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UN PUNTO DI VISTA/ riportiamo una riflessione su un “deontologically correct” di “Peter Freeman” L’idea che la storiografia si faccia senza intervistare protagonisti e testimoni diretti è quanto meno bizzarra. | Oreste Scalzone & complici

Se devo scrivere un libro sulle guerre jugoslave vado a intervistare serbi e croati e bosniaci. Se Arkan fosse ancora vivo, intervisterei anche lui, e intervisterei Tudjman (morto anche lui), Milosevic (idem) e qualsiasi altro come loro, qualora lo ritenessi utile alle mie ricerche.
Se devo scrivere un libro sulla mafia e Riina (morto) è disposto a fare una chiacchierata con me, la faccio. E lo stesso con Provenzano o con Buscetta (tutti morti) e cercherei i pochi sopravvissuti.
Se devo scrivere un libro sulla dittatura argentina e Alfredo Astiz è disposto a raccontare quanto combinò coi suoi sodali, lo intervisto. E, detto tra di noi, sono sicuro che Hebe de Bonafini (vivaddio, ancora viva: un miracolo) non avrebbe nulla da obiettare.
Se l’intervistato ti racconta bugie, è tuo compito di intervistatore metterlo in evidenza: pare che in altre latitudini il giornalismo funzioni così e idem la ricerca storica.
Se un Gabrielli qualsiasi obietta sulle interviste è compito tanto dello storiografo quanto del giornalista rimetterlo al posto suo.
Potendo, io avrei cercato di intervistare Eichmann e qualsiasi altro boia nazista. Perché la storiografia cerca in qualche modo di ricostruire la verità, e non può farlo limitandosi a una sola parte, né è compito suo valutare la moralità delle fonti, bensì la loro validità e affidabilità.
Questo tanto per intendersi.
Se questo Paese ha un’idea così bassa del giornalismo e una pessima memoria storica, indagherei su questo e mi porrei qualche domanda. Per tutto il resto ci sono i TG, dove un politico può sparare qualsiasi balla senza che l’intervistatore gliela contesti.
P.S. Pare che dopo quarant’anni da un fatto ci siano buone probabilità che molti dei protagonisti e testimoni diretti siano deceduti per limiti di età. E’ una questione biologica. Restano i sopravvissuti.

Sorgente: UN PUNTO DI VISTA/ riportiamo una riflessione su un “deontologically correct” di “Peter Freeman” L’idea che la storiografia si faccia senza intervistare protagonisti e testimoni diretti è quanto meno bizzarra. | Oreste Scalzone & complici

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