In attesa delle autopsie che si terrano domani, martedì 3 aprilesui corpi di Lorenzo Mazzoni, 25 anni, e Nunzio Viola, 52 anni, morti mercoledì nell’esplosione di un serbatoio di acetato di etile nei Depositi Costieri Neri al porto, la magistratura labronica ha iscritto dieci persone nel registro degli indagati.

Per tutti l’ipotesi di reato sarebbe di omicidio colposo plurimo, per la morte dei due operai della Labromare avvenuta mentre stavano ultimando lo svuotamento della cisterna 62. Intanto il parte del gruppo Neri fa sapere di avere massima fiducia nell’operato dela magistratura.

La fiaccolata

La procura nei giorni scorsi aveva spiegato che nell’esplosione non c’erano state conseguenze più gravi solo perché c’era stata una provvidenziale tenuta dei muri di cemento armato che contengono la cisterna: “così l’onda d’urto è stata in parte contenuta”. C’erano quattro persone nei pressi della cisterna esplosa: oltre a Mazzoni e Viola ci sono due persone rimaste illese, l’autista del camion che caricava il residuo di acetato di etile, e che non era all’interno del perimetro al momento della deflagrazione; e un dipendente della ditta Neri che era presente alle operazioni ma che in quel momento si era allontanato casualmente. L’area attorno alla cisterna e il camion utilizzato per lo scarico sono sotto sequestro e rimarranno tali fino a quando sarà necessario.

IPOTESI SCINTILLA – Potrebbe essere stata una scintilla a far scattare la deflagrazione. Che cosa, però, possa averla innescata è da chiarire e le ipotesi che si fanno tra gli inquirenti sono varie: un cellulare acceso, un urto o una carica elettrostatica. Lo si ipotizza in ambienti inquirenti a Livorno dove, peraltro, gli accertamenti procedono anche verificando se ci sia stato il completo rispetto delle procedure e dei dispositivi di sicurezza.