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Gaza, altra giornata di morti. Altro massacro di Israele

L’antidiplomatico – Liberi di svelarvi il mondo

Gaza, altra giornata di morti. Altro massacro di Israele. L’ONU e la comunità internazionale blaterano, ma non agiscono.Gaza, altra giornata di morti. Altro massacro di Israele. L’ONU e la comunità internazionale blaterano, ma non agiscono.

Si continua a parlare di “scontri”, e qualcuno oggi c’è stato, di “battaglia” tra Israele e Gaza, ma scontri e battaglie presupporrebbero, quantomeno, un minimo di parità di forze dispiegate sul campo. Israele è il terzo esercito meglio armato al mondo, i palestinesi dispongono di pietre, copertoni incendiari e qualche molotv, che non hanno comunque usato, non venerdì scorso, nemmeno oggi.

E perciò, aspettando che la farsa mainstream abbia inizio, un breve riassunto della giornata odierna, con qualche necessario riferimento a venerdì scorso.

Anche oggi, i palestinesi della Striscia di Gaza, hanno dato vita alla Great March of Return, una serie di marce, sit in e veglie, che andranno avanti fino al 15 maggio, volte a ricordare ad Israele ed al mondo intero che esistono. E resistono. E chiedono, pacificamente, e dopo 70 anni, l’applicazione della Risoluzione ONU 194 che prevede il diritto al ritorno di ogni palestinese espulso da Israele, nella propria terra. Mi preme ricordare che non c’è nessuna fazione politica, dietro queste iniziative. Che nascono invece da una spinta solo e tutta popolare, indipendentemente dall’appartenenza politica. Più precisamente, le iniziative sono state messe in campo dal Coordinating Committee of the March of Return (Comitato di Coordinamento della Marcia di Ritorno) che, in una dichiarazione, ha affermato che i profughi palestinesi sono pronti ad intraprendere delle marce pacifiche verso Israele per tornare alle loro case in conformità con le risoluzioni internazionali, come già riportato https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_nuova_forma_di_protesta_pacifica_palestinese_che_rischia_di_mettere_in_crisi_israele/13944_23509/

Da venerdì scorso, uno dei giorni più insanguinati di questa Striscia di terra, sotto occupazione ed assedio, i portavoce dell’esercito israeliano, nonché il ministro della Difesa, Avigdor Lieberman, hanno, non solo elogiato l’operato dei loro cecchini, quanto continuato a minacciare chiunque avesse osato avvicinarsi al border che separa la Striscia dai Territori del ’48.

 

“La maggior parte di loro erano terroristi ben conosciuti, membri attivi dell’ala militare di Hamas e del Jihad islamico, e non civili innocenti intenti a dar vita ad una protesta civile”, diceva Lieberman. ”Quella – ha precisato – è stata una provocazione organizzata ad arte dall’ala militare di Hamas, un tentativo di colpire la nostra sovranità”. No, non ci caschiamo, caro ministro. Venerdì scorso, erano di sicuro presenti membri di Hamas nonché del Jihad islamico, ma come cittadini palestinesi. Se fossero stati armati, non sarebbero stati impiegati “solo” 100 cecchini e, soprattutto, non avrebbero fatto ritorno incolumi nelle case rubate ai palestinesi. Il resoconto di venerdì scorso https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_grande_marcia_del_ritorno_i_nomi_di_tutti_i_palestinesi_assassinati_oggi_dal_regime_disraele/13944_23552/. Al numero dei morti, 16, mentre scrivevo, ne vanno aggiunti altri 6, secondo alcune fonti, 10, secondo altre. Difficile, non parlando l’arabo, riuscire ad essere più precisa.

Quel che è certo è che Israele, oltre al lancio di lacrimogeni, per cui sono stati scomodati i droni, ha fatto uso dei proiettili dumdum, o anche ad espansione.

Cosiddetti proprio per la loro capacità di espandersi, una volta a contatto con il corpo umano, e diventare letali. Proiettili vietati dalla convenzione dell’Aia, prima, e da quella di Ginevra poi. Eppure, ad Israele è consentito usarli. Usarli per uccidere.
Venerdì notte, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si era riunito per chiedere un’indagine indipendente su quanto accaduto a Gaza ma il solito vero degli USA ha bloccato anche la sola indagine. Figuriamoci un’eventuale, quanto inutile, condanna!

Memori degli accadimenti dello scorso venerdì, i palestinesi hanno portato centinaia di copertoni, lungo tutto il confine, con lo scopo di incendiarli per impedire all’esercito di occupazione di avere una buona visuale e giocare ancora al tiro a segno. Lo stesso dicasi per decine di specchi che, riflettendo le immagini, avrebbero dovuto confondere i tiratori scelti.
Sono stati allestiti cinque campi di tende, da 500 a 700 metri dal border Israele-Gaza, vicino alla buffer zone (300 metri di terra palestinese), imposta da Israele:

“Area di An-Nahda ad est di Rafah
“Area di Al-Najar ad est di Khuza’a a Khan Younis
“Campo di Al Bureij nella zona centrale
“Area di Malaka a est di Gaza City
“Abu Safiya a Jabalia e al checkpoint a Beit Hanoun, North Gaza

La Mezzaluna Rossa Palestinese ha allestito ospedali da campo, per offrire i primi soccorsi ai feriti, dal momento che dei 1416 riportati venerdì scorso, molti sono in condizioni gravi e tantissimi a rischio amputazione.

Le prime immagini, provenienti da Gaza stamani, mostravano donne anziane su carretti, donne che cucinavano, bambini, famiglie. Proprio come venerdì scorso. Niente armi. Israele non ci sta. Ha promesso di uccidere e lo ha fatto. I palestinesi, come preannunciato, hanno dato fuoco ai copertoni, creando una nube nera, densa, altissima. È servita? A poco. Israele ha comunque sparato lacrimogeni e cannonate d’acqua, per disperdere il fumo.

Ed un portavoce militare israeliano ha suggerito che Israele potrebbe impedire ai palestinesi di importare pneumatici nella striscia di Gaza. Avichay Adraee ha twittato: “Non lamentatevi se ci sarà una carenza di materiali, come le gomme”, aggiungendo che i palestinesi hanno permesso ad Hamas di “controllare loro e le loro vite”. Ha pubblicato una foto di un autobus senza pneumatici con la domanda: “Dove sono le gomme?”

 

Mentre scrivo, i martiri sono otto, includendo uno dei feriti di venerdì scorso, mentre i feriti sono 1070, di cui 25 in gravi condizioni.

Ecco i nomi :

– Thaer Mohammed Rabaa, 30 anni, deceduto a seguito delle ferite riportate venerdì scorso;
– Osama Khamis Qudeih , 38 anni, sparato al collo;
– Majdi Ramadan Shabat;
– Hussein Mohammed Mahdi, 15 anni, di Gaza City, ucciso d un proiettile dumdum allo stomaco;
– Ibrahim al-Aar, 20 anni;
– Sidqi Faraj Abu Otaiwi, 45 anni;
– Mohammed Said al-Haj Saleh, 33 anni, colpito al petto ed all’addome;
– Alaa Yahya al-Zamli, 17 anni

Potrei postare decine di foto e di video, preferisco rinviarvi alle pagine ed alle agenzie di stampa di cui mo sono servita.

Naturalmente, questo breve resoconto, sarà integrato dai report dei pochi internazionali, giornalisti e non, presenti sul campo.

 

FONTI : Ma’an News Angency Arabic
Palinfo
Middle East Eye
Quds Network
Shehab News Agency

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