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Potere al Popolo, a Bari l’assemblea territoriale: «Siamo noi la vera sinistra»

Il candidato molfettese Pasquale De Candia: «Reddito di cittadinanza? Serve una vera riforma del lavoro»

Dopo il risultato elettorale che ha visto la lista presentarsi al voto come unica alternativa di sinistra radicale prendendo l’1,1% delle preferenze su scala nazionale, per Potere al Popolo è già il momento di tirare una riga, serrare i ranghi e andare avanti. La lista, che ruota attorno al centro sociale occupato di Napoli “Je So’ Pazzo”, era arrivata al test dello scorso 4 marzo a poco più di tre mesi dalla sua costituzione, proponendosi come centro di gravità di tutte le varie formazioni di sinistra in opposizione alla via PD.

Un percorso tortuoso, non facilitato dai media nazionali, che ha portato a un traguardo comunque incoraggiante per Potere al Popolo, che domenica 18 marzo terrà a Roma una grande assemblea nazionale, preceduta da varie assemblee territoriali in tutta Italia.

Ieri è stata la volta di Bari: presso il comitato elettorale di PaP in via Signorile – nel rione Madonnella – candidati, elettori e, appunto, “popolo” si sono incontrati per guardarsi negli occhi, discutere dell’esito delle urne e provare a tracciare una linea comune che guardi al futuro dell’unico, vero, progetto di sinistra radicale che attualmente si presenti agli elettori.

Ne abbiamo parlato con il molfettese Pasquale De Candia, candidato di PaP alla Camera nel collegio plurinominale Puglia 01, a margine dell’assemblea barese.

Considerato il fatto che la lista in tre mesi e mezzo è nata, cresciuta e si è presentata al voto, per Potere al Popolo si può parlare di un risultato positivo o comunque inaspettato?

È un risultato sinceramente al di sotto delle nostre aspettative, ma visto il contesto che ci ha lasciato in eredità la tornata elettorale può essere giudicato in maniera positiva. Innanzitutto perché il tempo per farci conoscere è stato poco, e poi perché il nostro risultato stride con la ventata di destra che ha percorso il Paese e con lo sfondamento degli argini da parte del Movimento 5 Stelle. Per noi è stata positiva soprattutto la campagna elettorale, momento in cui siamo riusciti a costruire legami con una comunità che si è ritrovata da poco e che aveva già messo in preventivo di vivere un semplice passaggio con il voto del 4 marzo. La sfida più grande inizia ora che siamo chiamati a strutturare il soggetto a livello nazionale; l’entusiasmo di questa campagna elettorale ci aiuterà in questo percorso.

Il risultato delle urne ha detto una cosa chiara: il centrosinistra è in crisi. Vi preoccupa il fatto che in Parlamento non ci sia qualcuno che possa rappresentare la vostra idea di sinistra?

La nostra idea di sinistra non è quella del centrosinistra storicamente inquadrato nel panorama politico italiano. Noi siamo nati in alternativa proprio a quella idea di costruzione della sinistra che non esiste più da anni; finalmente questa campagna elettorale ha decretato la cessazione di tale esperienza, un’anomalia tutta italiana. Quello che succede a livello europeo dovrebbe chiarire anche in Italia le differenze che esistono a sinistra: esiste un Partito Socialista Europeo e un Gruppo della Sinistra nel Parlamento Europeo. C’è necessità di rivedere gli equilibri anche in Italia, dove c’è il PD e c’è una sinistra, che in questo momento siamo noi. È chiaro che sia un problema non avere qualcuno che in Parlamento esprima la nostra ideologia, ma è un qualcosa su cui ci interroghiamo già da prima del voto. Facendo campagna elettorale ma soprattutto facendo politica quotidiana, ci eravamo, purtroppo, accorti che la sinistra rischiava di scomparire non solo dal Parlamento ma anche dalle strade. Potere al Popolo si propone di essere un argine a questo fenomeno.

Da quello che sembra si va verso un’alleanza M5S-Lega. I primi hanno preso i voti al centro-sud, i secondi al nord. Come vedete questo scenario possibile?

Non si può parlare di una prospettiva chiara rispetto alle possibilità di formazione del governo. M5S e Lega sono riusciti a ottenere il consenso del Paese utilizzando argomenti e proponendo soluzioni che non condividiamo; ora tocca a loro provare a fare un governo, anche se personalmente non sono sicuro che ci riescano. Noi continueremo a fare la nostra parte, e Potere al Popolo ci darà una marcia in più nel tentativo di restituire entusiasmo a una comunità che in questi anni un po’ si era persa.

La scorsa legislatura è stata in qualche misura contrassegnata da alcuni diritti: da quelli civili alla “Legge sul Dopo di Noi”. Una piccola conquista che alla sinistra che voi rappresentate è costata un caro prezzo: dal Job’s Act alla Legge Fornero, dalla Buona Scuola al decreto salva-banche. Non credete che questo, seppur piccolo, passo avanti possa essere messo a repentaglio da un governo M5S-Lega o comunque dall’avanzare delle forze di centrodestra?

Io non lo definirei un governo dei diritti. È vero che sono stati fatti alcuni passi in avanti dal punto di vista dei diritti sociali, ma c’era la necessità di una legislatura che mettesse mano a una riconquista dei diritti sociali e civili a 360 grandi. Una cosa che il PD non sarebbe mai stato in grado di fare, semplicemente perché non è espressione di quei bisogni. I diritti sociali sono il grido di un popolo al quale il Partito Democratico non guarda, quindi per loro era impossibile procedere in questo senso. I tentennamenti sullo Ius Soli dimostrano che c’è bisogno di un nuovo modo di interpretare la sinistra e che crediamo di rappresentare noi. Ormai è tutto in pericolo, ora che hanno vinto forze che non riconoscono molte di quelle riforme. Il discorso, però, è molto più ampio e tocca i diritti dei lavoratori e della lavoratrici, i diritti di chi vuole andare in pensione e non può farlo, i diritti di chi cerca di entrare nel mondo del lavoro e non ci riesce. Credo che sia arrivato il momento di ridare un senso alle parole: il PD di Renzi, ma anche quello di Bersani e di D’Alema, non è sinistra perché è una forza nata sull’idea della terza via blairiana-clintoniana che ha rotto con la nostra tradizione politica e ideologica.

Una delle vostre lotte principali in campagna elettorale ha riguarda il tema della povertà, parzialmente condiviso dal M5S che ha fatto del reddito di cittadinanza il suo cavallo di battaglia. Voi come vi ponete rispetto a questa proposta dei 5 stelle?

La proposta del Movimento 5 Stelle è diversa dalla nostra, che lega la possibilità di accedere al reddito a tutta una serie di questioni. Noi proponevamo misure sul lavoro un po’ più complesse, alle quali si affiancavano il salario minimo e la riduzione dell’orario lavorativo. La nostra è un’idea vera di riforma del lavoro e non una proposta monca come è stata intesa in questi ultimi anni dalla politica nazionale: una serie di misure che prese singolarmente non sono efficaci ma che viste in una prospettiva d’insieme possono realmente cambiare gli equilibri, creando occupazione nuova e buona.

Uno sguardo al futuro. L’anno prossimo si vota a Bari: Potere al Popolo ci sarà?

Potere al Popolo si sta strutturando in tutta Italia; un percorso che intraprenderemo già con l’assemblea nazionale del 18 marzo a Roma. PaP farà le scelte che ritiene più giuste in questo periodo e anche oltre. La sfida elettorale non è l’unica che noi abbiamo raccolto, ma non dimentichiamo che la prova del voto è un momento importante al quale non ci vogliamo sottrarre. Saranno i compagni e le compagne di Bari a decidere come affrontare il passaggio elettorale. Tempo al tempo…

Sorgente: Potere al Popolo, a Bari l’assemblea territoriale: «Siamo noi la vera sinistra»

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