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I due Matteo: Aventino sold out – nuovAtlantide.org

di Alfredo Morganti – 17 aprile 2018

Carmelo Lo Papa su ‘Repubblica’ ci informa che in Matteo Salvini sta maturando una svolta aventiniana. E due. Non bastava il PD a ritirarsi orgogliosamente e furbescamente sul fatidico Colle romano, ora ci sta pensando anche l’altro Matteo. Tra un po’ lassù in cima dichiareranno il sold out. Già vedo i cartelli: tutto esaurito, solo posti in piedi. Degna fine di un modo di intendere la politica che stride totalmente con il nuovo panorama di regole quasi proporzionale e con il tripolarismo politico di oggidì. Il riferimento permanente di questi geni della comunicazione politica restano sempre e solo le urne, gli umori del ‘popolo’, il consenso da conquistare passo passo e da mantenere come contasse solo quello e non anche la responsabilità di “agirlo” nell’arena politica in termini di interesse generale. Se continuerà questa giostra di ‘dai e vai’, scatterà la dead line del 9 maggio (ultima a consentire ancora il voto a giugno) e saremmo costretti a spingere l’orizzonte delle possibili urne a novembre. Nel frattempo, tutti i raggruppamenti, le coalizioni e i movimenti si sentiranno obbligati (e dunque potranno dire di essere stati ‘costretti’ dalle circostanze) ad ascoltare il Capo dello Stato e addivenire, nel caso, a una forma di Governo del Presidente (del genere ‘larghissime intese’) come tirati dalle giacchette. Una formula mesi fa tanto vituperato e oggi unica via. Finale inglorioso e davvero degno di una viltà generalizzata.

La domanda è: ma siete sicuri che non sia meglio riandare a votare? Voi dite che non cambierà niente? Che sarebbe solo tempo perso? Io non credo. L’elettorato si pronuncerebbe sull’avanspettacolo aventiniano di queste ore, e magari potrebbe dare una spinta a Lega e 5stelle affinché possano tentare assieme la sorte di Palazzo Chigi. Oppure al contrario, potrebbe bocciarli, rimettendo in campo altri soggetti. Un secondo ritorno alle urne ne impedirebbe di sicuro un terzo, perché sarebbe l’intero sistema politico a quel punto, a rischiare nella sua globalità. D’altra parte, siamo in campagna elettorale permanente, si facciano allora comparire le urne vere. L’alternativa è questo tatticismo senza tattica, questo giocare a moscacieca in una stanza già buia. Qualunque governo possa nascere da questo tergiversare sarà comunque peggiore della sua attuale assenza. È forse più avventuristico lasciare il testimone a degli spiantati venuti su da un terreno (il maggioritario mediatico) ma costretti a vangarne un altro (il quasi proporzionale tripolare). Quando il talento, la qualità e la cultura politica non ci sono, non si creano in quattro e quattr’otto, o per intuizione intellettuale. È la tara più grande dell’attuale classe politica da strapaese.

La prova più ardua per chi fa politica in un regime democratico-rappresentativo è il confronto, la trattativa, la mediazione, il compito intellettuale e morale di dare responsabilmente un governo al Paese sulla base di chiari punti programmatici. Nessuno degli outsider in corsa mi sembra all’altezza dei tempi e di questo compito (da Renzi a Salvini a Di Maio). Al più sono pronti a fare smargiassate se un ‘premio’ di maggioranza consegnasse loro l’esecutivo bello che pronto, come se fosse stato acquistato on line su Amazon. Gli elettori, al contrario, chiamati di nuovo alle urne, potrebbero dare loro la spinta di incoraggiamento giusta oppure la mazzata definitiva. Detto ciò, resta il clima plumbeo di questi giorni. Per questo dico: magari fossimo in Prima Repubblica. Allora, un governo anche balneare, anche di passaggio, anche di sguincio, purché seriamente consapevole dei propri compiti, si sarebbe senz’altro trovato. E per di più in continuità politica con il precedente. Oggi i ‘nuovi’ al massimo ti spacciano sottobanco un selfie o uno spot oppure una dichiarazione aventiniana. Poca roba davvero, e di scarsa qualità.

Sorgente: I due Matteo: Aventino sold out – nuovAtlantide.org

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