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Desiderio tabù per legge: si impara online – La Stampa

In Italia l’educazione sessuale a scuola non è obbligatoria, ragazzi sui siti pornografici a dieci anni

Può suonare strano, ma c’è una battaglia che ha unito Ilona Staller e Valeria Fedeli, Tina Anselmi e Nichi Vendola. Nel 1975 era il Partito comunista, a seguire Democrazia cristiana, poi socialisti e repubblicani, negli ultimi anni hanno tentato Lega Nord e Pd, Forza Italia e Movimento 5 Stelle. Tutti d’accordo, tutto inutile. Anche se in oltre quarant’anni le iniziative per introdurre l’educazione sessuale nelle scuole sono state diverse, il nostro Paese resta in drammatico e poco giustificabile ritardo. In Austria i genitori partecipano alle lezioni con i figli, in Danimarca i sex workers sono invitati a parlare nelle classi come esperti, in Olanda si inizia con i bambini di quattro anni. Gli esempi potrebbero continuare a lungo, ma per capirsi basta pensare che in Europa è materia obbligatoria quasi dappertutto. Fanno eccezione Lituania, Polonia, Romania, e, come abbiamo detto, Italia.

 

Secondo l’ultima analisi pubblicata dal Parlamento europeo, «l’inserimento dell’educazione sessuale tra le materie scolastiche ha trovato l’opposizione della Chiesa cattolica e di alcuni gruppi politici», così «è lasciato ai singoli istituti il compito di decidere su tempi e programmi». Insomma se le scuole lo ritengono necessario e ne hanno la possibilità, libere di organizzarsi per i fatti loro.

 

Se il web è maestro

Ma se né a scuola né in famiglia si parla di sesso, che succede? Gli adolescenti non si scambiano più giornaletti e dicerie, perché basta una rapida, proficua e assolutamente fuorviante ricerca online. Secondo Telefono Azzurro 4 adolescenti su cinque navigano su siti pornografici, l’età media della prima volta online è dieci anni.

Gruppi trasversali di parlamentari hanno elaborato disegni e proposte di legge destinate a diventare carta straccia: erano pensate per educare i ragazzi non solo su contraccezione e malattie sessualmente trasmissibili, ma anche alla conoscenza e al rispetto dell’altro. Indispensabile punto di partenza per contrastare bullismo, discriminazioni sessuali e violenza di genere.

 

Contro la violenza

«Non c’è stata nessuna volontà politica di sostenere questa legge», riassume Silvia Chimienti, ex parlamentare Cinque Stelle prima firmataria dell’ultima proposta sull’istituzione di percorsi didattici su educazione all’affettività e alla sessualità consapevole. La ministra uscente del Miur Valeria Fedeli ha fatto in tempo a lanciare il portale «Noi siamo pari». Nessuna imposizione, ma una serie di linee guida con un’ottima premessa: la lotta a violenza e discriminazione inizia dalla conoscenza dell’altro. Nell’attesa di una legge, con l’augurio che l’altro capiti nella scuola giusta.

Sorgente: Desiderio tabù per legge: si impara online – La Stampa

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