesso, quindi. La verità, spesso, non è quella che sembra più ovvia. Specie in politica estera.

 

Sorgente: I misteri di un attacco chimico quasi a orologeria

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