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L’Italia è aggrappata al contante. Siamo terzultimi in Europa per pagamenti cashless

di Biagio Simonetta

Un Paese aggrappato al contante. Schiavo della liquidità che scorre a fiumi senza lasciare tracce. È un po’ questa la fotografia dell’Italia scattata dall’ultimo report dell’Osservatorio Community Cashless Society di The European House – Ambrosetti. Un risultato che cozza violentemente con quanto sta accadendo nei Paesi del Nord Europa, dove il contante sta progressivamente sparendo. E ci pone davanti a problemi già noti, come la tracciabilità del denaro e l’irrefrenabile economia sommersa che sfugge al fisco.

L’Osservatorio ha mappato 85 economie al mondo. E i risultati dicono che l’Italia è il terzultimo Paese in Europa per utilizzo di pagamenti cashless. Ma c’è di più: il contante in circolazione continua ad aumentare ed è tra i valori più alti dell’Eurozona in rapporto col Prodotto interno lordo.

Nel 2017, in Italia, solo il 14% dei pagamenti è stato effettuato in modalità cashless (quindi con carte di pagamento o attraverso strumenti di pagamento digitale). L’86%, invece, è stato effettuato con denaro in contante. Un dato che, come detto, ci posiziona al terz’ultimo posto in Europa, dove la peggior performance appartiene alla Grecia (12% in cashless, 88% in contante), mentre la media Ue porta un rapporto 26%/74%.

Aumenta il contante
Dai numeri dell’Osservatorio emerge anche che l’utilizzo del contante, nel nostro Paese, continua a crescere. Nel solo periodo che va dal 2016 al 2017 è aumentato del 3,8%, passando da 190,4 a 197,7 miliardi di euro. Un aumento che si riflette sul rapporto fra denaro contante e Pil, che nel 2017 arriva a toccare il record storico dell’11,6% (la media Ue è del 10,1%). Una percentuale importante, che paragonata a quella della Svezia (dove il rapporto è all’1,5%) chiarisce in modo inequivocabile la situazione italiana. La peggior performance, tuttavia, appartiene all’Ungheria, dove il rapporto contante/Pil è al 19,2%.

Aumentano i prelievi agli sportelli

Un altro dato molto significativo è quello relativo ai prelievi presso gli Atm. L’Italia è il Paese dove la cifra di denaro prelevato agli sportelli fa registrare la crescita più alta nei 5 paesi europei definiti “big five” (Germania, Regno Unito, Italia, Francia e Spagna). Nel nostro Paese infatti, dal 2008 al 2016, i prelievi sono aumentati dell’8,9%, passando da 97,9 a 193,6 miliardi di euro. Di pari passo, rimaniamo nelle retrovie (quartultimi prima di Grecia, Romania e Bulgaria) per utilizzo di carte di pagamento: nel 2016 sono state 43,1 le transazioni pro-capite effettuate con carta in Italia. In Danimarca e Svezia questa cifra sfiora i 350.

I pagamenti mobile non sfondano
Infine, uno sguardo ai pagamenti attraverso device mobili (i classici pagamenti via smartphone, per intenderci). In questo caso la crescita registrata negli ultimi anni è considerevole: + 48,6% dal 2012 al 2016, con un valore che è passato da 0,8 a 3,9 miliardi di euro. Tuttavia, l’incidenza di questo transato sul totale è ancora irrilevante, con un valore dello 0,05%. L’introduzione della recente normativa Ue chiamata PSD2 potrebbe dare nuovo ossigeno a questo settore. O almeno questa è la speranza.

Sorgente: Il Sole 24 ORE

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