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Radio Cora – Davide Astori e Idy Diene: due uomini

Negli ultimi 3 giorni, Firenze ha dovuto confrontarsi con la notizia di due morti che narrano due mondi agli antipodi.Prima Davide Astori, capitano della Fiorentina, stroncato improvvisamente e giovanissimo da un arresto cardiaco di cui ancora sono ignote le cause, poi Idy Diene, venditore ambulante di origine senegalese sul cui corpo, Roberto Pirrone ha scaricato un intero caricatore, secondo dinamiche ancora poco chiare: Pirrone doveva suicidarsi per problemi economici insostenibili, ma ha infine deciso di rivolgere l’arma verso altri e non ha colpito il primo passante a casaccio, ha fatto fuoco solo quando ha intravisto Idy che di certo non era di pelle chiara. La procura continua ad escludere lo sfondo razzista.Firenze, i cittadini e le sue istituzioni hanno saputo far propria fino in fondo questa prima tragica morte: il lutto cittadino, le sciarpe ai cancelli dello stadio Franchi, la dirigenza della Fiorentina che rinnova simbolicamente l’ingaggio ad Astori per sostenere la famiglia ed una città che saluta il suo capitano dall’animo gentile e corretto nella vita come sul campo. La vicenda di Astori non rompeva l’incanto della cartolina che è diventata Firenze, forse l’ha resa simbolicamente ancor più appagante per tutti noi.Poche ore dopo la tragica scomparsa di Astori, l’omicidio violento di Idy Diene ha fatto precipitare di nuovo nell’inferno la città. Dopo i colpi che hanno lasciato a terra il venditore ambulante, la comunità senegalese si è radunata su ponte Vespucci, luogo dell’omicidio, ha camminato in corteo fino alla questura e da lì fino a Piazza della Signoria ed alla stazione di Santa Maria Novella. Un corteo per chiedere alle istituzioni, perché ancora una volta un senegalese fiorentino fosse stato assassinato per strada, dopo i due omicidi di Piazza Dalmazia del 2011 ad opera di Casseri, il simpatizzante di Casapound. In quel tragitto alcune fioriere sono state rotte e divelte.Inizia qui un racconto diverso che la “città cartolina” non sa più riconoscere e di cui non sa più farsi carico. Perché vedete bene che Idy Diene è stato solo tolto ai suoi affetti ed ai suoi sogni di una vita futura, mentre in qualche modo, nel racconto che ne è seguito, è diventato lui stesso responsabile degli atti di vandalismo. Il tutto si è espresso per strada più o meno così: “È vero, è morto ed è sbagliato, però non è giusto che ci siano stati gli atti di vandalismo”. Quel “però” lo inseriamo sempre più spesso e soltanto quando parliamo di un povero, solitamente immigrato e molto spesso di pelle scura. Ma se scegliessimo e sapessimo distinguere tra due eventi così differenti tra loro? Neppure i commenti istituzionali sull’accaduto hanno saputo scindere le responsabilità e così c’è stato anche questa volta quel “però”. A Idy ed alla sua famiglia doveva solo essere garantito rispetto, solidarietà e giustizia, non era necessaria nessun’altra riflessione di fronte allo strazio di un omicidio ancora una volta consumato a sangue freddo, perché far passare l’intera comunità di senegalesi, in maggioranza presente pacificamente al corteo, come un intero gruppo di facinorosi, non produce altro risultato se non quello di fomentare l’odio di cui poi nutriamo le giornate dei nostri figli.Anche la vicenda di Idy Diane è l’odierna Firenze, ma nessuno sembra più farsene carico istituzionalmente, perché se ti ammazzano per strada, se è il terzo morto a colpi di pistola sempre della tua comunità (o della nostra comunità, perché così sarebbe l’ora di percepirsi e descriverci per non dare ragione ai tanti Salvini), forse la paura ti arriva ed in parte anche la rabbia: qualcuno la controlla, altri esplodono in inutile vandalismo. È il difficile lavoro che tocca ad un sindaco, quello di disinnescare la rabbia e la conflittualità che spesso accompagna la povertà offesa ancora una volta, ma per farlo devi esserci in quella piazza e se non sei lì non puoi né comprendere né disinnescare i germogli della violenza che a volte diventa anche il segno d’ingiustizia e di frustrazione subita costantemente.Per Davide Astori, Firenze ha scelto il lutto cittadino come massimo segno di partecipazione al dolore. Lo stesso gesto di umanità sarebbe significativo rivolgerlo anche verso Idy Diene, per non dare l’impressione che nella Firenze che ama descriversi come città dell’accoglienza, esistano morti più importanti di altri. Se non lo farà l’istituzione pubblica, potremo farlo come singoli cittadini, perché anche a partire dall’esempio personale si costruisce una comunità di pace, finché riusciamo a distinguere tra il valore di ogni vita e quello delle fioriere.Luca Bravi

Sorgente: Radio Cora – Davide Astori e Idy Diene: due uomini

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