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Rischio Italia, le previsioni dei grandi fondi sul dopo elezioni

L’Italia non faccia passi indietro sulle riforme e non attui misure fiscali che possano mettere a rischio la tenuta dei conti pubblici. Per gli investitori interpellati dal Sole 24 Ore i timori non sono tanto sugli effetti a breve termine sui mercati della probabile instabilità politica del dopo voto, quanto sugli effetti a medio-lungo termine di una possibile inversione di rotta sulla politica economica

di Andrea Franceschi

1/3 Rischio Italia e mercati / C’è da aspettarsi volatilità dopo il voto?

Bruno Rovelli, Chief Investment Strategist di BlackRock Italia
I mercati sono finora rimasti tranquilli in parte perché il sistema elettorale, forzando la necessità di accordi tra i diversi partiti, rende poco probabili scenari “estremi” e potenzialmente destabilizzanti. Detto questo, un modesto aumento della volatilità sugli asset italiani è possibile dopo il voto, soprattutto se il processo di formazione del nuovo governo dovesse richiedere tempi piuttosto lunghi.

Maria Paola Toschi, Market Strategist di J.P. Morgan AM
Dopo il voto comincerà una fase delicata con il toto primo ministro e soprattutto con l’inizio delle consultazioni. La reazione dei mercati dipenderà da due ordini di fattori: 1) possibilità di arrivare a una coalizione di governo stabile e focus sulle riforme nel paese 2) possibilità di mantenere il rigore fiscale e focus sul rilancio dell’Europa. È possibile che il primo punto sia il più difficile da realizzare

Luca Tobagi, Investment Strategist di Invesco
I comportamenti degli operatori non sono sempre improntati a canoni di razionalità, ma una certa instabilità politica è stata una costante nella storia del nostro Paese, quindi non dovrebbe rappresentare una notizia destinata a muovere i mercati. Non possiamo escludere un po’ di nervosismo in più a ridosso del voto, ma appare improbabile che l’Italia possa essere considerata un fattore di potenziale destabilizzazione per l’area Euro.

Andrea Brasili, Senior economist di Amundi SGR
Il mercato, che sembra considerare positivamente l’idea che non ci sia un vincitore chiaro, non ha dato segno di prezzare esiti differenti. Tuttavia, lunedì sarà un passaggio importante e ci potrebbe essere volatilità sia dopo l’esito del voto, sia in relazione a come si aprirà la nuova legislatura, soprattutto se dal voto emergesse una maggioranza espressione di un voto di protesta.

Barry McAndrew, senior portfolio manager, State Street Global Advisors
Il rischio di disgregazione dell’euro era molto alto prima del voto in Francia. La sconfitta di Marine Le Pen ha fatto capire anche ai movimenti populisti in Italia che fare campagna per l’uscita dall’euro non porta voti. Messa da parte la minaccia «Italexit» gli investitori hanno avuto un approccio positivo sull’Italia per via della ripresa economica e dell’approccio pro-Ue di Francia e Germania. Per questo non ci aspettiamo particolare volatilità dopo il voto.

2/3 Rischio Italia e mercati / Quali pericoli a breve e lungo termine?

Bruno Rovelli, Chief Investment Strategist di BlackRock Italia
Il dibattito pre-elettorale si è svolto come se non esistessero vincoli di finanza pubblica all’azione di governo. L’Italia deve piegare in modo significativo il rapporto debito/Pil nei prossimi 5 anni per evitare di trovarsi in difficoltà o quando i tassi d’interesse saliranno in modo più deciso (come ad esempio è successo nel ’92 e poi nel ’95) o alla prossima recessione (come nel 2011-2012)

Maria Paola Toschi, Market Strategist di J.P. Morgan AM
Vediamo due rischi estremi per i mercati. Il primo, più immediato, riguarda la possibile formazione di un governo di stampo populista che verrebbe letto come l’inizio di una fase di incertezza sia per l’Italia che per l’Europa. Il secondo rischio è che la nuova coalizione punti a un ritorno al passato con l’eliminazione di quelle riforme che sono state introdotte dagli ultimi governi in tema di lavoro e pensioni

Luca Tobagi, Investment Strategist di Invesco
L’azione di politica economica avrà probabilmente gradi di libertà limitati da vincoli, di bilancio e istituzionali, domestici ed esterni. È probabile che gli stessi vincoli possano mordere nel caso di una vittoria di formazioni populiste. È da mettere in conto un aumento del nervosismo sui listini qualora dovesse prevalere una retorica di irresponsabilità fiscale e anti-Euro.

Andrea Brasili, Senior economist di Amundi SGR
Il Paese sembra aver riguadagnato competitività. Le aziende sono tornate a investire e hanno diversificato le fonti di finanziamento. Con il voto il rischio è che questo percorso sia messo in discussione con un brusco cambio di rotta sulle politiche economiche. C’è poi il tema della relazione con i partner europei: un’Italia più critica su conti pubblici e immigrazione può entrare in collisione con Francia e Germania, orientate a rafforzare l’integrazione.

Barry McAndrew, senior portfolio manager, State Street Global Advisors
Chi investe sul mercato obbligazionario italiano si è ormai abituato all’instabilità politica. Un lungo periodo di incertezza dopo le elezioni è da mettere in conto e non dovrebbe essere una novità tale da influenzare i mercati. Altro discorso è se la politica fiscale del nuovo esecutivo dovesse minare il potenziale di crescita a lungo termine dell’economia. Questo sì potrebbe avere un impatto molto negativo sugli investitori.

3/3 Rischio Italia e mercati / Quale peso per la politica se la Bce ritira lo stimolo?

Bruno Rovelli, Chief Investment Strategist di BlackRock Italia
Se la rinormalizzazione della politica monetaria sarà graduale e in conseguenza del miglioramento del ciclo economico e di un’inflazione che torna più vicina agli obiettivi Bce, l’Italia non dovrebbe soffrirne in modo particolare almeno per quest’anno ed il prossimo. L’Italia potrebbe essere in una posizione vulnerabile solo se i tassi d’interesse salissero in modo più rapido del previsto in caso di rialzo più sostenuto dell’inflazione

Maria Paola Toschi, Market Strategist di J.P. Morgan AM
I tassi resteranno bassi anche dopo la fine del Qe. La politica monetaria della Bce ha permesso ai governi di guadagnare tempo per fare riforme strutturali. Questo tempo è stato utilizzato solo in parte. La variabile politica ha una grande importanza in questo contesto perché ad essa è legata la possibilità di proseguire sul tema delle riforme sfruttando ancora la finestra di tassi bassi.

Luca Tobagi, Investment Strategist di Invesco
Come Paese dall’alto debito pubblico e dall’economia ancora fortemente intermediata dalle banche, l’Italia è potenzialmente vulnerabile a evoluzioni della politica monetaria BCE che restringano le condizioni finanziarie. Dubitiamo tuttavia che i banchieri centrali vogliano correre rischi di compromettere la ripresa con azioni di politica monetaria troppo restrittive

Andrea Brasili, Senior economist di Amundi SGR
La spesa per interessi continuerà a scendere per qualche anno anche se i tassi dovessero risalire e la BCE continuerà ad essere presente sul mercato per i reinvestimenti dei bond che vanno a scadenza. È anche vero che la ripresa rafforza l’opportunità di ricostituire “fiscal buffers”. Soprattutto in Paesi dal debito pubblico elevato come l’Italia. Non c’è spazio per una politica fiscale espansiva.

Barry McAndrew, senior portfolio manager, State Street Global Advisors
Gli effetti delle politiche espansive sul costo di rifinanziamento del debito italiano sono destinati a continuare ancora a lungo. L’Italia rischia tuttavia di restare dipendente dello stimolo monetario in caso di una nuova recessione. L’alto debito pubblico, la fragilità del settore bancario e il basso potenziale di crescita sono i maggiori fattori di vulnerabilità.

Sorgente: Il Sole 24 ORE

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