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Nazioni Unite – L’Italia deve riconsiderare il protocollo contro le fake news | Vocidallestero

Anche le Nazioni Unite confermano che la lotta governativa contro le fake news altro non è che un tentativo di reprimere la libertà di opinione ed espressione.

Arriva la conferma di quanto molti sospettano: la campagna di stampa e la lotta governativa contro le fake news altro non sono che un tentativo – nemmeno troppo dissimulato – di reprimere la libertà di opinione ed espressione. In una recente comunicazione, pubblicata sul sito dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, David Kaye, Investigatore Speciale delle Nazioni Unite per la promozione e difesa del diritto alla libertà di parola ed espressione, invita il Governo Italiano a rivedere il relativo protocollo “bottone rosso” che – più che un servizio ai cittadini – sembra il paradiso di tutti i censori e i delatori.

 

 

Di David Kaye, 20 marzo 2018

 

 

Eccellenza,

 

Ho l’onore di contattarvi nella mia veste di Investigatore Speciale per la promozione e difesa del diritto alla libertà di opinione ed espressione, a seguito della risoluzione 34/18 del Consiglio dei Diritti Umani.

 

In questa occasione, vorrei portare all’attenzione del Governo di Vostra Eccellenza le informazioni che ho ricevuto riguardo il protocollo operativo “bottone rosso” per la “lotta contro la diffusione di Fake News attraverso il Web” (da qui in poi “il protocollo”), annunciato il 18 gennaio 2018.

 

Secondo le informazioni che ho ricevuto:

 

A seguito della campagna per il referendum costituzionale alla fine del 2016, gli attori politici italiani e i politici hanno cominciato a invocare nuove norme per affrontare la proliferazione di “fake news” online.

 

Il 15 febbraio 2017, un membro del Parlamento ha proposto una legge che introduceva multe e sanzioni penali per chiunque pubblichi o diffonda notizie “false, esagerate o tendenziose” online. Il disegno di legge non è stato approvato dal Parlamento.

 

Il 18 gennaio 2018, il Ministero degli Interni (Marco Minniti, NdVdE) ha introdotto il “Protocollo Operativo per la Lotta contro la Diffusione delle Fake News attraverso il Web in Occasione della Campagna Elettorale per le Elezioni Politiche del 2018”. Le elezioni erano previste per il 4 marzo 2018.

 

Il protocollo ha introdotto un servizio di reportistica “bottone rosso” con il quale gli utenti “possono indicare l’esistenza di una rete di contenuti qualificabili come fake news” (“il portale”). La Polizia Postale, una branca della Polizia Statale Italiana che indaga sui crimini online, ha avuto il compito di controllare questi report e agire di conseguenza.

 

Il comunicato stampa del Ministero degli Interni riporta che il servizio è atto a  “diffondere viralmente” le contro-narrazioni  istituzionali, così che i cittadini possano beneficiare di una descrizione dei fatti più completa e riprendere possesso della “libertà di scelta che è stata loro negata da informazioni volutamente false o parziali”. Il comunicato stampa ha anche sottolineato l’urgenza di questi interventi a causa delle imminenti elezioni.

 

Il comunicato stampa riporta inoltre che il portale dovrebbe permettere agli utenti di avvantaggiarsi di una “interfaccia web immediata e semplice, senza particolari procedure di registrazione per indicare l’esistenza di una rete di contenuti qualificabili come fake news”.

 

Il Processo per inoltrare e controllare le lamentele riguardo le “fake news”

 

Il portale permetterà agli utenti di indicare link o indirizzi web, link a social network (se trovano il contenuto su una piattaforma di un social network), e altre informazioni nel campo “note”. Il portale richiederà inoltre agli utenti di inserire il proprio indirizzo e-mail.

 

La Polizia Postale provvederà poi a controllare quanto ricevuto con l’intento di “indirizzare la successiva attività” ai contenuti che sono “manifestamente infondati e tendenziosi” o ”apertamente diffamatori”. Effettueranno “approfondite analisi, attraverso l’impiego di tecniche e software specifici […] che permettano di qualificare, con la massima certezza consentita, la notizia come fake news (presenza di smentite ufficiali, falsità del contenuto già comprovata da fonti obiettive; provenienza della presunta fake da fonti non accreditate o certificate ecc.)”.

 

Inoltre la Polizia Postale raccoglierà informazioni in maniera indipendente, “al fine di individuare precocemente la diffusione in rete di notizie marcatamente caratterizzate da infondatezza e tendenziosità, ovvero apertamente diffamatorie”.

 

Dopo aver controllato le informazioni, le autorità intraprenderanno un’azione legale se decideranno che il contenuto è fuori legge. Nei casi in cui il contenuto è ritenuto falso o fuorviante, ma non illegale, le autorità pubblicheranno le smentite pubbliche.

 

Reati Applicabili ai sensi del Codice Penale italiano

 

L’articolo 595 del Codice Penale Italiano definisce la diffamazione come “offendere la reputazione di una persona assente attraverso comunicazioni con terzi”, e la punisce con pene che vanno fino a un anno di reclusione. “Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è la reclusione fino a due anni, ovvero una multa fino a 2.065 euro. Se l’offesa è commessa a mezzo stampa, o comunque con un atto pubblico, “la pena è la reclusione da sei mesi a tre anni o una multa non inferiore a 516 euro”. L’articolo 595 prevede anche un aumento delle pene se la diffamazione avviene contro funzionari pubblici.

 

L’articolo 278 del Codice impone l’aumento della pena di reclusione da uno a cinque anni per la diffamazione del Capo dello Stato (o Presidente).

Secondo un rapporto dell’ottobre 2016, in Italia ogni anno vengono presentate più di 5.000 denunce per diffamazione. Nel 2015, i giudici hanno condannato 475 giornalisti per diffamazione, con 320 condannati a una multa e 155 a un provvedimento di reclusione.

 

Prima di sottolineare ulteriori preoccupazioni riguardo al protocollo, vorrei notare che l’articolo 19 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (ICCPR), ratificato dall’Italia il 15 settembre 1978, protegge il diritto di ognuno ad avere un’opinione senza interferenze e di cercare, ricevere e impartire informazioni e idee di qualsiasi tipo, a prescindere dalle frontiere e attraverso qualsiasi media. Il Comitato per i Diritti Umani ha sottolineato che “la libera comunicazione di informazioni e di idee riguardo questioni pubbliche e politiche tra cittadini, candidati e rappresentanti eletti è essenziale. Ciò implica una stampa libera e altri media capaci di commentare riguardo a questioni pubbliche e di informare la pubblica opinione senza censure o restrizioni. Inoltre, la normativa internazionale sui diritti umani prevede la responsabilità da parte degli Stati di assicurare un ambiente nel quale un vasto ventaglio di opinioni e idee politiche possa essere liberamente e apertamente espresso e dibattuto. La libertà di espressione include anche la diffusione delle convinzioni e opinioni di ognuno con altri che potrebbero avere opinioni diverse. Nella Dichiarazione Congiunta sulla Libertà di Espressione e “Fake News”, Disinformazione e Propaganda, il mio mandato – insieme ad altri esperti regionali di libertà di espressione – sottolinea che “il diritto umano di diffondere informazioni e idee non è limitato a dichiarazioni ‘corrette’, e protegge informazioni e idee che potrebbero scioccare, offendere e disturbare”.

 

Ai sensi dell’articolo 19 dell’ICCPR, le restrizioni al diritto alla libertà di espressione devono essere “previste dalla legge” e necessarie per “i diritti o la reputazione di altri” o “per la protezione della sicurezza nazionale o dell’ordine pubblico, o della salute e morale pubblica”. Le possibili restrizioni su internet sono le stesse di quelle offline (A/HRC/17/27).

 

Per soddisfare i requisiti di legalità, non è sufficiente che le restrizioni alla libertà di espressione siano formalmente emanate come leggi o regolamenti nazionali. Le restrizioni devono anche essere sufficientemente chiare, accessibili e prevedibili (CCPR/C/GC/34).

 

Il requisito di necessità implica una valutazione della proporzionalità delle restrizioni, allo scopo di assicurare che le restrizioni “puntino a uno specifico obiettivo e non si intromettano indebitamente nei diritti delle persone interessate”. La conseguente interferenza coi i diritti di terzi deve anche essere limitata e giustificata nell’interesse difeso dall’intrusione (A/HRC/29/32). Infine, le restrizioni devono essere “lo strumento meno intrusivo tra quelli che possono ottenere il risultato desiderato (CCPR/C/GC/34). Il Comitato per i Diritti Umani ha sottolineato che, nel valutare la proporzionalità, il “valore assegnato dal Patto per la libertà di espressione è particolarmente elevato nel caso di dibattiti pubblici in una società democratica riguardo a figure appartenenti al campo pubblico e politico”.

 

Alla luce di questi standard, la Dichiarazione Congiunta sulla Libertà di Espressione e le “Fake News” ha concluso che “le proibizioni generali sulla diffusione delle informazioni basate su idee vaghe o ambigue, incluse le “notizie false” o “informazioni non obiettive” sono incompatibili e dovrebbero essere abolite (grassetto del traduttore, NdVdE).

 

Infine, il Comitato per i Diritti Umani ha esortato gli Stati a “considerare una depenalizzazione della diffamazione” e ha detto che, in ogni caso, “l’applicazione della legge penale dovrebbe essere prevista solo nei casi più gravi e la detenzione non è mai una punizione appropriata”. Il Comitato sottolinea che tutte le leggi sulla diffamazione, “in particolare le leggi penali sulla diffamazione, dovrebbero includere  difese come la difesa della verità, e non essere applicate alle forme di espressione che non sono, per loro natura, assoggettabili a verifica. In ogni caso, l’interesse pubblico alla critica dovrebbe essere riconosciuto come una difesa”(CCPR/CGC/34).

 

Vorrei anche portare all’attenzione del Governo di sua Eccellenza le osservazioni conclusive del Comitato per i Diritti Umani riguardo all’Italia, che esorta il Governo di sua Eccellenza a limitare le  sanzioni per diffamazione (ai sensi dell’articolo 595 del codice penale italiano e dell’articolo 13 della legge della stampa) per assicurare che non esercitino un effetto negativo sulla libertà di opinione e espressione e sul diritto all’informazione (CCPR/C/ITA/CO/6). Il Comitato ha inoltre esortato la sua Eccellenza Governativa ad assicurare che le cause di diffamazione non vengano usate come strumento per limitare la libertà di espressione al di là delle restrizioni permesse dall’articolo 19 dell’ICCPR. L’effetto aggregato di queste leggi insieme all’introduzione di un portale potrebbe avere un effetto fortemente limitativo sull’esercizio del diritto alla libertà di espressione, dato che il portale potrebbe funzionare come uno strumento di raccolta di denunce penali. Un’altra preoccupazione viene espressa per il fatto che le persone ritenute colpevoli di diffamazione di funzionari pubblici italiani, incluso il Capo dello Stato, potrebbero incorrere in sanzioni molto più severe di quelli che diffamano altre persone.

 

Il testo integrale degli strumenti e standard sui diritti umani citati sopra si può trovare su www.ohchr.org e può essere reso disponibile a richiesta.

 

Sulla base di quanto sopra, esprimo la preoccupazione che il Protocollo sia incompatibile con gli standard previsti dalla legge internazionale sui diritti umani. Anche se rispetto l’interesse del Governo di Sua Eccellenza ad assicurare l’integrità del processo elettorale del Paese, temo che le restrizioni sulle “fake news” stabilite dal Protocollo siano incoerenti con i criteri di legalità, necessità e proporzionalità ai sensi dell’articolo 19 dell’ICCPR.

 

Il Protocollo si prefigge di combattere “notizie manifestamente infondate e parziali, o di contenuto apertamente diffamatorio” – questi termini non sono definiti e perciò alimentano preoccupazioni di indeterminatezza.

 

Anche se il Governo di Vostra Eccellenza ha indicato alcuni fattori che verranno presi in considerazione nel controllare la falsità dei contenuti inoltrati al portale, questi non risolvono l’ambiguità riguardo allo scopo del contenuto delle notizie che può essere inoltrato ed elaborato dal Protocollo. Inoltre, il Protocollo legherebbe il controllo delle “fake news” alle leggi penali contro la diffamazione, il che impone pene significative “per aver macchiato la reputazione di una persona assente attraverso la comunicazione”. Esprimo la preoccupazione che questo darà una enorme discrezione al Governo di perseguitare affermazioni critiche nei confronti di figure pubbliche e politiche.

 

La mancanza di chiarezza riguardo al metodo di funzionamento del Protocollo, insieme alla minaccia di sanzioni penali, crea il pericolo che il Governo di sua Eccellenza diventerà arbitro della verità nel dibattito pubblico e politico. Di conseguenza, esprimo la preoccupazione che il Protocollo possa sopprimere sproporzionatamente un ampio spettro di comportamenti espressivi, essenziali ad una società democratica, tra cui la critica al governo, la segnalazione di notizie, le campagne politiche e l’espressione di opinioni impopolari, controverse o di minoranza.

 

Alla luce di queste preoccupazioni, raccomando caldamente al Governo di vostra Eccellenza di prendere in considerazione misure alternative, come ad esempio la promozione di meccanismi indipendenti di fact-checking, di supporto pubblico a strumenti di comunicazione pubblici, indipendenti, vari e adeguati, la promozione dell’istruzione pubblica e della lettura dei media, che sono stati riconosciuti come mezzi meno invasivi per affrontare la disinformazione e la propaganda.

 

Dal momento che è mia responsabilità, secondo il mandato ricevuto dal Consiglio per i Diritti Umani, cercare di chiarire tutti i casi portati alla mia attenzione, sarei grato per qualsiasi informazione o commento doveste avere in proposito.

 

Infine, vorremmo informare il Governo di sua Eccellenza, che questa comunicazione, in quanto commento di leggi, regole o politiche recentemente approvate o in fase di approvazione, verrà resa disponibile al pubblico e pubblicata sulla pagine del sito web del mandato dell’Investigatore Speciale sul diritto di libertà di espressione a questo indirizzo:

 

http://www.ohchr.org/EN/Issues/FreedomOpinion/Pages/LegislationAndPolicy.aspx.

 

La risposta del Governo di Vostra Eccellenza sarà resa disponibile sulla stessa pagine web e in un rapporto da presentare al Consiglio dei Diritti Umani per le sue considerazioni.

 

Vogliate accettare, Eccellenza, l’assicurazione della mia più alta considerazione.

 

David Kaye

 

Sorgente: Nazioni Unite – L’Italia deve riconsiderare il protocollo contro le fake news | Vocidallestero

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