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Presidenza del Senato, rottura Salvini-Berlusconi dopo il caso Bernini. Per la Camera c’è Fraccaro

Lo strappo del leader leghista fa implodere la coalizione di centrodestra. Pronto un accordo tra i due movimenti populisti per eleggere i presidenti dei due rami del parlamento. Bernini si fa da parte

di Valentina Santarpia e Paolo Decrestina

«Abbiamo dato la disponibilità di votare un esponente di Forza Italia, speriamo che anche altri abbiano lo stesso senso di responsabilità». Lo ha detto Matteo Salvini parlando al Senato con i giornalisti dopo aver annunciato che la Lega voterà per Anna Maria Bernini. La riposta di Silvio Berlusconi. «Voti Lega a Bernini rompono coalizione. Smaschera progetto governo Lega». Ma ad approfondire il solco della spaccatura ecco arrivare prima la parole di Di Maio: «Per la Presidenza del Senato siamo disponibili a sostenere Anna Maria Bernini o un profilo simile». E poi quelle di Salvini: «Appoggeremo un esponente del M5S alla Camera, attendiamo di conoscere i nomi». In teoria già sabato Lega e grillini potrebbero eleggere i presidenti dei due rami del parlamento, potendo mettere assieme i voti necessari. Per Montecitorio il M5S candidata Riccardo Fraccaro.

Berlusconi: no a diktat

E infatti ecco arrivare le prime parole di Berlusconi dopo che si è formalizzato l’asse Lega – M5S sul nome di Bernini. Il Cavaliere e la senatrice si sono visti a Palazzo Grazioli. Il leader di Forza Italia avrebbe ribadito la sua stima personale per la collega ma avrebbe sottolineato che non si possono accettare candidature scelte da altri nè diktat. E infatti, nel giro di pochi minuti, Bernini ha dichiarato di non essere disponibile ad essere candidata per conto di altri.

Giorgetti (Lega): «A Berlusconi fatto un favore»

Il capogruppo della Lega alla Camera Giancarlo Giorgetti ha spiegato: «Abbiamo fatto un favore a Berlusconi. Il suo un atto di ostilità a freddo». Per Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati: «La decisione della Lega – non concordata con gli alleati di centrodestra, di votare strumentalmente la collega Bernini al Senato, contravvenendo così agli accordi raggiunti nella giornata di ieri – rappresenta una provocazione che mette seriamente a rischio la tenuta della coalizione. Un comportamento assurdo, che Salvini dovrà spiegare in primo luogo agli elettori di centrodestra». E ancora: «Ci siamo presentati alle elezioni uniti, con programmi condivisi, con medesimi valori e con patti chiari. Se la Lega vuole distruggere tutto e fare un governo con il Movimento 5 Stelle lo dica subito e se ne assuma la responsabilità. Basta prese in giro, basta giochetti di Palazzo intollerabili». Ignazio La Russa di FdI ha invece spiegato: «Giorgia Meloni sta cercando disperatamente unito tutto il centrodestra anche di fronte a forze centrifughe che cercano di sparigliare.

Salvini: «Berlusconi avvisato»

Al termine della seconda votazione per l’elezione del presidente del Senato le schede con il nome di Annamaria Bernini sono state 57, 255 quelle bianche. Dunque un’altra fumata nera. «Abbiamo votato Bernini per uscire dal pantano», ha aggiunto Salvini, «è un atto di amore verso il Parlamento e verso il centrodestra». «Non abbiamo chiesto nulla per noi, ma se tutti rimangono fermi sulle loro posizioni qua si fa notte». «Ho avvisato della nostra scelta di Bernini solo Silvio Berlusconi: non ho avuto alcun contatto, non c’è stato alcun vertice con i 5 Stelle», ha aggiunto Salvini. «Prendiamo atto del voto della Lega ma non era atteso né concordato. Fino a prova contraria il candidato di Forza Italia resta Paolo Romani». Così l’ex presidente del Senato Renato Schifani. Sulla possibilità che FI converga sul nome di Bernini, Schifani non ha dubbi: «Valuterà Berlusconi». Mentre Ettore Rosato (Pd), ha commentato: «Non votiamo neanche la Bernini. Rimaniamo sulla stessa posizione».

Allo scrutinio

Nel frattempo, era stato un nulla di fatto anche nel secondo scrutinio per l’elezione del presidente della Camera. Le schede bianche sono state 577. Come già accaduto nella prima votazione, hanno prevalso dunque le schede bianche e sono aumentati i voti singoli dati a diversi deputati, tra cui anche a Roberto Fico, l’esponente del Movimento 5 stelle candidato per i pentastellati a presidente della Camera. Tra i nomi indicati anche quelli di Rossella Buroni (LeU), Renata Polverini, Nico Stumpo, Maurizio Lupi, Renato Brunetta, Anna Maria Bernini, Bond, Tripiedi. Maggioranza 408. Schede nulle 6. Già la prima votazione era stata infatti una fumata nera con 321 schede bianche e cinque voti dispersi 5. Nessuno ha dunque raggiunto il quorum dei due terzi dei votanti, contando anche le schede bianche, richiesto dal regolamento al secondo ed al terzo scrutinio. Servirà una nuova votazione, la terza. Il quorum rimarrà anche in questo nuovo scrutinio quello dei 2/3 dei votanti, contando anche le schede bianche.

Maggioranza con due terzi dei votanti

La nuova legislatura è quindi cominciata (come ampiamente previsto) con delle fumate nere, alla Camera ma anche al Senato. Una raffica di schede bianche ha chiuso il primo voto per l’elezione dei presidenti di Montecitorio e Palazzo Madama: 592 nel primo caso e 312 nel secondo. Al primo scrutinio alla Camera poi sono state 18 le schede nulle e hanno conquistato voti Maurizio Lupi (centrodestra), Alfonso Bonafede (M5s), Rossella Muroni (Leu), Nico Stumpo (Leu), Davide Tripiedi (M5s), Renato Brunetta (FI) e David Ermini (Pd); 5 le schede nulle alla Camera alta. Nel primo scrutinio era richiesta la maggioranza dei due terzi dei componenti dell’Assemblea, ovvero 420 voti: obiettivo assolutamente impossibile da raggiungere alla luce della empasse delle ultime ore dopo il no del M5S al nome di Paolo Romani. Luigi Di Maio lo ribadisce più volte: « Un Nazareno bis non lo farò mai, non porterò mai il M5S a fare una cosa del genere». «Ho sentito piu’ volte sia Matteo Salvini che Maurizio Martina in questi giorni, con loro continueremo a parlare. Una soluzione la troveremo», assicura. «Nella giornata di oggi – ha aggiunto Di Maio – vi chiedo di stare sempre pronti, potremmo doverci riunire piu’ volte. Potremmo dover cambiare il nostro modo di votare, non credo nella giornata di oggi ma vediamo». Se il messaggio non dovesse essere sufficientemente chiaro, si aggiungono le parole di Beppe Grillo, che su Facebook ironizza: «Il tango si balla in due». Si apre coì alle camere con questi retroscena la nuova legislatura.

La prima votazione

Separatamente, i gruppi parlamentari avevano già fatto sapere che avrebbero votato scheda bianca, dopo il fallimento del vertice di giovedì sera. «Non scendiamo a compromessi a ribasso e non accetteremo ricatti. Non riabilitiamo Silvio Berlusconi», ha spiegato il capogruppo al Senato Danilo Toninelli. Roberto Fico alla Camera? «Resta un punto di riferimento importante», ha detto la deputata Carla Ruocco.

Napolitano: «Il voto ha bocciato l’auto-esaltazione dei governi »

Aprendo la Seduta di Palazzo Madama, in veste di presidente, Giorgio Napolitano aveva spiegato che i comportamenti elettorali «hanno mostrato quanto poco avesse convinto l’auto-esaltazione dei risultati ottenuti negli ultimi anni da governi e da partiti di maggioranza». Ha contato molto, secondo il presidente emerito, « il fatto che i cittadini abbiano sentito i partiti tradizionali lontani e chiusi rispetto alle sofferte vicende personali di tanti e a diffusi sentimenti di insicurezza e di allarme». E ancora: «Sulla scena politica nazionale il voto del 4 marzo ha determinato un netto spartiacque, a inequivocabile vantaggio dei movimenti e delle coalizioni che hanno compiuto un balzo in avanti clamoroso nel consenso degli elettori e che quindi di fatto sono oggi candidati a governare il paese».

Alla Camera

Alla Camera Il vicepresidente Roberto Giachetti aveva aperto così la prima seduta della Camera della XVIII legislatura, per l’elezione del presidente: «Rivolgiamo il saluto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che nel suo ruolo di garante dell’indipendenza della nazione, interpreta con saggezza ed equilibrio il dettato costituzionale». «Saluto la presidente della Camera della scorsa legislatura, Laura Boldrini, e con lei vicepresidenti, mai sono mancate tra noi, collaborazione e solidarietà». Il capo politico M5S Luigi Di Maio era entrato alla Camera con Roberto Fico, Vincenzo Spadafora, Alfonso Bonafede e Stefano Buffagni. Fico è – insieme a Riccardo Fraccaro – tra i nomi in pole per la candidatura M5S alla presidenza a Montecitorio.

Sorgente: Corriere della Sera

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