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Mafia,Sinistra Dc, Pds e Berlusconi. Promemoria per il 4 marzo. Intervista a Gaspare Mutolo 

Manca poco alle elezioni. Indecisi? Penso proprio di no. Ma è meglio ricordarvi una cosa. L’Italia si è ammalata da una ventina di anni a questa parte di una grave patologia: l’incapacità di ricordare, cosa diversa dal dimenticare. L”Italia, è vero, oramai si è ridotta alla mera di somma di popoli tanto diversi quanto rincoglioniti: omosessuali che si ”attivano” per moda o per Induzione televisiva; razzisti, fascisti e nazisti dediti a tossicodipendenze e rapporti con

 transessuali; comunisti che ritengono Lenin o Marx troppo di destra o simili a Mussolini nel pensiero e nella retorica, ecc…

Tutto questo è avvenuto grazie alla martellante propaganda diffusa dalle televisioni di Berlusconi, che dagli anni ’90 ad oggi ha liquefatto ogni definizioni di termini, ideologie e di identità.

Cercherò tuttavia di lenire sensibilmente questa discapacità, riportandovi ad un’intervista da me eseguita al collaboratore di giustizia Gaspare Mutolo, ex miglior amico di Totò Riina, nonché primo miliziano di Cosa Nostra che riferì sia a Falcone, che successivamente a Borsellino, i nomi di giudici ed appartenenti di servizi segreti collusi con gli apparati mafiosi; gli stessi servizi che condannarono a morte Falcone, Borsellino e che servirono la causa di una parte della politica democristiani, del Pds e dei gruppi di interesse anglo-atlantici.

Cui prodest?

Prima di introdurvi direttamente alla mia intervista, vorrei sottolinearvi un aspetto di fondamentale importanza: non tutto è come sembra, e la somma delle componenti di un evento, di una realtà o di una visione è sempre qualcosa che vale molto più della somma delle sue parti.

All’epoca della delegittimazione(più che dovuta) dei partiti tradizionale da parte di Mani Pulite, venne sancita la totale distruzione di due partiti all’epoca nevralgici: il Partito Socialista e, soprattutto, della Democrazia Cristiana.

L’unica corrente non toccata dalle indagini dei pm di Milano risultò essere la sinistra Democristiana la cui maggiore espressione si incarnò nei trascorsi con la conglomerata avellinese che ebbe come leader Ciriciaco De Mita e che passò alle cronache con la denominazione di ”clan degli avellinesi”.

Stesso trattamento subì il Pci.

Pds e Cosa Nostra

Politicamente, il Partito Comunista non venne affatto scalfito dalle inchieste di Mani Pulite e sopravvisse politicamente seppur con qualche deficienza.

Con il crollo del muro di Berlino, tuttavia, si impose un cambio radicale della vecchia monolitica ideologia e una trasformazione in senso socialdemocratica-europeo dell’intero apparato. Fu in quell’occasione che l’ala migliorista del partito, quella ”liberale” per intenderci, con a capo Giorgio Napolitano e Achille Occhetto divenne promotrice dell’epocale cambiamento. Venne varato e approvato il cambio del nome, la svolta in senso liberale e le nuove linee programmatiche di partito.

Saranno quelli gli anni di formazione dei futuri Minniti, Veltroni e D’Alema che riuscirono a portare al governo non un partito di sinistra, ma di centro sinistra, privo di identità, liberale e atlantico. Un partitino, insomma, che nulla aveva di comunista, se non il passato e la sua irripetibile storia.

Ma entriamo nello specifico

Ciriaco De Mita, l’innomitato politico degli anni del ”Partito Trasversale”, torna oggi alla ribalta per esser stato più volte nominato nel mero pour parler di un infiltrato di Fan Page riguardo un’inchiesta collegata a tangenti e allo smaltimento illegale di rifiuti.

Nell’ultima e delicata indagine della testata partenopea, De Mita non risulta collegato in alcun modo ad alcun tipo di scandalo di rilevanti dimensioni. Nell’affare è implicato il suo braccio destro, Rory Oliviero.

Per quanto riguarda il Pds, Giorgio Napolitano, emerito presidente della Repubblica, denominato da ”Il Fatto Quotidiano” come ”Re Giorgio”, si è reso colpevole di aver distrutto intercettazioni che riguardavano importantissimi colloqui tra l’emerito Presidente e Nicola Mancino, ipotetico terminale della trattativa tra lo stato e Cosa Nostra.

Cosa c’entrano loro due con le nostre elezioni?

Molti degli attuali membri del Parlamento appartengono alle allora fila minori delle rimanenze partitiche. I vari Minniti, i vari D’Alema, i vari Berlusconi provengono dall’ultimo gradino gerarchico di quella melma di pseudo politici che a lungo si è nascosta dietro l’ombra dei giganti e da cui si è nutrita servendosi delle briciole dei compromessi, delle tangenti, degli attentati ai magistrati, dei fanghi nucleari spalmati in mezzo Sud Italia e dei vari messaggi di collaborazione distensiva inviati a Cosa Nostra nelle ultime campagne elettorali(Renzi e Berlusconi che vogliono costruire il famose ponte sullo stretto di Messina).

Una lettura politica per capire la vera origine e il vero sviluppo della trattativa stato-mafia

Caduto il muro di Berlino, ed inaugurata la famosa guerra tra stato e mafia/servizi atlantici, la convergenza della sinistra Dc si è manifestata con immediata spontaneità ed immancabile sciaguratezza. Lo stesso è accaduto per il Pci.

Ora voi vi chiederete: ”Sulla base di quali prove fondi le tue gravi accuse?”

Vi è un indiscutibile collegamento di fatti, e non di opinioni, che approfondirò in relativa sede(ammesso mai che trovi un editore). Scopo di tale lavoro sarà evidenziare le imbarazzanti convergenze degli apparati dello stato, dei partiti e delle rispettive correnti in una gara di sopravvivenza e di parassitismi istituzionali, volti all’accettazione verso organismi che vanno ben al di là dell’immaginabile filo massonico che legava la P2 all’amministrazione statunitense, nonché alle più generali strategie anticomuniste di guerriglia rivoluzionaria. Per ora, ci baseremo sul collegamento di fatti e non di opinioni che ci preme evidenziare in questo articolo.

Il nemico del mio nemico

Chi meglio della sinistra Dc, uscita praticamente illesa dalle inchieste di Mani Pulite, avrebbe potuto attivare i dovuti meccanismi per frenare le mire espansionistiche di Cosa Nostra?

Da sempre la Dc è stata il referente anticomunista della mafia siciliana con Giulio Andreotti come suo interlocutore privilegiato. La caduta del muro di Berlino segnò tuttavia la morte politica del ”Divo” Giulio che privato di ogni appoggio atlantico non ebbe più quel suo supporto d’oltreoceano: la cosiddetta ”manina atlantica”(seppur contò per lungo tempo di servizi non ben definiti gravitanti nella sua orbita).

Chi dunque meglio della sinistra Dc avrebbe potuto gestire tale ”accordo”? Naturalmente i post comunisti rimasero pur sempre comunisti nella percezione popolare, persino in quella di Cosa Nostra. Tra loro e i democristiani sarebbero stati scelti certamente i democristiani. E se volessimo considerare oltre il consueto pregiudizio, c’è da ricordare che il ”magnagreco” intellettuale dell’Irpinia, sempre attento all’evoluzione del Pci ed alle timide possibilità di apertura nei suoi confronti, ebbe gioco libero nel trattare sia da un lato che dall’altro della barricata, fortificando in tal modo la naturale predisposizione ideologica di mediazione tra due mondi antitetici, giustapposti ma complementari.

L’ideologia della sinistra Dc, al di là dei possibile intermediari(lo stabilirà la magistratura), si prestò dunque come la più idonea per soddisfare:

a)la pretesa di nuovi referenti politici per Cosa Nostra;

b) la possibilità d’intesa e di formazione di un nuovo governo per rimpiazzare il vuoto generato da Mani Pulite;

c) l’eventualità di garantire la sopravvivenza della prima Repubblica, della sua storia e della sua eredità (scenari questi che si realizzeranno appieno dopo l’inaspettata parabola Berlusconi e la sua intromissione nella scenario nazionale).

Siamo giunti così alle trattative del Ros con Mori e De Donno avallate da Mannino nonché allo ”strano” attacco dei membri del Pds nei riguardi del superdecreto varato da Martelli, Falcone e Scotti.

Si tratta solo di incompetenza politica? Non si sa ancora con precisione.Tuttavia, il Pds scelse appositamente la strada dello scontro.

Ricapitoliamo:

Siamo passati dagli anni ’80, predominio Dc, di Forlani e Andreotti, all’omicidio Lima, anni ’90, dove avvenne la trattativa su richiesta della Sinistra Dc, e dove, a seguito della caduta del muro di Berlino, venne sancita la morte politica di Andreotti, ovvero il ritiro dell’appoggio della ”manina” americana.

Successivamente, avvenne da parte della Sinistra Dc l’insolito e spudorato utilizzo del Ros come servizio personale,

con Mannino che si attivò attraverso il capitano Mori e De Donno per sondare, tramite Don Vito Cincimino, gli umori dell’ala moderata di Cosa Nostra incarnata da Bernardo Provenzano, mentre dall’altro lato ci fu un Andreotti rimasto, fino all’ultimo (come sempre), incerto nei comportamenti e nell’azione.

Saranno Claudio Martelli e Giovanni Falcone ad elaborare, insieme al contributo secondario del ministro dell’Interno Scotti, il super decreto antimafia. Nel frattempo, i post comunisti decideranno di scagliarsi inspiegabilmente contro il super decreto, il 41-bis, e le misure di prevenzione in esso contenute, dimenticando il loro passato di lotta alla criminalità, di rivoluzione e di tutela della magistratura.

Nel frattempo, vengono ignorate le misure di prevenzioni nei riguardi di Falcone e Borsellino. La Dc Andreottiana, attraverso strani quotidiani collegati ai loro servizi segreti, inizia a diffondere allarmi su presunti attentati, stragi e bombe. Una parte del Pds si attiverà con interrogazioni parlamentari per scoprire quanto sta succedendo, a riprova del fatto che non tutto il partito è consapevole di quanto sta accadendo.

Tutto terminerà il 19 luglio 1992 con l’uccisione di Paolo Borsellino. Tutto, anche l’ostilità del capo procuratore di Palermo Giammanco nei confronti dei giudici eroi, anche la delegittimazione portata avanti dal Pds, anche le ”sviste” dei Ros collegati alla sinistra Dc, e anche l’utilizzo di alcuni servizi quasi certamente Andreottiani nella strage di via D’Amelio(che pare continueranno il loro ‘supporto’ negli attentati al patrimonio artistico).

Il quadro è sconcertante

Sia da una parte che dall’altra assistiamo ad una diretta intenzione di voler sacrificare Falcone e Borsellino. L’omicidio dei due magistrati verrà paragonato dall’amabasciatore americano Peter Sechia a quello di Moro, e non a caso.

Falcone e Borsellino, in virtù di una forza nazionale e di interessi internazionali, ”dovevano morire” necessariamente. E le consecutive bombe a san Giorgio al Velabro e a san Giovanni in Laterano (Napolitano e Spadolini) fecero ben intendere come vi sia stata una comune ricerca di raggiungere quanto prima, con l’ausilio delle forze italiane, l’obiettivo delle due stragi.

La situazione attuale

Berlusconi, che fu appoggiato nel suo cursus politico da Andreotti, nonostante l’onnipresenza dell’atlantico e misterioso cospiratore Letta, ha fatto sponda ai tanti D’Alema, Bersani, Casini e Bonino, ”quaquaraqua” della politica che mai hanno saputo scalare e guadagnarsi darwinianamente i meriti politici e meritocratici della competizione elettorale. Questi esseri apolitici hanno saputo solamente approfittare della destabilizzazione operata da non ben definiti agenti collusi con un’ingerenza internazionale di difficile definizione e del vuoto partitico creatosi a seguito della caduta del muro di Berlino.

Vi lascio alla mia parziale intervista

Chris Barati

Intervista a Gaspare Mutolo

13 Gennaio 2018

Quali erano i referenti che avevate all’epoca? Erano solo democristiani? O meglio, erano quelli ‘famosi’ della sinistra Dc, che sono assurti alle cronache del nostro tempo, o anche socialisti, comunisti o figure ad essi collegati?

«Allora, senta. Almeno io per quello che ricordo, i primi referenti con i quali i mafiosi avevano più contatto erano della Dc, ma non perché la sinistra non voleva entrare in contatto. Erano i mafiosi che non volevano a che fare con la sinistra perché avevamo l’appoggio della Chiesa, l’appoggio del Governo e quindi le sinistre non ci interessavano proprio. Ma non perché le sinistre non era predisposte. Qualcuno veniva per qualche voto, per qualcosa, ma c’era l’ordine tassativo di non dargli ascolto, poiché non ci servivano e facevano più danni che bene. Questo era il concetto che c’era negli anni ’65-’70.»

In quegli anni com’era la situazione al nord? Se non sbaglio, avevate tentato anche di rapire Berlusconi?

«Allora, io le dico questo. Di quel periodo, citiamo due batterie a Milano. Ci sono quelli della, diciamo, corrente per bene, che sarebbe quella di Badalamenti e Stefano bontande, e quella di Liggio, di Riina. Io faccio parte di quella di Badalemnti e di Stefano Bontade.

Noi già avevamo fatto due sequestri, perché eravamo una quindicina di persone con altri che erano là a Milano e che avevano dei punti vendita di maglieria e botteghe. Già avevamo fatto dei sequestri e ne dovevamo fare un altro, che era già organizzato. Ogni sequestro che si faceva, uno stava 15 giorni, un mese. Poi si saliva e si organizzava. Noi siamo saliti da Palermo, abbiamo organizzato tutto, si prendevano dei magazzini, perché a Milano c’erano tanti magazzini con le cantine, e c’erano i retrobottega, quindi insomma c’era sta facilitudine (tossisce)… Mi scusi.»

No, no. Stia tranquillo.

«E quindi avevamo organizzato tutto e sapevamo che si doveva rapire un costruttore, uno che stava facendo Milano 2, eravamo là già pronti da un momento all’altro e si sapeva pure che questo personaggio andava ogni tanto negli uffici a controllare, e gia c’era tutto pronto, le macchine pronte,  i furgoni pronti.Tutt’assieme, ci fu l’ordine di ritirare, di scendere in Sicilia.

Al tempo, ci voleva un po’ per individuare una persona, perché non se prendeva uno così a caso. La cosa ci è sembrata un pochettino strana perché, insomma, abbiamo speso un sacco di soldi. Dopo abbiamo capito quando subito ci fu Mangano che andò a fare lo stalliere, perché logicamente berlusconi aveva trovato l’aggancio di come salvarsi, per non farsi sequestrare. Ma non solo, fu così intelligente, diciamo, quella presenza di Mangano che nemmeno le altre bande poterono far più nulla. Siccome a Milano c’erano i calabresi, i sardi, c’era anche la banda di Francis Turatello che facevano i sequestri lampo, Mangano era là per dire ”qua ci sono i siciliani, non toccate a questo personaggio.”»

E a Berlusconi chi glielo ha detto? Dell’Utri, Cosa Nostra, è venuto a saperlo da solo?

«Dopo io e Mangano siamo stati in galera assieme, è stata una cosa risaputa. Purtroppo, Berlusconi è un uomo che sa come muoversi.

Berlusconi non è un politico, Berlusconi quando scende in politica scende con un esercito. Non è che scende lui solo. Lui scende con i militari, con gli avvocati, con le guardie.

Quindi l’hanno avvisato?

«L’ha saputo, l’ha capito e subito ha trovato il rimedio. E logicamente questo rimedio è come quando è entrato in politica. A chi si è rivolto? Non si è rivolto ai calabresi, ma principalmente alla mafia. Io questo lo so non perché me l’hanno detto qualcuno, ma perché in quel periodo ascolto delle intercettazione. Il periodo in cui collaboro. E ci sono delle intercettazione in cui si dice di votare per Forza Italia.»

Come con i socialisti?

«Quello è stato quando si è voluto uno spintone con il maxiprocesso perché si perdeva tempo, però guardi il discorso è di Berlusconi.

Ma, guardi. Io sono stato uno che l’ha chiamato il pio Berlusconi, ma non ho niente di personale perché lo ammiro. Cioè, facendo un calcolo tra Berlusconi politico e altri politici, io logicamente provo simpatia per Berlusconi, anche se ci sono quindici-sedici leggi che hanno fatto per Berlusconi. Però, quando entro in campo aveva i migliori avvocati che erano messi tutti nei punti centrali.

Berlusconi altro che massone e P2…»

Per quanto riguarda invece la trattativa Stato Mafia, sarò franco: penso siano stati ambienti imprenditoriali ‘massonici’-finanziari che abbiano avvicinato Riina e spinto a muover guerra contro lo Stato. A guardar bene, questo ceto finanziario-imprenditoriale si è infiltrato nella mafia, nello Stato e nella politica.

Lei pensa che Falcone sia stato ucciso perché aveva scovato, a ritroso, i fili che collegavano le matrice di questi sistemi? E che arrivavano addirittura al commercio della droga e di quello dei rifiuti per finire negli Stati Uniti? Nel merito, sia Cossiga che Rino Formica, parlarono di supervisione dell’Fbi…

«Guardi, la mafia americana e, diciamo, anche se è indipendente ha dei legami di sangue completamente con i siciliani, quindi si può dire che è tutt’una, anche se sono due cose indipendenti. Per esempio, quando la mafia siciliana ha di bisogno, raccomanda una persona agli americani e viceversa.

Certe correnti, infatti, che c’erano in Sicilia, i palermitani, i trapanesi, i calabresi, c’erano in america.

Io, inoltre, le posso dire questo.

Con i soldi che abbiamo guadagnati noi Siciliani, per rispondere ad un’altra domanda, almeno quello che ne so io, non abbiamo mai toccato l’immondizia. Noi avevamo il giro delle sigarette con i napoletani, però mentre noi facevamo le sigarette già i napoletani lavoravano per l’immondizia. Forse per una questione di… territorio, forse perché Napoli è più vicina e la Sicilia più lontana. Tuttavia, noi sentivamo che c’era un grosso traffico dell’immondizia, con le grosse fabbriche che c’erano in Italia e a Napoli. Non so però se i siciliani erano disposti a fare quello che hanno fatto i napoletani, cioè ad avvelenare la terra, perché lei può dire ”ah, perché la droga non l’avete venduta per avvelenare i ragazzi?”

Bhè, la droga si poteva pensare. Mentre l’immondizia era tutta un’altra cosa, perché volutamente avvelenavano le loro terre e perché dopo generazioni future avrebbero pagato le loro conseguenze.

In Sicilia non ho mai sentito parlare di immondizia. Traffici illeciti, sequestri, immondizia mai.

La droga sono stati i siciliani con gli americani. Ci fu il periodo degli anni ’75 fino agli anni ’80-’85, dopo i marsigliesi presero il possesso i siciliani delle raffinazioni. Il traffico mondiale è stato fatto evolvere con i siciliani, quindi i soldi che hanno guadagnati i siciliani con la droga sono stati immensi.»

A livello mondiale?

«A livello mondiale.

Perché si passa dalle sigarette alla droga? Cioè, mentre prima erano tutte sigarette, in Italia appena si conobbe cosa fosse era questa raffinazione vennero dopo personaggi che(perché i soldi portano alle volte alla rovina?), come i francesi, come i marsigliesi, sono diventati ricchi e si sono messi ad amamzzare tra di loro.

Ci fu un certo Gilardi Alberti che ingaggiò certi chimici per raffinare la droga e che quindi sono stati presi in Sicilia, tanto che è stato ucciso addirittura giudice. Dopo questi, che sapevano fare la droga, la sapevano trasformare, hanno imparato dai sicialiani.

Un certo Mannoia, per esempio, ha lavorato con il cugino, uno detto il testone, e sono nate raffinerie tra le più grandi in Europa, che le avevano i corleonesi. A Trapani hanno trovato una raffineria che produceva un sacco.»

Anche lei pensa che qualcuno l’abbia spinto Riina in quel giorno nell’uccisione di Falcone e Borsellino?

«No, no, no. Questo era nella sua mentalità che purtroppo conosco da tanto tempo. Qual era il concetto della mafia? Un personaggio che dava fastidio, tramite la politica, si faceva trasferire. Invece con la mentalità di Riina, ma anche di Liggio, anche se Riina dopo l’ha superato, è che se c’era una persona che dava fastidi, lo dovevano eliminare, perché pensavano che non c’era un altro che lo poteva sostituire. Non pensavano che morendo uno, gli altri lo andavano per vendicare. Loro si sentivano così forti, anche politicamente, perché sapevano come si dovevano muovere.»

Ultima domanda. Cosa pensa che si sarebbe potuto fare per cambiare qualcosa, per impedire la degradazione e la degenerazione di Riina e di Cosa Nostra. Cosa si sarebbe potuto fare che non si è fatto?

«Guarda, l’unica cosa che si poteva fare era quella di ucciderlo. Però oramai Riina era blindato. Cioè, Riina diventò così pericolo non perché si blindò, ma anche perché nel suo giro di personaggi, che aveva di fedeli intorno, a un certo punto, appena qualcuno diventava più importante degli altri, lui lo faceva eliminare perché si preoccupava che gli rubasse il posto. Riina diventa così criminale non perché ha paura di qualche cosa, ma perché ha paura che l’ammazzano. E il motivo è il potere immenso che possiede. Dopo, quello che non ha senso, è quello che ha voluto fare contro lo Stato.»

Sorgente: Mafia,Sinistra Dc, Pds e Berlusconi. Promemoria per il 4 marzo. Intervista a Gaspare Mutolo – Rischio Calcolato | Rischio Calcolato

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