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Avevano pianificato un attacco alla mezza maratona di Berlino, arrestate sei persone – La Stampa

Intervento delle forze speciali della polizia, trovati coltelli e machete. Si sospettano contatti con l’autore dell’attentato ai mercatini di Natale di due anni fa

Non c’è pace in Germania. Dopo l’attacco di ieri a Muenster, che ha tenuto il paese con il fiato sospeso nel timore dell’ennesimo attacco terroristico, al momento smentito anche se non è stato trovato ancora il movente, oggi la paura è tornata a Berlino. Con le forze dell’ordine che hanno giocato d’anticipo, arrestando 6 persone sospettate di pianificare un attacco alla mezza maratona che si è svolta nella capitale tedesca.

I sei, tutti giovanissimi tra i 18 e i 21 anni, sono stati arrestati sulla base di «informazioni isolate» – ha riferito la polizia in un comunicato. E probabilmente – hanno rilanciato i media – sono vicini agli ambienti legati a Anis Amri, il tunisino autore dell’attacco al Mercatino di Natale di Berlino di due anni fa.

 

Il gruppo voleva entrare in azione durante la mezza maratona di domenica e attaccare partecipanti e spettatori con dei coltelli, preparati in modo che fossero più affilati possibile, riportano i media. «Faremo ulteriori verifiche, oggi c’era poco margine di tempo», ha detto un funzionario di polizia raccontando dell’urgenza di sventare l’attacco. In serata le forze dell’ordine hanno reso noto via twitter di aver completato le perquisizioni di auto e abitazioni dei fermati e di non aver trovato traccia di sostanze esplosive. Ma se la ricostruzione della polizia finisce qui, i media si spingono oltre e più di una testata riferisce che le indagini si stanno orientando in direzione degli ambienti frequentati da Amri. Secondo Die Welt il principale sospettato, tra gli arrestati, era sotto osservazione delle forze dell’ordine da tempo. Al momento conferme ufficiali delle piste seguite non ce ne sono, ma di certo la paura del ripetersi di un attentato su vasta scala è palpabile, e gli ultimi avvenimenti lo dimostrano.

 

Intanto a Muenster procedono le indagini e si va via via completando il profilo dell’attentatore, il 48enne Jens R., «un solitario» amante delle armi e con piccoli precedenti penali: 5 carichi pendenti per danneggiamenti, minacce, omissione di soccorso e frode. In casa è stato ritrovato un kalaschnikov «non più utilizzabile», una specie di feticcio, poco più che un giocattolo. Ma anche componenti chimici, contenitori con benzina e bio etanolo. Negli anni novanta aveva studiato design industriale e poi si era messo in proprio. I vicini raccontano di lui come un tipo cortese, ma un po’ strano. «Ho notato subito che aveva qualche disturbo della personalità», racconta l’inquilino del piano di sotto parlando di suoi monologhi interminabili. La polizia ammette che «alla base dell’atto potrebbe nascondersi la sua personalità» . Secondo il procuratore che segue l’indagine, Elke Adomeit, si tratterebbe comunque di un profilo di «nessuna seria intensità criminale» e anche il movente ideologico, dopo voci di possibili simpatie di estrema destra, sembra al momento essere escluso. «Non abbiamo prove di uno sfondo politico alla base del gesto», ha dichiarato il capo della polizia di Muenster, Hajo Kuhlisch.

 

Intanto la cittadina universitaria della Nord-Reno Vestfalia cerca di tornare alla normalità, in una giornata di lutto con il ministro degli interni, Horst Seehofer, e il governatore del Land, Armin Laschet, giunti a deporre dei fiori sul luogo dell’attacco. Nel frattempo sono stati tolti i cordoni che blindavano il quartiere della città vecchia, e gli abitanti hanno ricevuto il permesso di tornare alle loro case mentre si è saputo che le due vittime sono un uomo e una donna, rispettivamente di 65 e 51 anni. Tra i feriti, una ventina tra tedeschi e qualche olandese, tre continuano a lottare per la vita negli ospedali della piccola città sconvolta da un attacco che nessuno avrebbe mai immaginato potesse accadere tra le sue tranquille vie.

Sorgente: Avevano pianificato un attacco alla mezza maratona di Berlino, arrestate sei persone – La Stampa

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