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Perché non salta fuori il nome del partito italiano per cui lavorò Cambridge Analytica?

In una intervista a Repubblica la gola profonda della società di Nix conferma: “L’unico paese europeo di cui so per certo che ha lavorato con Cambridge Analytica è l’Italia”. Cosa ha scritto Agi il 18 e il 24 marzo. Salvini categorico all’Agi: “Mai visti né sentiti”

L’unico Paese europeo di cui so per certo che ha lavorato con Cambridge Analytica è l’Italia”. Parola di Christopher Wylie, il ‘whistleblower’ dello scandalo Facebook che in un’intervista concessa a Repubblica conferma quello che Agi ha scritto sin dal primo giorno dello scandalo CA. Esiste un partito italiano con cui la società di Alexander Nix e Steve Bannon ha collaborato. “Ho deciso di parlare perché l’opinione pubblica deve sapere”, ha detto la gola profonda con i capelli rossi e l’orecchino al naso, reso famoso dal New York Times e il Guardian, i due quotidiani che insieme all’Observer sabato 17 marzo hanno rivelato al mondo il più grande uso illegittimo e a fini politici di dati personali di 50 milioni di account Facebook.

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 Afp
  Alexander Nix, Ceo di Cambridge Analytica

“Ricordo vari progetti in Europa – dice Wylie a Repubblica – so che hanno fatto qualcosa anche in Italia, anzi l’Italia è l’unico di cui so con certezza, ma non rammento per quali partiti. Io mi occupavo dell’America, non sono stato direttamente coinvolto nel vostro Paese”. E ancora, alla domanda dell’inviato sulla presenza di italiani dentro Cambridge Analytica: “Ce ne era uno. Non lavorava direttamente per Cambridge Analytica: era il collegamento con l’Italia. Ma non so come si chiamava”.

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Era stata l’Agi a scrivere per prima dell’esistenza di un partito italiano che aveva collaborato con CA. Il 17 marzo, il giorno dopo lo scoop di NYT e Guardian, il primo articolo dell’inchiesta del direttore, Riccardo Luna: “C’è un partito italiano che ha lavorato con Cambridge Analytica. Qual è? Quella che fino a qualche giorno fa poteva essere solo una curiosità, diventa una domanda fondamentale dopo l’inchiesta condotta dal New York Timese dal Guardian che ha svelato come Cambridge Analytica abbia ottenuto in maniera scorretta i profili Facebook di circa 50 milioni di elettori americani per utilizzarli a fini elettorali.

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 Steve Bannon (Afp)

Cambridge Analytica è la società che ha lavorato per Donald Trump nella corsa alla Casa Bianca. Fondata nel 2013, Cambridge Analytica è stata creata con l’obiettivo di supportare le campagne elettorali utilizzando una profilazione molto precisa degli elettori a partire dai loro dati Facebook. Ma c’è un dettaglio importante: nelle sfide elettorali gioca sempre dalla stessa parte del campo, quella dei populisti. Oltre alla campagna di  Trump, è stata coinvolta nel referendum britannico della Brexit e nella corsa all’Eliseo di Marine Le Pen. Sul sito web, dove si citano oltre cento campagne elettorali in cinque continenti in 25 anni, a dispetto del fatto che è stata fondata appena 5 anni fa, tra le pratiche di successo è in evidenza l’Italia. “Nel 2012”, si legge, “CA ha realizzato un progetto per un partito italiano che stava rinascendo e che aveva avuto successo per l’ultima volta negli anni ‘80”. Usando – prosegue la nota – l’Analisi della Audience Target, CA ha rimesso gli attuali e i passati membri del partito assieme con i potenziali simpatizzanti per sviluppare una riorganizzazione della strategia che soddisfaceva i bisogni di entrambi i gruppi. La struttura organizzativa moderna e flessibile che è risultata dal lavoro di CA ha suggerito riforme che hanno consentito al partito di ottenere risultati molto superiori alle aspettative in un momento di grande turbolenza politica in Italia”. Di chi stiamo parlando? Per capirlo, occorre fare un passo indietro e ricostruire l’intera storia”.

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 Afp
 Alexander Nix, Ceo di Cambridge Analytica

Lo stesso giorno era stata La Stampa a riprendere il passaggio sull’Italia: “Uno scandalo che potrebbe allargarsi presto anche all’Italia, perché l’azienda guidata dal britannico Alexander Nix ha lavorato nel nostro Paese nel 2012, e probabilmente anche durante le elezioni del 4 marzo”.

Leggi anche: Cambridge Analytica, cercando il partito italiano siamo finiti in Russia. Perché?

Un passaggio che per ora non ha trovato grande interesse tra i media italiani, anche se alcuni indizi potevano far pensare che quel partito italiano fosse la Lega. Agi è tornata sull’argomento il 24 marzo, con il terzo capitolo dell’inchiesta, nel quale si raccontava di un incontro a Milano l’8 marzo 2018, 4 giorni dopo le elezioni, tra Matteo Salvini e Steve Bannon, ex consigliere strategico di Donald Trump, già a capo di CA di cui fu tra i fondatori nel 2013 isieme a Nix e a Robert Mercer. “Alla fine, nella ricerca di quale sia il partito italiano di Cambridge Analytica, siamo finiti a Milano, una mattina di marzo, in una saletta anonima di un centro dove affittano uffici ad ore: da una parte il nuovo leader del centro destra italiano con una scioccante giacca arancione, dall’altro l’ideologo mondiale del populismo con una camicia bianca button-down sopra una polo blu. È questa la prova che è la Lega il partito di Cambridge Analytica? No. E anche se lo fosse va detto subito, per onestà intellettuale, che non significherebbe automaticamente una colpa: un conto è aver usufruito dei servizi di Alexander Nix (prostitute ucraine nel letto degli avversari e abuso dei dati social degli elettorali, per fare due esempi); un altro aver avuto una consulenza per gestire meglio il rapporto con il digitiale”.

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AFP
Salvini Bannon (AFP)

La nostra inchiesta si è conclusa con una battuta dello stesso Matteo Salvini. “Sembra di poter escludere che nel 2012 Cambridge Analytica, o una sua parente prossima, abbia lavorato per la Lega di Maroni. E per quella di Salvini dopo? A parte che se così fosse vorrebbe dire che la dichiarazione sul sito web di CA è falsa – il che però vista la levatura morale di certi personaggi è tutt’altro che da escludere. A parte ciò Salvini è categorico nel negare qualunque contatto con la società britannica: “Mai visti né sentiti”. Il leader della Lega, per rinforzare questa tesi, ne fa anche una questione di soldi: “Ma avete visto quanto li hanno pagati per la campagna di Trump. Noi non abbiamo un euro, come è noto, e abbiamo fatto tutta la campagna elettorale in autofinanziamento, con raccolte fondi e chiedendo ai candidati di investire i loro soldi”.

Ancora: “L’ultimo indizio a cadere, per ora, riguarda la pista russa. Avevamo già parlato delle tante strade che da Cambridge Analytica portano a Mosca e a San Pietroburgo. Una in realtà porta a Praga da dove una banca russa ha erogato un prestito – che non risulta essere mai stato restituito – da quasi 10 milioni di euro al Fronte Nazionale di Marine Le Pen qualche mese dopo il suo riconoscimento dell’annessione della Crimea da parte della Russia (anche se la leader del FN nega che ci sia un collegamento diretto fra i due episodi).

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 Vista
Matteo Salvini

Bene, la Lega sulla Russia e la Crimea ha una posizione molto simile. E da due anni prima che Salvini andasse in Russia, il 6 marzo 2017, a siglare una intesa con il partito Russia Unita, che sostiene Vladimir Putin, a Mosca si rincorrono voci della richiesta – respinta – di un analogo finanziamento da parte della Lega. Salvini è categorico: “Mai chiesto e mai ottenuto nulla”.

Ora forse le parole di Christopher Wylie a Repubblica riaccenderanno i riflettori. Se non è la Lega, qual è il partito che si è avvalso dei servizi e degli algoritmi degli ingegneri di CA? E quando, con quali obiettivi?

Sorgente: Perché non salta fuori il nome del partito italiano per cui lavorò Cambridge Analytica?

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