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World Social Forum 2018, per resistere e trasformare il mondo  – Unimondo

Nonostante l’entusiasmo e la grinta emersi nella cerimonia di apertura, nel pressoché silenzio della stampa, si è aperto il 13 marzo a Salvador de Bahia il World Social Forum 2018.

Solo nella sera del giorno successivo le agenzie hanno rivolto la loro attenzione al Brasile allorché è giunta la notizia dell’assassinio a Rio de Janeiro di Marielle Franco, nota militante per i diritti umani. Un agguato a colpi di pistola nel cuore di una trafficata Rio, dove ha trovato la morte anche l’autista della macchina sulla quale viaggiava la consigliera del Partido Socialismo e Libertade (PSOL), quinta tra le donne più votate alle ultime elezioni amministrative del 2016. Pochi giorni prima l’attivista aveva lanciato pesanti accuse al 41° Battaglione della Polizia militare, a cui una (controversa) recente legge ha affidato la sicurezza pubblica nelle favelas di Rio, rivelando pubblicamente per l’ennesima volta l’uccisione di alcuni ragazzi. Non era la prima volta: da anni Marielle Franco denunciava le condizioni inumane delle favelas di Rio e le violenze attuate dall’esercito con stupri, assassini e altre azioni brutali.

Due giorni prima la sorte di Marielle Franco era toccata a Sérgio de Almeida Nascimiento, ambientalista dell’associazione Cainquirama che monitora i danni ambientali nella regione amazzonica. L’attivista alla fine di febbraio aveva denunciato una perdita di rifiuti tossici dalla diga di una miniera di bauxite gestita dalla multinazionale norvegese Hydro Alunorte. Anche per questo assassinio, i responsabili sarebbero da ricercare tra gli agenti della Polizia militare.

Le ombre di quella che, secondo molti, va a inaugurare una nuova fase nell’escalation della violenza in Brasile sembrano minare l’obiettivo di rivitalizzare il Forum Sociale Mondiale alla sua 14° edizione. La manifestazione, infatti, vive una sostanziale “agonia” a cui neanche i manifesti festosi ed energici ideati per l’occasione riescono a dare forza. Se è vero che la partecipazione agli incontri del Forum ha consentito a molte organizzazioni e gruppi di interesse di rafforzare la rete tematica a livello globale e di contribuire a presentare idee innovative e alternative al mondo attuale, è altrettanto vero che la ricerca di formule per strutturare un altro mondo possibile dovrebbe suscitare una maggiore mobilitazione a livello planetario, così da giustificare anche le spese per l’investimento in un summit di tale livello. Che la moltiplicazione di forum tematici globali sia una strategia vincente per sostenere il networking planetario e opporsi efficacemente al sistema di disuguaglianza globale attuale? O più semplicemente sarebbe fondamentale individuare un modo per rendere più visibili i dibattiti e i risultati del Forum così da facilitare il follow-up e la sua decentralizzazione?

Può darsi. Ma intanto a Bahia il dibattito non ha toccato questioni organizzative ma, al motto di “Resistere è creare, Resistere è trasformare”, è stata ribadita la necessità di alternative per un altro mondo possibile, alternative al neoliberalismo, ai colpi di stato antidemocratici (avvenuti recentemente in America Latina) e ai genocidi. 50.000 persone tra ONG, sindacati, movimenti popolari e di lotta, comunità indigene e afro-discendenti, movimenti di donne, studenti, provenienti da 120 Paesi al mondo hanno dibattuto in 1500 collettivi, circa 1300 workshop e incontri strutturati, su 19 assi tematici con una forte caratterizzazione sugli aspetti del razzismo e delle lotte per i diritti delle popolazioni afro-discendenti, dei popoli indigeni e delle donne, oltre che sui temi della democrazia, dei diritti umani e delle diverse forme di resistenza e di lotta.

Tuttavia da quella prima riunione globale del Forum Sociale nel gennaio 2001 a Porto Alegre, sempre in Brasile, molto sembra cambiato: pur nella consapevolezza che l’attuale modello economico ha prodotto enormi disastri e squilibri mondiali, il FSM appare “svuotato di idee, di popolo e di lotta”, come ha indicato Aram Aharonian del Centro latinoamericano de análisis estratégico, e incapace di lavorare per raggiungere obiettivi reali, ideando e attuando danni effettivi al sistema economico attuale. Anzi guardando i dati della disuguaglianza nel mondo, della violenza, dei danni ecologici, sembrerebbe che i leader del Forum Economico Mondiale di Davos, a cui esplicitamente si è richiamato (opponendosi) il FSM, la abbiano avuto vinta. Ben venga allora l’idea di resistenza, intesa semplicemente come attivismo e coscienza critica. La costruzione di un mondo diverso, più sostenibile e giusto, passa attraverso i dibattiti ma soprattutto le azioni, anche di forte protesta, come quelle si sono susseguite in tutto il Brasile nei giorni del Forum a seguito della brutale uccisione di Marielle Franco.

Il movimento critico alla globalizzazione, nato in una stagione di crescita partecipativa, di conquiste e di rafforzamento della democrazia, ora deve misurarsi con la restaurazione di poteri oligarchici e le diverse crisi che stanno attraversando il continente latinoamericano, con il populismo e la xenofobia che torna a essere il messaggio di alcuni partiti al governo nel vecchio continente e con le crisi ambientali che impattano sulle condizioni di vita dei più poveri di sempre più zone del pianeta. In questo contesto, la rivitalizzazione del World Social Forum risponde all’esigenza di dare visibilità a forme diverse di interpretare le relazioni internazionali e la crescita globale. Se riuscisse a far aumentare la generale consapevolezza sul fallimento del modello attuale di sviluppo avrebbe già raggiunto un gran risultato.

Sorgente: World Social Forum 2018, per resistere e trasformare il mondo / Notizie / Home – Unimondo

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