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Torino 2026, c’è la benedizione di Grillo, ma M5S è spaccato

Torino, 10 mar. (askanews) – “Una grande occasione”. Così Beppe Grillo avrebbe definito la candidatura di Torino ai Giochi Olimpici invernali 2026. Lo riporta l’edizione torinese del ‘Corriere della Sera, secondo cui Grillo è intervenuto ieri sera telefonicamente all’assemblea degli attivisti M5S, che si sono riuniti a porte chiuse a Collegno (Torino). La sindaca Appendino, secondo quanto riporta il ‘Corriere della Sera, avrebbe telefonato a Grillo, mettendolo in viva voce.Eppure poche ore prima Appendino aveva preso esplicitamente le distanze dallo studio di prefattibilità sui Giochi olimpici all’ombra della Mole, presentato ieri mattina dalla Camera di Commercio.Mentre tra i consiglieri comunali e regionali M5S, da sempre le Olimpiadi invernali 2006 sono state il sinonimo di indebitamento ‘monstre del Comune di Torino e di abusi edilizi. Ma se Giochi Olimpici devono essere, allora “Il modello proposto da alcuni grillini è quello delle Olimpiadi di Los Angeles ’84.“Un’edizione delle Olimpiadi che nessuno voleva e che si sono trasformate in un successo, anche grazie alla scelta politica dell’assenza di fondi pubblici” scrivono sui social network i consiglieri comunali Damiano Carretto e Maura Paoli, che hanno elaborato un decalogo per dire sì alla candidatura di Torino, che prevede e tra le altre cose un indennizzo di 500.
 “Crediamo che l’unico modo per realizzare delle Olimpiadi realmente sostenibili per l’Italia intera (ricordiamo che le Olimpiadi sono un evento di interesse nazionale organizzato da una fondazione privata, il CIO) sia quello di impostare la manifestazione di interesse alla candidatura mettendo in chiaro sin da subito che non verranno impiegati soldi pubblici (a qualsiasi livello: stato, CONI, Regione, Città Metropolitana e Comuni Olimpici). Soldi pubblici che in questo momento storico devono avere utilizzi molto più urgenti (emergenza casa, sostegno alle fasce deboli, mobilità sostenibile, ecc). Dalle stime che circolano l’impegno di spesa di denaro pubblico previsto per le Olimpiadi Torino 2026 potrebbe aggirarsi intorno al miliardo di euro (o poco meno)” scrivono i due pentastellati in un lungo post su Facebook. Obiettivo dichiarato “ribaltare il paradigma delle grandi opere da ‘investimenti pubblici e guadagni privati a ‘investimenti privati e guadagni pubblici”.Sul documento però non tutti sono d’accordo. La consigliera pentastellata Valentina Sganga, sempre su Facebook ha bocciato le cosiddette Olimpiadi della Coca Cola, proposte da Carretto e Paoli. “Non cederò mai al pensiero neoliberale del privato che fa tutto, e meglio” scrive Sganga, ricordando che: “Grandi Eventi, e le Olimpiadi nella fattispecie, nell’immaginario collettivo e politico da cui provengo hanno sempre rappresentato per Torino e per le Valli coinvolte una sequela di abusi edilizi, devastazione del territorio e colate di cemento. Il tutto unito ai miliardi di debiti maturati sui mutui accesi nel periodo olimpico dall’amministrazione Castellani prima e Chiamparino dopo”.“Alla riflessione sul passato si è accompagnata, nel dibattito interno, l’immaginazione del futuro e, con essa, la sfida di concepire un evento che possa essere sostenibile dal punto di vista economico, ambientale e sociale. È possibile un’olimpiade senza indebitamento pubblico? È possibile che i Giochi, se correttamente orientati, possano offrire l’occasione per attuare le politiche di sviluppo sostenibile previste dal nostro programma? A questa domande saremo presto chiamati a dare una risposta, augurandomi che il dibattito possa essere quanto prima esteso a chiunque sia interessato a parteciparvi” ha aggiunto Sganga.Ieri i No Tav in una lettera hanno rilanciato il loro veto alle Olimpiadi. In una lettera indirizzata all’”Illustrissima signora sindaca” i No Tav tessono le lodi della sindaca Virginia Raggi “che ha saputo dire no” e bollano l’idea dell’Olimpiade low cost avanzata dalla Camera di Commercio “come un risibile paravento per nascondere un nuovo disastro finanziario”.Red MAZ

Sorgente: Torino 2026, c’è la benedizione di Grillo, ma M5S è spaccato

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