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Gaza. Primo martire nel quarto venerdì della grande marcia del ritorno

 

L’antidiplomatico – Liberi di svelarvi il mondo

Gaza. Primo martire nel quarto

Di Patrizia Cecconi – Gaza

 

Il fastidioso, interminabile ronzio dei droni oggi è più insopportabile del solito. Volano bassi e questo non è un buon segno. Ora controllano e prendono “le misure”, quelle che gli serviranno nel pomeriggio, quando migliaia di persone, dopo la preghiera, raggiungeranno “il popolo delle tende” lungo il confine dell’assedio per prendere parte alla grande marcia del ritorno,

Quella che si concluderà il giorno della “nakba”, la “catastrofe” che vide centinaia di migliaia di palestinesi cacciati dalle loro case, centinaia di villaggi distrutti e centinaia di morti tra uomini donne e bambini.
La marcia va avanti nonostante le minacce israeliane e la violenza che Israele ha già abbondantemente utilizzato nei tre precedenti venerdì in risposta a una manifestazione pacifica cui partecipano migliaia  di famiglie. Quanti feriti ci saranno oggi?

colpiti dai proiettili per restare invalidi,o intossicati dai gas micidiali che Israele può usare liberamente? Non lo sappiamo ancora. Sappiamo che il Parlamento europeo proprio in questi giorni si è praticamente spaccato in due, o quasi, votando una risoluzione che, a chi sta sul territorio del “conflitto” sembra a dir poco assurda. Il Parlamento europeo ha di fatto condannato i palestinesi per la marcia che chiede il rispetto della legalità internazionale e l’ha fatto, ancora una volta, servendo fedelmente la narrativa israeliana grazie all’utilizzo di uno dei termini magici capaci di tacitare le richieste di giustizia: Hamas. Hamas viene considerato come organizzatore della marcia, e questo non risponde al vero, e viene considerato come movimento terrorista anche quando partecipa a manifestazioni assolutamente pacifiche oltre che legalitarie. Ma tanto basta per distorcere la realtà e tacitare la coscienza, oltre che il Diritto universale, di fronte ai continui crimini israeliani.
Ma il Parlamento europeo, nel gioco cerchiobottista che confonde ulteriormente la realtà, dopo aver condannato Hamas, condannando di fatto i palestinesi rei di chiedere il rispetto del Diritto internazionale, ha anche dato  un buffetto sulla guancia a Israele perché alla richiesta palestinese – Hamas o non Hamas – di rispettare le Risoluzioni Onu ha risposto con eccesso di forza, causando in sole tre manifestazioni, 32 martiri e quasi 3000 feriti
Quindi l’invito non è a rispettare il Diritto ma a ridurre il numero delle vittime per non dar adito a critiche! Niente male per una dichiarazione partorita in quel che dovrebbe essere il grembo della legalità!
Ma da queste parti si risponde “mush mushkila”, non c’è problema, noi andiamo avanti lo stesso perché sappiamo che la ragione è dalla nostra parte.

Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio. Questo risponde il popolo della grande marcia del ritorno. E questo Israele non riesce a capirlo e crede di spezzare la resistenza e di poter seguitare a violare la legalità internazionale e il diritto universale all’infinito.

Mentre scriviamo intanto si registra la prima vittima nel nord della Striscia. esattamente a Jabalia. Un ragazzo colpito alla testa. La giornata sarà molto calda. I palestinesi seguiteranno a morire ma non si arrenderanno.
Israele sembra non aver ancora capito che ha solo due vie per trovare la pace: una si chiama giustizia, e l’altra si chiama soluzione finale, ma la seconda non potrà mai raggiungerla e la prima verrà raggiunta quando i suoi complici internazionali avranno qualche motivo per interrompere la loro complicità.
Comunque la grande marcia del ritorno, pur col suo alto prezzo di sangue e pur circondata dalle bugie mediatiche dell’Occidente e anche da qualche errore comunicativo interno, riesce a dimostrare al mondo che Gaza non striscia e i martiri non tolgono forza alla resistenza ma ne aggiungono. O Israele sarà costretto a entrare nell’alveo del Diritto universale o seguiterà a coprirsi di crimini e a vivere nell’incubo della vendetta del popolo che seguita a opprimere.

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